Anemia megaloblastica: conoscerla per sapere come contrastarla

Quando il sangue periferico e il midollo osseo sono caratterizzati dalla presenza di megaloblasti, si ha a che fare con una malattia ematologica che prende il nome di anemia megaloblastica: andiamo a conoscerla meglio con gli specialisti del centro specialistico Biomedic.

Che cosa sono i megaloblasti?

I megaloblasti sono precursori eritroidi di grandi dimensioni nell’eritropoiesi. Quando il loro numero aumenta in modo eccessivo si è in presenza di megaloblastosi, figlia di una sintesi alterata del DNA tipicamente secondaria a una carenza di acido folico o di vitamina B12. Sia l’acido folico che la vitamina B12 servono al corpo umano per produrre i globuli rossi: di conseguenza, nel momento in cui si registra una loro carenza, si verifica un difetto maturativo dei globuli rossi, con il citoplasma in eccesso rispetto al nucleo. È per questo che i megaloblasti finiscono per accumularsi nel midollo osseo, mentre la macrocitosi del sangue periferico fa sì che i globuli rossi abbiano dimensioni maggiori del normale.

Come si diagnostica la malattia?

Per diagnosticare l’anemia megaloblastica è sufficiente un esame del sangue che permetta di valutare diversi indici eritrocitari, tra cui l’MCV, che corrisponde al volume corpuscolare medio degli eritrociti. Il quadro clinico di questa malattia può essere sostenuto da condizioni patologiche acquisite o congenite che presuppongono un difetto di maturazione dei precursori eritroidi a causa del quale la differenziazione terminale degli eritrociti non viene garantita come sarebbe necessario. A seconda della causa, poi, si può scegliere la terapia più adatta: qualora la carenza di acido folico o di vitamina B12 sia alla base del problema è necessario modificare la propria dieta o ricorrere a degli integratori.

Quali sono le caratteristiche dell’anemia megaloblastica?

L’eccesso di megaloblasti nel midollo osseo prende il nome di megaloblastosi, mentre la presenza di macrociti nel sangue periferico è nota con il nome di macrocitosi. In circolo, per altro, possono esserci anche megalociti. L’anemia megaloblastica include, in realtà, diverse malattie che hanno come denominatore comune la presenza nel sangue di macrociti e di megaloblasti: questi ultimi non sono altro che cellule progenitrici dei macrociti immature, mentre i macrociti sono globuli rossi con dimensioni maggiori del normale.

Che cosa sono i globuli rossi e che funzione hanno nel nostro organismo?

I globuli rossi hanno il compito di trasportare dai polmoni ai vari tessuti del nostro organismo l’ossigeno. Si tratta di cellule del sangue con il nucleo schiacciato e la forma di un disco biconcavo. Sono noti anche con il nome di eritrociti: ecco perché quando i globuli rossi hanno dimensioni superiori al normale si parla di megalociti o di macrociti. Viceversa, quando le dimensioni degli eritrociti sono normali, si è in presenza di una situazione di normocitosi.

Perché si manifesta questa malattia?

A seconda del fattore carente da cui dipende il quadro ematologico, ci possono essere anemia da deficit di cobalamina o anemia da carenza di folati. Non è detto, comunque, che la carenza vitaminica non possa essere mista. Il deficit di vitamina B12 e di folati può essere innescato da una dieta vegetariana, dalla malnutrizione o dal consumo eccessivo di alcol. In generale i regimi alimentari non bilanciati o scarsi comportano un apporto modesto di vitamina B12 o di acido folico. Altre volte si può verificare un assorbimento difettoso dovuto a sclerodermia, a ipotiroidismo o a fattori intestinali. Ci sono anche dei farmaci che incidono in tal senso, tra i quali gli inibitori di pompa protonica e il protossido di azoto, che è un antagonista dei folati. Infine, non bisogna dimenticare che le persone in dialisi e le donne in gravidanza devono soddisfare un incremento del fabbisogno di acido folico e modificare la propria alimentazione di conseguenza.

Il centro Biomedic si basa sul ricorso a rimedi naturali in tutti i casi in cui essi consentano di ottenere risultati sicuri e che non comportino pericoli per il benessere dei pazienti. Questo non comporta, in ogni caso, la totale esclusione delle terapie mediche tradizionali. Il concetto chiave è rappresentato da una medicina a 360 gradi, che non distingue tra quella convenzionale e quella alternativa: ciò che conta è mettere a disposizione dei pazienti soluzioni il più possibile efficaci. Sono oltre 30mila i pazienti che hanno già affidato la propria salute agli esperti di Biomedic.



redazione