“Omicidio all’italiana”: una commedia da non perdere firmata Maccio Capatonda

Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, ha diretto una delle commedie italiane più esilaranti e divertenti di sempre. Stiamo parlando di “Omicidio all’italiana”, l’ultima fatica cinematografica dell’ex YouTuber che, dopo il primo deludente tentativo da regista col film “Italiano medio”, impressiona e convince riportando ad una risata piena, ma con retrogusto amaro.

Maccio Capatonda firma regia, soggetto e sceneggiatura della pellicola prodotta dalla Lotus Production e Leone Film Group e distribuita da Medusa Film, dimostrando ampiamente come il suo progetto cinematografico meriti la candidatura al Nastro d’Argento 2017 nella categoria “Miglior commedia”.

Il film è ambientato ad Acitrullo, un paese arretrato di pochi abitanti con l’età media di 70 anni. Ad Acitrullo il progresso tecnologico non è mai arrivato nonostante la contessa Ugalda di Martirio in Cazzati si sia sempre presa la briga di finanziare tutti i progetti. Dopo il totale fallimento dell’ultimo progetto, la contessa decide di non sostenerne più nessuno alcun tipo. La stessa sera, Piero Peluria, sindaco di Acitrullo, e Marino Peluria, il vicesindaco, decidono di scusarsi con la contessa. Entrati in casa si accorgono che la contessa non dà segni di vita. È morta. Da questa tragedia – che sarebbe dovuta essere percepita devastante per il paese – nasce una grande idea nella mente di Pietro Peluria: inventarsi l’omicidio della Contessa e far diventare Acitrullo come Cogne, Avetrana e Garlasco cioè un paese della penisola italiana sottoposto all’attenzione di giornalisti e media per farlo diventare famoso e popolare, incentivare il turismo e trasformare le sorti del paese.

Questi sono solo i primi venti minuti del film perché poi la trama si infittisce, si riempie di nuovi arrivi in paese tra forze dell’ordine che vogliono scoprire la verità sulla morte della Contessa e la conduttrice di “Chi l’acciso”, Donatella Spruzzone, che non ha alcuna intenzione di mollare il caso fin quando non avrà l’esclusiva sull’esito delle indagini e sul nome dell’assassino. Intanto, il paese esce dall’anonimato, diventa un luogo per turisti e desta curiosità a livello nazionale.

sesta

Come ha dichiarato Maccio Capatonda: “Il film si ispira al turismo dell’orrore dell’Isola del Giglio con i turisti che si facevano i selfie sullo sfondo della Concordia naufragata per raccontare come gli spettatori si appassionano con morbosità ai fatti di cronaca nera nello stesso modo in cui si appassionato alle fiction o alle soap”.

Il film attinge da una realtà tutta italiana in cui il dolore affascina a tal punto da renderlo protagonista di trasmissioni televisive, di gite turistiche e di strategie commerciali per incrementare l’ascesa di un paese.

Proprio per questo i personaggi sono così ben delineati, caratteristici e caricaturali all’estremo. Basti pensare al sindaco Peluria ed al fratello, gli unici giovani del paese che scommettono in una realtà difficile da risollevare, o alla conduttrice Donatella Spruzzone per la quale Maccio Capatonda si è ispirato alla criminologa Roberta Bruzzone e alla conduttrice Barbara D’Urso.

Il cast è arricchito non solo dalla capacità attoriale e camaleontica di Maccio Capatonda, coadiuvato dall’amico di avventure cinematografiche di sempre Herbert Ballerina, ma anche da Sabrina Ferilli, magistrale nel ruolo di Donatella Spruzzone, Gigio Morra nel ruolo del commissario Fiutozzi, Lorenza Guerrieri come la contessa Ugalda Martirio in Cazzati, Antonia Truppo in Fabiola Normale e Nino Frassica nel personaggio di Salvatore.

“Omicidio all’italiana” è ambientato in un paese dell’Abruzzo nel borgo alto di Corvara (provincia di Pescara) e in un set ricreato a Chieti e l’idea di un paese dimenticato, ormai quasi disabitato che, d’improvviso, viene sommerso da telecamere e gente di ogni parte d’Italia è ben congegnata. Le scene più esilaranti sono: la realizzazione del finto omicidio della Contessa, l’invadenza dei turisti e dei giornalisti e come i fratelli Peluria sfrutteranno le proprie risorse.

Maccio Capatonda, però, ha voluto da subito essere chiaro: “Il film non vuole essere una condanna a qualcosa. È il mio modo di raccontare la realtà che ci circonda in un modo che spero sia personale e originale e che faccia ridere. Mi interessava anche raccontare lo spaesamento che abbiamo di fronte allo scollamento tra la realtà e il mondo tecnologico di cui siamo circondati”.

Le premesse per passare un piacevole pomeriggio all’insegna di una commedia ben scritta e divertente ci sono tutte… Cosa state aspettando?

Buona visione!

Sandy Sciuto