credits: Daniela Tudisca

Intervista a Federico Poggipollini: da Ligabue all’album Canzoni Rubate

Social Up ha avuto il piacere di intervistare Federico Poggipollini, cantante e chitarrista bolognese, che si è distinto nel tempo per le sue collaborazioni con Gianni Morandi, Litfiba, Luciano Ligabue e tante altre icone della musica italiana. Dopo tanti anni sui palchi di miti della musica italiana, Federico decide di mettersi in proprio, affrontando con coraggio il difficile periodo della musica italiana con una nuovo album.

Dopo aver accompagnato Annalisa nella serata dei duetti di Sanremo 2021, infatti, torna in scena con il nuovo lavoro “Canzoni Rubate” di Django Dischi, un progetto e viaggio nella musica italiana.  Composto da 17 brani, di cui 9 cover, 1 inedito e 9 brani strumentali, “Canzoni Rubate” vanta la presenza di featuring con istituzioni del calibro di Gianni Morandi ed Eugenio Finardi, ma anche del promettente e talentuoso CIMINI, presente con la cover “Monna Lisa” di Ivan Graziani.

“Canzoni Rubate” è un esperimento interessante, che ripercorre alcune delle tappe fondamentali della musica italiano attraverso l’attenta rivisitazione di Poggipollini, affrontata con stile ed eleganza, senza stravolgimenti dove non necessari.

L’album, in 5 brani, vede la produzione artistica di Micheal Urbano (Ligabue e Smash Mouse) in cui ha anche suonato la batteria dal suo studio a San Francisco; tutti i brani sono stati registrati, mixati e masterizzati al Pristudio di Bologna.

Federico Poggipollini è un musicista vero, forgiato da gavetta ed esperienza, capace di rendere unica ogni esibizione, lasciando il segno ogni qualvolta il plettro sfiora le corde dell’amata chitarra. Buona lettura!

 Come ti descriveresti in poche parole?

Sono una persona che ama la musica, che fa questo mestiere da molti anni con l’entusiasmo di quando era bambino. Sono un musicista, un chitarrista, che necessita di stare in una band, poiché ho sempre cercato l’interazione con gli altri. Non mi sento di essere uno che si isola, ho bisogno di un interscambio. Mi piace l’idea di poter scambiare ed avere una visione esterna da parte degli altri. Come musicista sono questo, ma sono così anche nel privato.

Il feat con Gianni Morandi cosa ha suscitato in te?

Per me è stato un grande onore, poiché abbiamo davanti uno dei più grandi cantanti italiani, di cui Dalla diceva:“un cantante così bravo come Gianni Morandi non l’ho mai conosciuto”.  Il fatto che lui abbia apprezzato la mia versione del brano di Ravezzi&Mogol (Varietà, ndr) è stato un grande onore, ma anche la dimostrazione dell’entusiasmo che prova un artista come lui tutt’oggi. La stesso emozione l’ho provata con Finardi.

Il legame con Morandi nasce quando ero ragazzino, quando mi trovai a suonare nel suo tour promozionale. Durante una tappa entrò in camerino Mario Lavezzi, il compositore del brano “Varietà”, e rimasi folgorato. Quando pensai di lavorare ad un disco di cover, il ricordo è tornato alla mente ed ho lavorato tantissimo per avere una versione nuova ci ho lavorato tanto. Ho da me almeno otto versioni diverse e quella pubblicata è la più ottimale, con un appiglio più rock ed anni 80.

Gianni Morandi mi ha detto più volte che la versione è molto bella ed adattissima ai tempi che stiamo vivendo. Mi ha inserito anche in una compilation a cui sta lavorando.

Tra i feat di “Canzoni Rubate” troviamo anche CIMINI…

CIMINI è un mio amico, rispetto molto il suo modo di vivere la musica. Gli ho fatto ascoltare l’album tanto tempo fa, poiché mi sarebbe piaciuto coinvolgerlo in un mio inedito, dato che mi piace mettere la mia musica in mano ad altri. Lui però mi ha chiesto di fare Monna Lisa, permettendomi di fronteggiare la difficoltà vocale dell’originale di Ivan Graziani, non copiando la sua versione, ma dando la stessa idea di arrangiamento.

Dopo la vittoria dei Maneskin, si parla molto del ritorno del rock n’ roll. Cosa ne pensi?

Ero a Sanremo per duettare con Annalisa, con cui abbiamo rifatto il brano “La musica è finita” della Vanoni in chiave più rock. Ho conosciuto anche i Maneskin e per più giorni mi sono trovato su Clubhouse a dire che il loro brano era un brano rock tradizionale, ma fatto molto bene, con grande stile.

credits: Daniela Tudisca

Mi è piaciuto molto la prima volta che l’ho sentito, poiché era una cosa completamente diversa in questo mondo musicale, un brano semplice, ma suonato e scritto molto bene. Mi ha fatto piacere vedere una cosa alternativa, ma tradizionale, in mezzo agli altri.

Lo sappiamo che la scena inglese dei ragazzi di vent’anni si rifà ai classici Led Zeppelin, Deep Purple, ecc., quindi c’è in Inghilterra un’ondata di ragazzini che sposano la causa, c’è un ritorno molto forte lì, non ancora in Italia però. Questo movimento lo apprezzo tanto, poiché a tornare ad utilizzare strumenti vintage ed in più è un modo per comunicare, totalmente diverso da ciò che programmi al computer.

Sono molto contento che abbiano vinto il Festival e ti dico che ho tirato giù il brando il giorno stesso (ride, ndr).

La collaborazione con Annalisa può risultare atipica. Cosa ti ha permesso di portare a casa?

Sto vivendo un momento molto buono come musicista ed è la mia vita. Di gavetta ne ho fatta tanta, ho avuto tantissime soddisfazioni, non ho mai mollato. Ho proprio bisogno di dover comunicare con la musica.

Sono stato chiamato pochi giorni prima poiché non era programmata la presenza di ospiti causa Covid. Annalisa non aveva bisogno di un duetto vocale, ma di una parte chitarristica, poiché il brano era più rock rispetto a quello che fa lei. La versione mi è piaciuta molto, considerando tra l’altro che sono partito solamente il mercoledì mattina per suonare il giovedì. Non c’è stata quindi la possibilità di fare prove, poiché ho lavorato su una demo, quindi ho pregato che andasse tutto bene (ride, ndr), ma è andata benissimo.

Sono felice della mia prestazione, anche perché c’è stata un momento di interazione libero tra me e lei, conoscendola però solo Sanremo. Siamo tutti contenti del brano, anche le persone che lavorano nell’ambiente. Trattandosi di Sanremo, ovviamente, non basta solo la parte musicale, ma è necessaria anche la performance.

Con “Canzoni Rubate” cosa vuoi comunicare ai tuoi fan e soprattutto a chi ti ascolta per la prima volta? Qual è l’obiettivo di questa ricerca musicale?

L’obiettivo è far tornare in vita la mia cultura, legata a brani importanti della mia vita, tra cui canzoni “nascoste”, che non sono mai state delle hit. All’interno abbiamo cose “strane” tra cui Ivan Graziani, gli Skiantos, ecc., una sorta di analisi di cose che molti magari non conoscono, avendo l’opportunità di approfondire degli ascolti diversi. Ovviamente, il tutto è prodotto con il mio stile sonoro, con Michael Urbano, il batterista di Ligabue, che ha prodotto il mio disco precedente.

Ho un sound che sognavo sin da ragazzino, che non sia pulito, ma un po’ sporco. Ovviamente, però, trattandosi di canzoni d’autore anche la voce aveva la sua importanza. È tutto collegato da momenti strumentali che ti portano da una parte e per poi arrivare dall’altra.

Dove potevo stravolgere ho stravolto, rispettando dove dovevo. Il fatto che due dei più grandi autori Lavezzi e Finardi abbiamo apprezzato la versione rappresenta per me già un gol.

Di seguito la tracklist dell’album Canzoni Rubate:

TRACKLIST

  1. Elissa
  2. Varietà (feat. Gianni Morandi)
  3. Delay
  4. Ms.Ette
  5. Trappole (feat. Eugenio Finardi)
  6. Lockdown
  7. Monna Lisa (feat. CIMINI)
  8. E’ l’aurora
  9. Il Chiodo
  10. Bobcat
  11. Città in fiamme
  12. Rise
  13. Vincent Price
  14. Hondo
  15. Malamore
  16. Neifile
  17. Impossible Dream



Paride Rossi