“In un soffio d’amore”: Annamaria Farricelli racconta la forza dei legami umani

Un luglio davvero intenso per Annamaria Farricelli. Dopo il riconoscimento appena ricevuto a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura, arrivato per lei il Premio speciale Scriptura artistico letterario internazionale, ricevuto a Cetara il 17 luglio. Tra qualche giorno nel carnet metterà anche quello dedicato alla memoria di Edda Billi in una magnifica serata ad Anzio prevista per il 24 luglio e dedicata a tutti i mondi femminili. Sta riscuotendo molto successo il suo ultimo lavoro letterario dal titolo “In un soffio d’Amore” (Ed. We). Autrice apprezzata per la ricchezza dei temi e la cura del linguaggio, Annamaria esplora, nei suoi testi, molteplici aspetti dell’esperienza umana, intrecciando tradizione letteraria e sperimentazione narrativa. La sua esperienza come docente di lettere le ha permesso di trasmettere la passione per la cultura e per la scrittura a generazioni di studenti, valorizzando la lettura critica e l’amore per il patrimonio letterario. Il suo percorso riflette un impegno costante nella diffusione e nella valorizzazione della parola scritta, rendendo Annamaria  Farricelli una figura significativa nel panorama contemporaneo della letteratura italiana. edizioni WE. Le sue “creature” sono raccolte in sillogi, antologie, racconti, romanza, e “In un soffio d’amore” è un romanzo che potremmo definire a metà tra il saggio ed il racconto.

Nel suo libro emerge con forza la necessità di rimettere al centro l’empatia e le  relazioni. In che modo la storia che racconta può aiutarci oggi a ritrovare questo “nuovo umanesimo”, in una società sempre più digitalizzata e distante?

Credo che ogni storia autentica abbia il potere di restituire un volto all’altro. “In un Soffio d’Amore” nasce proprio da questo bisogno: ricordarci che nessuna tecnologia potrà sostituire la forza di uno sguardo, di un abbraccio, dell’ascolto. In una società veloce e spesso distratta, la narrazione diventa un ponte che ravvicina le anime, è riscoprire l’empatia come scelta quotidiana, riconoscendo nell’altro non un’ombra che passa, ma una vita che ci riguarda. È un invito a rallentare, a fermarsi davvero davanti alla fragilità e alla bellezza di chi abbiamo accanto. Solo così possiamo tornare a costruire legami veri, capaci di resistere al rumore del mondo e dare senso al nostro stare insieme.

Quale messaggio ha voluto trasmettere attraverso le sue protagoniste femminili riguardo alla capacità delle donne di trasformare il dolore in dignità e coraggio?

 Le mie protagoniste non sono eroine senza paura, ma donne autentiche, che conoscono il peso delle ferite e il valore della rinascita. Ho voluto raccontare la forza che nasce dalla fragilità, quella resilienza che non consiste nel dimenticare il dolore, ma nel trasformarlo in consapevolezza, dignità e amore. Ogni caduta può diventare un nuovo inizio se si conserva la capacità di credere nella vita. Le donne che popolano le mie pagine scelgono di non lasciare che la sofferenza le definisca: la attraversano, la accolgono e ne fanno una sorgente di luce. È questo il messaggio che desidero affidare ai lettori: il coraggio più grande non è cadere, ma rialzarsi con il cuore ancora capace di amare.

La solidarietà e i legami affettivi sono i pilastri della sua narrazione. Pensa che la letteratura abbia oggi il compito sociale di educare nuovamente le persone alla  condivisione o al supporto reciproco?

Credo che la letteratura abbia ancora una grande responsabilità: non quella di impartire lezioni, ma di risvegliare coscienze. Un libro può insinuarsi nel cuore del lettore con la delicatezza di un soffio e lasciare un seme destinato a germogliare nel tempo. La condivisione e la solidarietà nascono quando impariamo a riconoscere nell’altro una parte di noi stessi. Nei miei racconti i legami affettivi non sono un semplice sfondo, ma la forza che sostiene l’essere umano nei momenti difficili. In un tempo che si spinge verso l’individualismo e la fretta, la letteratura può restituirci il valore dell’ascolto, della vicinanza e della cura reciproca. Se, chiudendo il mio libro, anche un solo lettore sentirà il desiderio di tendere una mano, di perdonare, di amare con maggiore consapevolezza, allora la scrittura avrà compiuto il suo compito più autentico.

L’opera si muove su questa triplice linea temporale. Quali sono, secondo lei, i valori universali del passato che dobbiamo assolutamente preservare per non perdere la  nostra bussola nel futuro che ci aspetta?

Il passato non è un luogo in cui rifugiarsi, ma una radice da cui trarre forza per costruire il futuro. Credo che i valori da custodire siano quelli che rendono autentica la nostra umanità: il rispetto, la memoria, il senso della famiglia, la gratitudine, il sacrificio, la solidarietà e la capacità di amare senza riserve. Sono principi che il tempo non può consumare. Nel mio libro il passato dialoga continuamente con il presente, perché solo conoscendo ciò che siamo stati possiamo comprendere chi siamo e scegliere con consapevolezza chi vogliamo diventare. Il futuro ha bisogno di innovazioni, ma anche di memoria. Senza radici, ogni progresso rischia di smarrire il suo significato più profondo. Preservare questi valori significa lasciare alle nuove generazioni non solo un mondo moderno, ma anche più umano.

 

redazione