A Wuhan si è tornati alla normalità, occorre testare, tracciare e trattare, questa è l’unica salvezza

Quando i pensieri arrivano a diventare paure, quando l’appuntamento quotidiano è di controllare se il numero dei contagi continua la sua corsa in avanti e non tende nemmeno un po a diminuire, conviene pensare a Wuhan. Wuhan rappresenta il punto di inizio di questa dura battaglia dei contagi.

Inizialmente quando si parlava dei contagi in Cina, sembrava un mondo troppo lontano, quasi come se non ci potesse mai colpire o riguardare, poi la chiusura di città come Wuhan, il silenzio ed il terrore nelle strade, una catena di montaggio che si ferma volontariamente per sfuggire al virus insidioso.

Piano piano, anche nel nostro paese, cominciano a comparire i primi contagi, per alzarsi, scendere e adesso riprendere la corsa come se a nulla fosse servito l’esperienza delle prime fasi della pandemia, del triste scorrere dei camion di Bergamo, dei visi segnati dalle mascherine e dalla stanchezza del personale sanitario, dagli anziani che svaniscono nel silenzio nelle corsie ospedaliere senza una mano che li accompagni nel loro ultimo viaggio favorito dal coronavirus. Guardiamo a Wuhan, perchè li si è tornati alla normalità. Dopo oltre dieci mesi dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, la prima città focolaio del mondo vive la sua vita senza nessun tipo di limitazione.

I locali e le discoteche sono pieni di persone e nessuno indossa la mascherina. “Le Iene” raccolgono testimonianze e mostrano come nella città simbolo del Covid-19, il virus non faccia più paura. Ma qual è il segreto del modello Wuhan? Si tratterebbe di una vera e propria strategia basata sulle tre T: testare, tracciare, trattare.

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Il bacio di Wuhan fonte Rolling Stone Italia

Un modello utilizzato anche in Italia, ma solo in Veneto. Un sistema caldeggiato dallo stesso Oms, per arrestare la curva dei contagi, ma che poi è stato abbandonato. In Cina si basa sulla raccolta di un grande numero di dati che, insieme a sistemi di sorveglianza avanzata, dotati di screening facciali e geolocalizzatori, avrebbero portato oggi i cittadini di Wuhan e della Cina in generale a vivere senza paura.



Alessandra Filippello