“Naufragio”: riemerge dal mare la birra piú antica al mondo

Alessia Cavallaro

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Quello che stiamo per raccontarvi oggi ha dell’incredibile, ma in realtà è tutto vero! Parliamo ancora una volta di birra, ma come non avevamo mai fatto prima.

Dalla nascita di Social Up, piú volte vi abbiamo narrato ed istruito sul mondo delle birre: dalla rivincita della birra made in Italy, a quella prodotta dai detenuti in carcere, per poi approdare all’hotel che ha come oggetto di culto la mitica bevanda degli Dei. Questi sono solo alcuni dei nostri articoli che hanno per oggetto la bionda, mora o rossa (punti di vista) più amata al mondo!

Quest’oggi però abbiamo da darvi una notizia eclatante che lascerà tutti a bocca aperta.

Prodotta grazie a lieviti salvati da antiche bottiglie, finite sui fondali al largo della Tasmania in seguito a un naufragio di centinaia di anni fa: nasce cosí “Naufragio”, per l’appunto, dal profondo del mare.

È stata creata grazie ad una rara varietà ibrida di lievito che è riuscito a sopravvivere ad un naufragio e a due secoli in fondo al mare, in uno stato simile all’ibernazione. Così è riuscito a giungere fino a noi o, per meglio dire, agli scienziati, conservatori museali e un birrificio di Sydney che hanno deciso di unire le forze e credere ad un progetto a cui nessun essere umano aveva mai potuto lavorare prima.

L’obiettivo era quello di riuscire a coltivare il lievito e, successivamente, infonderlo in un mosto di birra, miscelato secondo una ricetta inglese del XVIII secolo. Sarebbe, infatti, stato inutile “sprecare” questo tesoro con i metodi di produzione della birra moderni. Sicuramente non si sarebbero sprigionati tutti i sapori che, invece, tramite questo antico trattamento, sono riusciti a venire a galla.

La storia di questa birra è antichissima e inizia nel lontano 1797, quando la Sydney Cove, una nave mercantile partita dall’India e diretta alla colonia britannica di Port Jackson, naufraga a nordest della Tasmania. Nella sua stiva, però, non erano conservate solo bottiglie di birra. Difatti negli anni ’90, alcuni sommozzatori trovarono resti di tè, riso e tabacco, oltre alle circa 30mila litri della birra che oggi è giunta fino a noi. Oggi questo nettare pregiato e imbottigliato più di duecento anni fa, è diventato imbevibile, ma grazie appunto all’ equipe che ha lavorato per la sua rinascita, oggi è possibile gustarla in tutta la sua particolarità.

“Il lievito che ci hanno proposto era particolarmente capriccioso, ma aveva sete di vita – racconta il mastro birraio Haydon Morgan – così dopo molti tentativi abbiamo optato per una ricetta inglese del XVIII secolo per farne una birra di stile porter”.

Chi è riuscito a gustarla, la descrive come una birra scura e maltata, con sentori di ribes nero e spezie.

La birra, in lingua originale, è stata chiamata “The Wreck – Preservation Ale” (tradotto letteralmente con “Naufragio”) e sarà lanciata ufficialmente in occasione del Gabs 2018, un festival di birre e sidri che si terrà nella lontanissima Australia.

Le è stato dato anche il nome di “Preservation”, anche perchè rimanda al luogo presso il quale la birra è stata scoperta: Preservation Island, infatti, è l’isola più vicina al relitto affondato.

Ale” invece è la classificazione della birra per poterla identificare in tutto il mondo. È caratterizzata da lieviti ad alta fermentazione che prediligono temperature elevate durante tutto questo processo. Il risultato finale è un sapore dolce, dal corpo pieno e fruttato. Spesso vengono utilizzate anche erbe o spezie, che sono causa diretta del sapore amarotico che caratterizza questa tipologia di birre. Un amaro che serve a bilanciare la dolcezza del malto, che se no sarebbe troppo preponderante.

Noi siamo davvero curiosi di poter assaggiare questa nuova birra, che è così nuova e così antica allo stesso tempo, da risultare quasi surreale! E voi? Ne avevate già sentito parlare o non vedete l’ora, come noi, di poterla assapoarare?