Michelina Wautier, l’altra regina del Barocco Seicentesco

In ARTE by Benito Dell'AquilaLeave a Comment

La Storia dell’Arte appare ancora troppo scarsa di pittrici ed ancora più beffardo è l’oblio che spesso è stato riservato alle opere di queste straordinarie donne. Michaelina Wautier è probabilmente, uno di quei casi davvero curiosi.

Michaelina Wautier è vissuta nel Seicento, tra la città natale Mons e la più grande Bruxelles. Una vita vissuta da nubile e al seguito di Charles Wautier, l’altro fratello pittore. Se poche sono le notizie biografiche, al contrario, sono molte le testimonianze artistiche lasciate e che pian piano vengono ricondotte al suo nome. Michaelina Wautier è tra le pittrici più prolifere del suo secolo e la sua rivalutazione, la rendono l’altra regina del Barocco Seicentesco, insieme ad Artemisia Gentileschi.

Il Seicento è stato il secolo del Barocco e delle sue sfumature e se tanti sono gli artisti uomini di questo periodo, altrettanto tante sono le donne che, invece, la Storia dell’Arte ha lasciato nell’oscurità, perché poche di loro hanno prodotto qualcosa di realmente importante da superare i secoli. In realtà sono molte le donne che si occuparono di arte ed erano anche molto apprezzate, sebbene la pratica dovesse rimanere uno svago personale, non una professione. Per questo, risulta curioso come siano state soprattutto le donne libere dagli obblighi familiari a potersi occupare di arte e letteratura. Monache, priore e donne che restavano nubili potevano dar sfogo alla loro anima creativa, le prime al riparo nei loro monasteri potevano agire indisturbate, le nubili perché scongiuravano l’oppressione coniugale. Se si tiene conto che alle donne era proibito lo studio nelle Accademie dell’Arte, pare quasi scontato che le loro opere possano peccare per mancanza di tecniche.

Risulta chiaro, quindi, come Artemisia Gentileschi, da “privilegiata”, abbia potuto apprendere le tecniche da Orazio Gentileschi, suo padre, così come Michelina abbia potuto usufruire dell’influenza e dell’aiuto fraterno. Non a caso, le opere di entrambe sono state talvolta attribuite ai loro familiari.

L’opera che più di tutte ha scagionato Michaelina Wautier dall’oscura dimenticanza, è Trionfo di Bacco. Un’opera rimasta per secoli non attribuita e che sembrava impossibile potesse essere stata realizzata da una donna, sia per le sue misure monumentali, ben due 2,70 metri d’altezza per 3,54 di larghezza, sia per la resa dei corpi maschili. Il protagonista è Bacco, il dio del vino, che ubriaco riposa in modo scomposto su di una carretta trinata da un satiro. Tutt’intorno un tripudio di altri personaggi, il Sileno, l’inseparabile amico di Bacco che spreme l’uva nella bocca del dio, bambini che giocano con una capra, un satiro che suona ed una menade dal tirso sensale, l’unico personaggio che guarda lo spettatore (probabilmente un autoritratto di Michaelina).

L’impeccabile resa delle anatomie, soprattutto maschili, avvalorava la tesi che l’opera non potesse essere di una donna, alle quali era esclusa l’educazione alle accademie di arte e alle lezioni di nudo dal vero. Fu Heinz, curatore della Galleria dei dipinti del Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove il quadro era conservato, a trovarne l’artista. La presenza, nello stesso museo, di due opere di Michaelina Wauter, San Gioacchino e San Giuseppe, diedero a Heinz l’intuizione che Trionfo di Bacco fosse proprio di Michaelina. Le somiglianze stilistiche e la resa realistica tra i due santi e l’opera di Bacco erano tali da poter affermare che la mano realizzatrice era la stessa.

Dopo diversi anni, dall’attribuzione del Trionfo di Bacco, l’opera sta godendo di un’enorme fortuna. Il nome di Michaelina Wautier si era riabilitato. Non più considerata solo una talentuosa ritrattista, ma bensì, un’accurata quanto precisa conoscitrice di tutti i generi dell’epoca, dai temi religiosi a quelli mitologici, dai soggetti storici ai ritratti di personaggi illustri, a dimostrazione che le commissioni non le mancavano. Inoltre la sua conoscenza dell’anatomia maschile, che ha dipinto con audacia, l’ha resa una delle prime pittrici ad esporre un uomo nudo.

Un’altra opera di grande valore e di estrema bellezza è Educazione della Vergine. Un dipinto nel quale è possibile trovare non solo uno stile vicino a Caravaggio, con un impressionante realismo e l’utilizzo della luce che crea giochi di chiaroscuri, molto amati dal Merisi, ma è anche uno spiccato tributo di emancipazione femminile. Educazione della Vergine rappresenta Maria che, tenuta dalla madre Anna, impara a leggere. Lo stile è prezioso, vivace e al contempo rispettoso dell’iconografia delle opere religiose. La tematica della lettura a opera di una donna suggerisce l’attenzione di Michaelina nei confronti della società del suo tempo. L’opera nel complesso della sua composizione tratta con dignità e originalità il suo pensiero, il pensiero di un’artista che rivendica la sua opera, tanto che sono in molti a credere in un possibile autoritratto all’interno del dipinto.