Artemisia Gentileschi, la donna pittrice che sconfisse i pregiudizi del ‘600

In #artecultura, ARTE by Benito Dell'aquila Comments

Artemisia Gentileschi è probabilmente la più nota pittrice italiana del barocco. Sebbene abbia riscosso un notevole interesse presso i suoi contemporanei, le sue opere hanno subìto il forte giudizio della critica. Le vicende biografiche, il pensiero accademico e le ideologie susseguitesi nel tempo hanno pesato enormemente sul valore artistico di Artemisia.

La Gentileschi ha operato nel periodo in cui i provvedimenti della Controriforma stavano portando i propri frutti. La cultura dell’epoca ferveva e soprattutto nell’Urbe, la Chiesa utilizzava l’arte come mezzo propagandistico per diffondere la nuova dottrina e sottolineare le differenze con il mondo protestante. In questo fervido scenario artistico e culturale, Artemisia Gentileschi ha sviluppato il suo amore per la pittura.

Sono tre le principali cause che più hanno pesato sulla produzione pittorica della Gentileschi e sulla fortuna delle sue opere.

L’essere stata vittima di uno stupro, a opera di Agostino Tassi maestro di prospettiva, ha profondamente segnato la personalità dell’artista. Il tragico evento ha influito sul profilo psicologico e soprattutto sulla sua reputazione. L’etica dell’epoca non riteneva lo stupro una violenza contro la persona, ma un atto che ledeva una generica moralità, tant’è che lo stupratore poteva proporre un matrimonio “riparatore”.

Artemisia ha dovuto sopportare non solo l’orribile violenza carnale, ma anche un processo dai risvolti aberranti. La donna fu sottoposta a tortura e ad umilianti visite ginecologiche che appurassero la violenza. Inoltre Agostino Tassi iniziò una vergognosa commissione di false testimonianze per far apparire la Gentileschi come una donna lasciva e dai facili costumi. Voci che continuarono a circolare per anni, nonostante il processo abbia deliberato in favore della Gentileschi.

L’essere una donna pittrice è costata ad Artemisia molta più fatica di quanta ne sarebbe stata necessaria ad un uomo. Bisogna ricordare a tal proposito che nel XVII secolo, la pittura come tanti altri lavori erano appannaggio per soli uomini. L’educazione stessa di certi mestieri escludeva le donne. Occorre ricordare che Artemisia fu la prima donna ad essere ammessa all’Accademia del Disegno di Firenze. Dimostrare le proprie qualità artistiche, inserirsi in cerchie di pittori accreditati, affermarsi contro i pregiudizi nei confronti delle pittrici e guadagnarsi commissioni importanti sono stati risultati ottenuti non senza difficoltà, proprio in quanto donna.

La sua eccezionale bravura ha, però, accresciuto la curiosità presso i suoi contemporanei. Numerose sono state le committenze ricevute e il suo nome ha arricchito i salotti e le corti più prestigiose d’Italia. Nonostante ciò, Artemisia Gentileschi ha rischiato di cadere nell’oblio. Il mondo della critica d’arte stava dimenticando il suo nome.

Il pensiero femminista, infine, se da un lato ha contribuito a riabilitare il nome della Gentileschi, d’altro canto ne ha dato una lettura anacronistica. Si è tentato, infatti, di estrarre Artemisia dal suo contesto storico e di dare alle sue opere un messaggio di stampo femminista. Il triste episodio dello stupro, la condizione delle donne del ‘600, la drammatica carica emotiva delle eroine da lei dipinte sono gli elementi utilizzati per rendere Artemisia Gentileschi una sorta di femminista. Se questa chiave di lettura ha riportato ad una riscoperta della donna Artemisia, allo stesso tempo ha danneggiato il valore della sua arte. Nel corso del Novecento è rifiorita l’attenzione verso la pittrice, ma la sua storia ha rischiato di minare la sublime testimonianza lasciata dai suoi quadri. Forse solo negli ultimi decenni le opere di questa artista si stanno riappropriando del loro valore.