“Bye Bye Facebook e Twitter” i fan di Trump riesumano i social network alternativi

Negli Stati Uniti è successo praticamente di tutto, e non parliamo solo di quanto accade rispetto alla pandemia e alla polarizzazione ideologica sul concetto di mascherina. Ci riferiamo infatti alle elezioni politiche e al fatto che per la prima volta nella storia il Presidente sconfitto abbia apertamente deciso di non ammettere la sconfitta e di appellarsi contro tutto e tutti al fine di sostenere la propria teoria che lo vede vittima del broglio elettorale più grande di sempre.
I sostenitori del Presidente uscente dopo aver sfilato per le strade delle principali città degli Stati Uniti hanno per sostenere le teorie complottiste e prive di fondamento, hanno deciso di spostare la loro marcia su internet.
Purtroppo per i fan di Trump la maggior parte dei principali social network hanno deciso di adottare delle misure pesanti contro chi sostiene fake news sui social, ed in particolare hanno deciso di “censurare” le idee di brogli sostenute da Trump, consapevoli di come l’influenza su determinati target della popolazione avrebbe potuto portare a ulteriori disordini sociali.

E’ noto infatti di come Twitter abbia deciso di agire duramente contro certi tweet del Presidente uscente che di risposta ha deciso di attaccare il social dell’uccellino accusandolo di censurarlo deliberatamente.

A beneficiare di questa faida sono stati dei social network quasi caduti nel dimenticatoio come MeWe, Rumble e Parler che secondo il Wall Street Journal nelle ultime settimane hanno raddoppiato i loro utenti, raggiungendo l’importante numero di 10 milioni di account.
Questo perché app come MeWe, non censurano e non promuovono alcun politico, quindi rappresentano terreno fertile per alcune frange estremiste che da tempo popolano questo social network che si presenta a tutti gli effetti come l’anti-Facebook.

I sostenitori di Trump stanno quindi combattendo la battaglia contro Facebook e Twitter accanto al tycoon che sta spostando la sua fan-base su questi nuovi “amplificatori” privi di alcun tipo di controllo sulla veridicità o meno delle informazioni.



Andrea Calabrò