Alla scoperta di “Twelve letters”, il nuovo album di The Leading Guy

In MUSICA by Sandy SciutoLeave a Comment

Il nome straniero che si è scelto come il decidere di cantare in inglese sono peculiarità che raccontano il percorso artistico di Simone Zampieri, in arte The Leading Guy.

Nonostante le origini italiane che traspaiono dal nome, la carriera artistica e musicale di The Leading Guy si deve tutta all’Irlanda. “Ho iniziato a fare musica mentre vivevo in Irlanda. Gli artisti che mi circondavano arrivavano da una tradizione narrativa – ha raccontato – Per narrare, l’inglese è la lingua migliore. L’hanno inventata loro questa musica. Quando, per pura curiosità, ho provato a farlo in italiano non ho ottenuto gli stessi risultati, non mi sentivo a mio agio. Scrivere in inglese non è stata una necessità, è qualcosa di naturale, venuto spontaneamente”.

All’Irlanda deve la sua formazione e all’Europa la gavetta tra numerosi concerti in tutto il vecchio continente aprendo i tour di artisti di fama nazionale e internazionale come Ben Harper, i 2Cellos, Niccolò Fabi, Jack Savoretti, Max Gazzè e Xavier Rudd fino ad arrivare al 2015, data di pubblicazione del suo primo album dal titolo “Memorandum”, definito dallo stesso un disco in cui ha parlato a sè.

A quattro anni di distanza, The Leading Guy ha realizzato un altro progetto discografico dal titolo “Twelve Letters”, pubblicato il 3 maggio per Sony Music Italy.

Nella copertina dell’album, The Leading Guy, seduto ad una scrivania con davanti un foglio accartocciato a forma di palla e con una sola fonte di luce ad illuminarlo, segno di come sia stato “difficile” e maggiormente introspettivo e quindi faticoso scrivere questo album.

“Twelve letters”, infatti, sono dodici lettere ossia dodici brani scritti a cuore aperto nei quali invece di riflettere su se stesso, The Leading Guy si apre al mondo che lo circonda raccontando dodici storie di chi c’è ancora o non c’è più tra attimi, momenti, emozioni e sensazioni di vita vissuta. E se oggi comunicare sembra solo un’attività superficiale lasciata ai social, ad un tweet, ad una storia o ad un banale come stai su WhatsApp, scrivere una lettera, invece, richiede tempo, concentrazione, voglia di aprirsi, pazienza con la trasposizione dei propri sentimenti nero su bianco e un’accurata selezione delle parole da usare.

È per questo che “Twelve letters” arriva a ben quattro anni di distanza dal primo progetto discografico ed è un disco di altissima qualità non solo musicale ma anche contenutistica. Dodici brani in cui The Leading Guy cerca di creare atmosfera, porto sicuro, conforto e coinvolgimento e ci riesce grazie alla sua voce graffiante che si fa apprezzare traccia dopo traccia e grazie al lavoro di arrangiamenti e di note e di strumenti che combaciano tra loro. Appena finito di ascoltare, ci si sente invasi da energia e speranza.

Ogni brano è diverso dall’altro ma è legato all’altro dal solo comune denominatore che è la voce di The Leading Guy il quale mantiene il suo stile pop folk.

“Twelve letters” è un disco in cui convivono anime diverse musicalmente come “Black” o “Times”, ma in perfetta sintonia merito anche di una certosina scelta della tracklist.

Non sta a noi dirlo, ma The Leading Guy è un artista maturo, talentuoso e capace che con “Twelve letters”si conferma essere un artista italiano ma dalle inevitabili e meritevoli prospettive internazionali. È la certezza che certi artisti italiani – come The Leading Guy, appunto – vanno oltre il mercato discografico, oltre le vendite e le visualizzazioni e cercano la musica che sanno e il modo migliore per far conoscere la propria arte e la propria passione.

“Twelve letters”, quindi, è un disco che merita di essere scoperto per brani come “Free to decide”, “Can you hear me now”, “Land of Hope” e “Devil in my arms”. Sarebbe uno spreco perdere questa occasione dato che The Leading Guy è un artista che nei prossimi anni – siamo certi – farà molto parlare di sé.

Non è un caso che Elisa lo abbia voluto come ospite per aprire i suoi concerti né che sia uno degli artisti che ha preso parte al progetto “Faber nostrum”, in ricordo di Fabrizio De Andrè, cantando “Se ti tagliassero a pezzetti”.

Buon ascolto!