Ordos: la surreale megalopoli fantasma della Cina

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L’area dove oggi sorge la città è uno dei luoghi maggiormente ricchi di risorse naturali della Cina, con circa 1/6 del valore complessivo delle miniere di carbone e circa 1/3 di depositi di gas naturale di tutto il paese. La valvola di sfogo di tutta la ricchezza connessa all’estrazione delle risorse è stata la speculazione edilizia, naturalmente supportata dal governo cinese. Per realizzare Ordos sono stati infatti spesi 160 miliardi di dollari di denaro pubblico che, a oggi, è stato praticamente gettato alle ortiche.

Gli appartamenti degli infiniti grattacieli sono infatti ancora del tutto vuoti, e la città è difficilmente definibile come tale, mancando del tutto il tipico caos ordinato delle megalopoli orientali. Le gru sono rimaste ferme nei cantieri in attesa di nuovi ordini, e i luoghi pubblici come la bianca moschea geometrica sono chiusi, in attesa di fedeli che vogliano frequentarla. I ricchi signori del carbone e del gas hanno ovviamente fatto incetta di appartamenti, edifici e strutture, pensando che, probabilmente, un giorno si riempiranno.

Il valore delle case d’altro canto non è per nulla diminuito, seguendo delle regole che noi occidentali fatichiamo a comprendere (non essendoci domanda il prezzo dovrebbe abbassarsi). Le altre stranezze sono la quasi completa funzionalità delle strutture pubbliche della città. Un paese da 30.000 abitanti, che per la Cina sono le dimensioni tipiche di un minuscolo villaggio montano, difficilmente fruisce di aeroporto, ospedali, trasporti pubblici e altro. A Ordos funziona tutto, ma manca la parte fondamentale a giustificare un impiego così massiccio di energie e danaro pubblico: le persone.

Solo il 2% degli edifici è stato riempito, il resto è stato in gran parte lasciato al degrado o abbandonato a metà costruzione.

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