La prima bozza della Cop26 mostra che siamo lontani da risultati concreti

In questi giorni gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Glasgow dove si sta tenendo Cop26, la conferenza mondiale dell’Onu sui cambiamenti climatici. L’obiettivo della Cop26 è redimere un programma che i paesi dovranno impegnarsi a rispettare per contrastare l’emergenza climatica in atto. Per ora è uscita la bozza di questo testo che si appresta ad essere passata al vaglio di governatori.

La bozza della Cop26

Molteplici sono gli argomenti che questo documento tocca. Primo tra tutti c’è il tema della temperatura mondiale. Secondo gli accordi siglati a Parigi, l’obiettivo è quello di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben sotto 2 gradi dai livelli preindustriali. In particolare, si è giunti alla conclusione che, se si evita l’innalzamento della temperatura di 1,5 gradi da qui al 2030, l’impatto del cambiamento climatico sarà decisamente molto più basso. Infatti, ad ogni aumento della temperatura corrispondono eventi atmosferici dalla portata disastrosa sia per la popolazione che per la natura. E questo è già in realtà sotto gli occhi di tutti: sono sempre di più le notizie di alluvioni, trombe d’aria, uragani e tempeste che provocano morti e innumerevoli danni.

In realtà da questa bozza emerge tutta la preoccupazione degli esperti in quanto le attività umane hanno già causato circa 1,1 gradi di riscaldamento fino ad oggi . Inoltre il carbonio budget coerente con il raggiungimento di temperatura dell’accordo di Parigi è stato esaurito. Servono quindi nuove misure per raggiungere l’obiettivo: si stima infatti che con gli attuali NDC l’aumento della temperatura da qui al 2030 sarà di 2,6 gradi (decisamente troppo!).

NDC, 2030 e cooperazione

Un altro punto importante della bozza di Cop26 è la consegna degli NDC. Con questa sigla si indicano i piani nazionali per il clima, ovvero la lista di obiettivi e progetti che ogni singolo paese si impegna a realizzare per salvaguardare l’ambiente. Questi sono uno strumento utile per procedere in maniera organizzata verso il rispetto degli accordi di Parigi che vedono nel 2030 il grande punto di arrivo. Per quell’anno le emissioni di Co2 dovranno essere tagliate del 45% rispetto al 2010. Per raggiungere questo obiettivo una sola strada è perseguibile: quella della decarbonizzazione. Ma abbiamo già un problema nel rispettare questo punto. Molti paesi hanno spostato la data per la loro decarbonizzazione (in India prevista addirittura per il 2070!). Nella bozza  è presente anche un punto in cui si esortano i Paesi sviluppati ad incrementare il sostegno finanziario nei confronti di quelli in via di sviluppo affinché possano adattarsi per impattare di meno sull’ambiente.

Si è inoltre ribadita l’importanza di coinvolgere le nuove generazioni nelle decisioni climatiche. Nella bozza si sollecitano le parti e i soggetti interessati a garantire una significativa partecipazione dei giovani nel processo decisionale. Stessa cosa vale anche per le popolazioni indigene le quali dovranno essere coinvolte per l’attuazione di un’azione climatica. Da questo primo documento la sensazione è che ancora una volta non si sia giunti a un qualcosa di realmente concreto che possa modificare la situazione climatica. Speriamo di ricrederci Venerdì quando uscirà il piano definitivo.



Eleonora Corso