La leggenda del sommozzatore carbonizzato su un albero

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Quella del Canadair è conosciuta come leggenda metropolitana, ma a differenza di tante altre, ha una sua assurda “realità” tale da far tentennare anche il più incallito, incredulo e sbeffeggiante detrattore. Ma v’è di più. Persino la televisione ha dovuto confrontarsi con questa “leggenda”.

In una puntata del serial televisivo CSI Las Vegas, sopra un albero viene trovato un uomo in muta da sub carbonizzato da un incendio. Alla fine si scopre che è finito lì proprio a causa di un Canadair.

Chi, in una torrida giornata estiva, non si è mai lasciato andare a una bella nuotata rinfrescante in un limpido laghetto?
Di certo a molti, se non quasi a tutti, sarà capitato di immergersi in mare e di andare in profondità, anche senza bombole d’ossigeno, e anche solo per poche decine di secondi.

Si tratta di esperienze che molti di noi hanno vissuto da vicino.

È forse per questo che anche il più scettico, di fronte alla leggenda del Canadair, non può fare a meno di vedere le sue sicurezze vacillare…

La leggenda del sub trovato morto su un albero: la storia

Si narra che qualche tempo fa, non molto lontano da qui (dove “qui”, naturalmente, lo si deve intendere con riferimento tanto al narratore quanto al lettore) scoppiò un violento incendio di dimensioni macroscopiche. Allertate le guardie forestali, in direzione del disastro partirono immediatamente alcuni velivoli antincendio. Tra questi c’era anche un Canadair.

Raggiunto il mare, distante alcune centinaia di chilometri, il Canadair riempì i propri capienti serbatoi di grandi quantitativi di acqua che, successivamente, scaricò sulle fiamme. Ripeté il viaggio diverse volte finché l’incendio fu domato.

Scongiurato il disastro, gli uomini delle squadre antincendio perlustrarono la zona devastata dal fuoco e, con somma sorpresa mista a incredulo orrore, s’imbatterono in uno spettacolo agghiacciante: un cadavere umano carbonizzato e con indosso una muta da sub con tanto di fucile, pinne e occhiali. Una visione al tempo stesso grottesca e inspiegabile.

Ma una spiegazione c’è.
Il Canadair aveva fatto rifornimento in un tratto di mare nel quale era immerso il povero e ignaro sub. Il velivolo dunque lo aveva risucchiato assieme a ettolitri di acqua marina.

Alcuni dicono che il sub fosse morto d’infarto durante il risucchio. Altri credono che quando fu sganciato sull’incendio fosse ancora vivo e sia invece morto a causa dell’impatto o, peggio, bruciato vivo dalle fiamme. Altri ancora semplicemente si rifiutano di credere a questa storia.

In effetti, dicono gli scettici, il Canadair fa rifornimento d’acqua mediante due imboccature dal diametro troppo esiguo, attraverso il quale un uomo non potrebbe mai passare. Sembra un’obiezione molto ragionevole. O forse no.

Fatto sta che la leggenda ha ispirato, col tempo, scrittori, registi, sceneggiatori…

Ne La versione di Barney, opera dello scrittore canadese di origini ebree Mordechai Richler (poi ripresa nell’omonimo film), un uomo di nome Boogie, a un certo punto del romanzo, scompare. Barney viene accusato di omicidio. Molti anni dopo, però, sarà lui stesso a ricordare che il giorno della scomparsa dell’amico, sopra il lago dove questi si era tuffato, stava volando un Canadair chiamato a domare un incendio sviluppatosi nell’entroterra.

La leggenda metropolitana del sub carbonizzato e del canadair assassinoSuccessivamente, il regista Paul Thomas Andersson ha utilizzato un episodio simile come prologo del suo bellissimo film Magnolia (nello stesso film si raccontava anche della leggenda metropolitana del suicida ucciso dal padre).

Leggiamolo, raccontato dalla misteriosa voce fuori campo che apre il film:

“Sulla Reno Gazzette del giugno 1983 c’è un articolo che parla di un incendio, dell’immenso volume d’acqua che ci volle per spegnerlo, e di un sommozzatore che si chiamava Delmer Derion, impiegato al casino del Nagatome Hotel di Reno, Nevada, come croupier al tavolo del black jack. Tutti conoscevano l’amore che Delmer nutriva per le attività all’aria aperta e lo sport, ma la sua vera passione era il lago. Secondo il rapporto del Coroner Delmer morì per un attacco cardiaco a metà strada tra il lago e l’albero”.

La voce fuori campo accompagna, come in un telegiornale, la storia della morte di Delmer che ci scorre davanti per immagini. Lo vediamo al tavolo del black jack mentre dà le carte, poi mentre passeggia tra i corridoi del casino, infine mentre, con la muta da sub, si immerge nella pace del suo lago.

Subito dopo vediamo un velivolo antincendio planare verso il lago, rifornirsi di acqua e scaricarla sull’incendio. Ecco allora che vediamo il povero Delmer carbonizzato in cima a un albero.

Con questa storia si apre Magnolia. Un prologo anomalo della durata di 5 minuti e 47 secondi, commentato da una voce fuori campo, la quale ne parla come di una “pura fatalità”. Tale curioso episodio sembra non avere alcuna attinenza con la storia di Magnolia, ma, per dirla con Antonio Monda, “lancia sul film una sensazione di assurdo che avvolge la vita umana e l’ombra di morte e disperazione che ne segue ogni passaggio”.

L’impressione è che il regista abbia voluto mettere in guardia lo spettatore su una realtà che riguarda tutti, ovvero la casualità e l’assurdità che regolano gli accadimenti quotidiani, e lo abbia fatto con grande dovizia di particolari.
È questo il punto…