Intervista a Beppe Caldarulo: Big Air, la scuola che va oltre il kitesurf

Nel nostro Pese il kitesurf, così come molti altri sport acquatici, è un mondo probabilmente non conosciuto quanto meriterebbe. L’Italia, più di ogni altro Stato europeo, grazie alle sue coste ed al suo mare potrebbe essere tra i leader mondiali di questi sport, tuttavia qualcosa blocca (spesso sul nascere) queste attività. Per fare un punto sulla situazione, abbiamo avuto il piacere di realizzare un’intervista a Beppe Caldarulo. Beppe, che vanta un’esperienza trentennale nel settore, è tra i maggiori esponenti di kitesurf (e non solo) in Italia. Nel 2001 fonda la scuola Big Air, di cui ne è orgogliosamente responsabile. Una scuola che va oltre il kitesurf, windsurf ecc..

Beppe Caldarulo-Facebook

Quando nasce la tua passione per gli sport acquatici? E perché?

La mia passione nasce nel 1984, ero un bambino che abitava in un quartiere borderline, una situazione non bellissima. Proprio per fuggire da questo ambiente ostile, abitando su zona mare, è iniziata questa passione del surf a 13 anni. Poi è stata molto forte l’influenza dell’America. Per caso vidi lo zio di un altro bambino che aveva questo windsurf, e da lì ho avuto lo stimolo decisivo, mi innamorai del surf.

Sei stato tra i primi a portare il kite in Italia, puoi raccontarci quel periodo? 

Certo! Era il 98’, mi trovavo in vacanza in Repubblica Dominicana facendo windsurf ecc. Guardando il mare, notai questo aquilone con questa persona, che poi scoprì essere un francese. Aveva questo aquilone con una tavola, così iniziai subito a cercare questo prodotto.

La cosa carina fu che rientrato in Italia cercai subito di informarmi e, lavorando in Decathlon, pensavo qualcuno sapesse qualcosa, ma in realtà non era così. Non c’era nessuno che mi dava dritte. Poi trovai un amico del Nord che lo conosceva, mi parlò di questi aquiloni che venivano cuciti a mano. Io dissi subito di essere interessato, immediatamente partì l’ordine di qualche prodotto. Quando arrivarono i primi fatti a mano, è stata subito una vendita veloce, e da lì è nato tutto.

Dunque ha avuto successo sin dal primo istante?

Assolutamente sì. All’epoca si parlava di vendite di 300 aquiloni, numeri elevatissimi considerati costi.

Tavole surf- Facebook Beppe Caldarulo

La tua scuola, il progetto: come funziona il tuo Big Air?

Proprio nel periodo del boom del kitesurf (2001) c’era tantissima richiesta e quindi dovevamo cercare di capire come organizzare la cosa al meglio. Nel settembre dello stesso anno nacque Big Air per grandi salti, questi ultimi l’attrazione di tutti. Ovviamente l’iniziativa nasce a Bari.

Il nostro obiettivo è ovviamente quello di insegnare kite ed altri sport acquatici, ma non solo. Non sono stati mai tolti gli interessi iniziali, anzi. Il mio scopo principale era quello divulgare lo sport e, grazie a questo, recuperare ragazzini meno facoltosi. Grazie ad attività come il kitesurf, windsurf ecc, abbiamo recuperato parecchi ragazzi che adesso lavorano all’estero, sono grandi e siamo molto felici. Ti parlo di ragazzini disabili, autistici, con ostacoli di ogni tipo. La possibilità di formarli e di dare lavoro a queste persone è il nostro primo obiettivo.

Come ha inciso il Covid su questa attività?  

Un disastro. Nel 2019 avevamo firmato un programma di recupero di massa sul quartiere San Girolamo, volevamo arrivare nel 2020 con 300 bambini al giorno da gestire in tutto l’anno. Era un’opportunità lavorativa incredibile ed una bella occasione per i ragazzi. Tutto questo ai primi di marzo 2020 si è ovviamente bloccato, abbiamo cambiato i nostri format ed adesso facciamo lezioni individuali, quando è possibile farlo. Abbiamo sempre lavorato in gruppo, eliminando questa massa si sono ridotti tantissimo i numeri, tuttavia è necessario. Io sono il primo a non rischiare, dobbiamo stare attenti. Veramente un grande dispiacere.

Il kitesurf sarà presente alle Olimpiadi di Parigi 2024, cosa ne pensi?

Bellissimo, ma in Italia non siamo pronti. Purtroppo non possiamo allenare dei futuri campioni, la burocrazia ci blocca. Io stesso non ho i mezzi per allenare un ragazzo che sogna di partecipare. A me non spaventa vedere il kite alle Olimpiadi anzi, a me spaventa vedere il mare, una risorsa incredibile, non abbastanza sfruttata. Risorse disegnate e pazzesche non utilizzate a dovere a causa dei forti vincoli burocratici, troppo elevati per una cultura come il kitesurf. Per noi italiani, è più facile mettere ombrelloni e servire cocktail piuttosto che sfruttare questa grande risorsa che abbiamo. Un grande peccato per il nostro paese. Noi potremmo essere leader, siamo la nazione che ha più mare in assoluto, potremmo avere centinaia di sedi di kite ecc..

Per favorire altre attività purtroppo, specie in alta stagione, blocchi un intero settore. É come se dico ad un lido che a giugno deve chiudere, ormai siamo abituati a lavorare fuori stagione.

Per essere al livello di questi eventi servono di professionisti, siamo veramente molto molto indietro. Come dicevo, il problema è che devi formare questi ragazzi per andare in mare, per fare medaglie. Servono strutture e persone competenti, ed in questo momento da noi, nonostante gli sforzi, questa è una cosa impossibile. Io stesso avrei bisogno di una sede dedicata a questa cosa, come magari avviene in Spagna, Francia e Germania. In quei posti esistono delle sedi municipali dove si svolgono delle attività come fosse una normale scuola comunale, favorendo molto lo sviluppo. In Francia si prendono dei Master per diventare professionisti, anche io ne ho uno, ed è come fossero titoli universitari. Qui in Italia qualcosa del genere non esiste, qui sono solo enti non statali, privati. In Spagna hanno le scuole surf municipali, siamo davvero indietro.

Sono 30 anni che combatto, sono stanco. Ho una passione smisurata per questi sport, speriamo in futuro le cose vadano meglio, così diventa ingestibile. Ho sicuramente una grande amarezza, tantissime scuole aprono e chiudono continuamente perché bloccate e denominate solo dalla passione. Speriamo bene per il futuro.

I tuoi obiettivi futuri

Sono sempre tantissimi, abbiamo voglia di mare, di avvicinare tanta gente. C’è sempre tanta voglia di far crescere queste discipline. Già per il 2020 gli obiettivi erano elevatissimi, noi vogliamo formare il più velocemente possibile gli operatori che lavorano, perché il mare non è la terra, serve gente che sa come muoversi.

La crescita che ha Bari come città di numeri, scuole, praticanti è elevatissima, dall’altro lato come ti dicevo non ci sono gli spazi elevati per via della burocrazia che ci blocca, favorendo altri aspetti più vantaggiosi dal punto di vista economico. Negli ultimi decenni è comunque cambiata la situazione, lo sport viene visto come fattore positivo, di benessere. Penso alla corsa, considerato ormai come un fattore di beneficio alla persona, speriamo che questo modo di pensare cresca nel tempo. Si deve capire l’importanza dello sport, ma anche di quello che è il mare, una risorsa infinita che noi in Italia abbiamo.

Infine, Beppe lancia un messaggio a tutti i colleghi…

Sono da anni un promotore della crescita di queste attività, aldilà della concorrenza. Più scuole si aprono, più sono felice.

Tutti usano il surf come immagine, penso a molti spot pubblicitari. La tavola da surf è vista come una cosa molto figa, molto cool, e tu sai che ti puoi avvicinare in questo modo fantastico. Ho visto molte scuole farsi la guerra senza creare nulla, io sono invece sempre stato dell’idea di aumentare il numero delle scuole. Più siamo, più si può fare leva sulle amministrazioni comunali. Ad esempio, se nel comune di Bari ci sono solo 50 praticanti loro neanche ci ascoltano, è logico. É inutile farsi la guerra tra di loro, non serve, non ci aiuta. Il kite è fantastico, non fa dormire i ragazzi dalla felicità, per cui dobbiamo migliorare. Con queste attività, fatte in maniera intelligente, possiamo lavorare tutti senza problemi. Ci vuole una grande collaborazione.

Per noi di Social Up è stato un grande piacere aver realizzato questa intervista a Beppe Caldarulo. In attesa di un futuro migliore, auguriamo a Beppe la veloce ripresa delle sue attività con la fantastica scuola Big Air per grandi salti.



Marco Cavallaro