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Il lavoro del futuro più flessibile e sostenibile grazie alla settimana lavorativa corta

Prende piede in sempre più Paesi l’introduzione della settimana lavorativa dimezzata. Un argomento che si è imposto prepotentemente con l’avvento della pandemia e il proliferare dello smart working. L’avvento alla “nuova normalità” post pandemica è ormai avvenuto, e tante aziende hanno deciso di mantenere la modalità di lavoro da casa attiva. Tuttavia, a questa opzione si è aggiunta anche un’esigenza di flessibilità maggiore.

Si tratta di un cambiamento globale e radicale dell’ambiente lavorativo che ha subito un’accelerazione profonda e che stenta, però, a partire in Italia. Nonostante i dati dell’indagine SWG per Italian Tech parlino chiaro. Il 56% degli lavoratori italiani ha dichiarato di essere favorevole alla settimana lavorativa corta. Mentre il 26% ha affermato di poter mantenere i 5 giorni a condizione di lavorare in smart working parte della settimana.

La settimana lavorativa di quattro giorni corrisponde ai criteri di flessibilità di cui molti dipendenti hanno bisogno, ma quali sono i vantaggi?

Un ambiente lavorativo che sappia andare incontro alle esigenze dei propri dipendenti è già di per sé una carta vincente e per questo sinonimo di maggiore flessibilità. Esperimenti come quelli effettuati con una certa lungimiranza in Islanda, sin dal 2014, hanno dimostrato quanto il benessere dei lavoratori sia migliorato. In più, le aziende in cui si è effettuata la prova della settimana lavorativa corta non hanno perso profitto.

Lavorare 4 giorni su 7 permette al dipendente di avere tre giorni liberi a settimana, così da poter avere maggiore tempo libero da dedicare alla propria famiglia o alle proprie passioni. Il bisogno di avere più tempo per staccare la spina nasce dalle necessità createsi per via della società moderna. La quale ha aumentato il livello di stress del lavoratore, costringendolo a vivere in una continua bolla frenetica. Da qui la presa di coscienza che un giorno in meno di lavoro avrebbe potuto aumentare la produttività lavorativa.

Per l’azienda che decida di introdurre la settimana lavorativa di quattro giorni, un aumento della produttività è tutto, ma questo è possibile solo se lo stipendio del lavoratore resti immutato.

Infatti, lavorare meno ore a settimana non vuol dire – in questo caso – una riduzione di stipendio. In Spagna ed in Scozia, ad esempio, sono stati gli stessi governi a lanciare iniziative di settimane lavorative corte che non abbiamo alcuna ricaduta sul salario. L’obiettivo primario, oltre ai vantaggi per le aziende in cui il progetto si è attivato, è quello di tutelare la salute mentale dei lavoratori. Ed è per questo che il governo spagnolo di Sanchez ha deciso di stanziare 50 milioni di euro di incentivi per le imprese. Dimostrandosi così disposto ad investire per il bene dei propri cittadini.

È chiaro che simili mutamenti non possano avvenire dall’oggi al domani. Il periodo di prova è necessario affinché le imprese possano trovare nuove pratiche e dinamiche per stimolare i propri dipendenti ed affrontare i cambiamenti a cui vanno incontro. Essere operativi quattro giorni anziché cinque a settimana è un bel taglio che deve essere affrontato con cura. Dato che – rimanendo invariato lo stipendio – si deve cercare il giusto equilibrio per far combaciare costi e ricavi.

Da giugno 2022 è partita, invece, la sperimentazione di sei mesi in Gran Bretagna che coinvolgerà circa 60 aziende.

Ad aver supportato la sperimentazione britannica è stato proprio il progetto pilota 4 Day Week Global.

La comunità no-profit che coinvolge persone interessate a sostenere l’idea della settimana lavorativa di 4 giorni come parte del futuro del lavoro. Sul loro sito raccontano così quello che fanno:

Incoraggiamo le imprese, i dipendenti, i ricercatori e il governo a fare la loro parte nella creazione di un nuovo modo di lavorare che migliorerà la produttività aziendale, i risultati sulla salute dei lavoratori, famiglie e comunità più solide, sfiderà la questione dell’uguaglianza di genere e lavorerà per un ambiente di lavoro più sostenibile.

Tra i vantaggi, quindi, non solo una diminuzione dei livelli di stress. La prospettiva che la settimana lavorativa corta porta con sé è quella di rendere il mondo del lavoro più inclusivo e sostenibile. Le neomamme, ad esempio, avrebbero più tempo da dedicare alla cura dei propri figli senza il timore di perdere il posto di lavoro per via della maternità.

Inoltre, si contribuirebbe a ridurre il tasso di inquinamento. Dato che le aziende – rimanendo chiuse un giorno in più – sprecherebbero meno energia ed i dipendenti utilizzeranno meno i mezzi per recarsi al posto di lavoro. Si diminuirebbe, così ad esempio, più del 4% di emissioni di CO2.

Una prospettiva che sta facendo davvero il giro del mondo ed è arrivata ad interessare persino il Giappone, paese storicamente noto per il fenomeno del Karoshi: “morte per troppo lavoro”.

Coì come in Gran Bretagna, tra le motivazioni per cui l’innovazione della settimana lavorativa corta sta riscontrando particolare successo in Giappone, vi è la necessità di far fronte alla carenza di personale. In particolar modo, il personale specializzato. Hiromi Murata, ricercatore al Recruit Works Institute, ha infatti dichiarato al Japan Times che:

Per le aziende la settimana lavorativa di quattro giorni è una strategia per fare in modo che il personale esperto non vada via. Serve tempo per trovare nuovo personale e formarlo adeguatamente per raggiungere lo stesso livello. Tanti lavoratori esperti, comprese madri, non riescono a lavorare 5 giorni a settimana, scegliere la settimana corta permette di avere le loro competenze in azienda.

Un simile cambiamento così dirompente non poteva che essere accolto anche da un Paese all’avanguardia come gli Emirati Arabi che hanno proposto la loro personale visione della settimana corta di quattro giorni e mezzo.

Quando la pandemia è scoppiata, tutte le aziende sono state costrette a trovare prontamente un’alternativa al loro tradizionale modo di lavorare.

Proprio dall’imprevedibilità delle circostanze future, nasce l’esigenza di mettere a fuoco nuovi progetti testandone in tempo i punti di forza e di debolezza. Motivo per cui l’introduzione della settimana lavorativa corta richiede una fase pilota che debba essere sostenuta da organizzazioni, imprese e governi che credano davvero nella sue potenzialità.

In Italia il cammino è ancora lungo, non vi è una politica in materia che si sia particolarmente distinta rispetto al resto del Mondo. Rimane, però, l’impegno di alcune aziende – tra queste la Awin Italia e la Carter & Benson – di voler cavalcare la novità per prime diventandone così pioniere.

 

 



Giulia Grasso