Nagorno Karabakh: l’ennesima pagina triste di un 2020 da dimenticare

Da circa tre settimane il mondo è stato sconvolto dall’ennesima tragedia di questo 2020: si sono riaccesi gli scontri militari in Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaijan.

Il Nagorno Karabakh è una regione del Caucaso tra Armenia ed Azerbaijan, governata dall’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh. Il territorio, infatti, è riconosciuto dalla comunità internazionale come parte dell’Azerbaijan, ma dal 2017 la Repubblica dell’Artsakh si è proclamata indipendente in seguito alle ostilità del 2016.

La guerra in Nagorno Karabakh, e nello specifico tra Armenia ed Azerbaijan, vede le sue origini all’inizio del secolo scorso. Il territorio, infatti, è sempre appartenuto politicamente all’Azerbaijan, ma la popolazione è a maggioranza etnica armena ed è facile capire il perché della costante tensione.

Nagorno Karabakh: tregua sovietica ed esplosione anni’90

Tensione che è sfociata nell’epoca contemporanea dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che paradossalmente svolgeva il ruolo di paciere-collante, riducendo al minimo le tensioni tra le due Repubbliche sovietiche di Azerbaijan ed Armenia.
Gli scontri di grandi dimensioni hanno preso avvio agli inizi degli anni ’90, registrando un cessate il fuoco nel 1994, regalando circa vent’anni di “quasi normalità”.

Nel 2016, però, le tensioni si sono riaccese per poi terminare di nuovo nel 2017, con la proclamazione della Repubblica dell’Artsakh, di chiara influenza armena.

Le ostilità sono riprese lo scorso 27 settembre, nelle zone al confine con l’Azerbaijan. Si sono registrati bombardamenti da ambo gli schieramenti non solo su obiettivi militari, ma purtroppo anche su siti civili.

La questione non è stata presa in considerazione subito dalla diplomazia internazionale, che ha visto farsi avanti da subito solamente gli Stati della zona interessati allo sviluppo della situazione geopolitica: Russia e Turchia in primis ed anche l’Iran. Un interesse spinto per lo più per motivi di vicinanza territoriale.

Nagorno Karabakh: lo spettro di una crisi umanitaria imminente

I pochi aggiornamenti che arrivano dal fronte, infatti, parlano di bombardamenti continui da parte degli azeri sulle città della Repubblica e di altrettante risposte dell’esercito armeno, con i contingenti che sembrano affrontarsi quasi senza badare alla presenza di civili.

Ulteriori notizie, ben più inquietanti se confermate, parlano di tentativi di pulizia etnica nei confronti delle popolazioni di etnia armena da parte dell’esercito azero.

Le comunicazioni con l’area risultano frammentate sia a causa della difficoltà dei reporter internazionali di raggiungere la prima linea, poiché la situazione è ritenuta essere troppo pericolosa ed imprevedibile, ma anche a causa dei pochi spazi dedicati dalle testate nostrane all’escalation di violenza.

Nagorno Karabakh: i rapporti con l’Europa e la Champions League

L’Europa, invece, è apparsa quasi come distante, limitandosi a condannare le ostilità, senza quasi rendersi conto della drammatica situazione che stanno vivendo i civili dell’area.

Ancora una volta la reazione dei media nostrani dimostra come si decida di non approfondire situazioni di disagio lontane forse per meri motivi di visibilità. Ci si augura ovviamente che il motivo non sia questo, ma difficilmente si riesce a trovare una risposta esatta.

Il tema, ad esempio, era stato affrontato dai principali media d’informazione italiani, con addirittura approfondimenti, nel 2017, quando il Qarabag, squadra di calcio della prima divisione azera, si era qualificata per la prima volta nella storia alle fasi finali della UEFA Champions League.

La storia della squadra è strettamente legata alle tensioni della regione del Nagorno Karabakh. Il Qarabag, infatti, fu fondato nel 1951 nella città di Agdam, città del territorio conteso, quando al tempo era sotto l’influenza della Repubblica Sovietica Azera. Durante la guerra degli anni ’90, lo stadio della squadra fu distrutto insieme alla città e la devastazione fu talmente enorme da rendere Agdam una città fantasma. Così il Qarabag decise di trasferirsi a Baku, capitale dell’Azerbaijan.

 

Agdam oggi. Credits: paesifantasma.it

Il Qarabag è quindi il simbolo delle tensioni nella regione, poiché non ha la possibilità di giocare nella propria città d’origine, ma milita nel campionato di un’altra federazione nazionale, non riferibile allo stato de facto di appartenenza.

La situazione nella regione è gravissima, vista anche l’infrazione fulminea dell’accordo di cessate il fuoco dello scorso 10 ottobre, mediato tra i due litiganti attraverso l’azione diplomatica di Russia e Turchia, ma subito venuto meno.

È necessario che ci sia un intervento chiaro anche dall’Italia, partendo dai propri canali d’informazione, forse troppo concentrati ed esasperati dalla seconda ondata del Coronavirus. La missione è quella di raccontare le ingiustizie ed è questo il momento di farlo.



Paride Rossi