Fonte: sky tg24

Giappone, dal Karoshi alla settimana lavorativa dimezzata, arriva la proposta del premier

Se si dovesse fare una lista dei Paesi che pongono tra le prime priorità il lavoro, i due paesi asiatici per eccellenza – Giappone e Cina – si troverebbero al primo posto. Per cultura e contesto, in Giappone è sempre stato così. Il lavoro purifica l’anima ed attraverso l’attività del singolo l’intera comunità riceve benefici. Tale è l’importanza attribuita secolarmente al lavoro dai giapponesi, che esiste anche un termine, Karoshi, che significa “morte per troppo lavoro”. Non un semplice termine coniato, ma una vera e propria causa di morte presente nelle statistiche giapponesi. Si ricorda a tal proposito, il celebre caso di di Miwa Sado, una giovane reporter della televisione pubblica giapponese NHK. Nel 2013 la trentunenne morì dopo aver svolto 159 ore di straordinario in un mese. Lo stress e basta non avrebbe causato il decesso, il karoshi sì. Ebbene, dopo anni di “straordinari lavorativi” a cui ormai la popolazione giapponese è abituata, Yoshihide Suga, primo ministro del Giappone, avanza la proposta di ridurre la settimana lavorativa fino a 4 giorni settimanali.

La giornata lavorativa ridotta rappresenta per il Giappone non solo uno shock  economico, ma anche culturale

La società mondiale sin dai tempi della prima rivoluzione industriale ha dimostrato di essere altamente frenetica e concentrata sul lavoro. In fin dei conti, più lavoro significa più guadagno. Ed in effetti funziona in questo modo, solo che i mutamenti sociali degli ultimi tempi – complice anche la pandemia – hanno contribuito ad accentuare il bisogno di staccare un po’ la spina per dedicare del tempo in famiglia, ad esempio.

Recita proprio così, infatti, lo scopo della proposta del primo ministro giapponese: “Aiutiamo le famiglie”. La triste realtà del Giappone presenta un ambito familiare in cui , per esempio, i più anziani, sentendosi abbandonati dalla famiglia, compiono dei piccoli atti criminali per essere arrestati ed avere almeno in carcere vitto, alloggio e compagnia.

Dinanzi a simili dinamiche sociali, il governo del Giappone non può girarsi dall’altro lato e la riduzione dell’attività lavorativa potrebbe essere una misura da prendere in considerazione.

Suga è premier dal 2020.  Ha ricoperto tale ruolo in un periodo in cui il Mondo, economicamente parlando, sembrava essere piegato in due. La sua legge si propone, allora, di rendere più dinamico il mercato e va incontro agli interessi personali dei singoli lavoratori.

Infatti, saranno gli stessi dipendenti a scegliere se lavorare 4 o 5 giorni. Tuttavia, vi è sempre un rovescio della medaglia e la popolazione giapponese sembra essere divisa in tal senso.

Da un lato, chi è a favore considera i benefici in termini di salute, mentale e fisica, nonché di tempo da dedicare alla propria vita sociale. Dal Corriere si riporta anche la possibilità per le coppie appena sposate di decidere di avere dei figli – data la crescita zero a cui il Giappone è vittima da anni-. Inoltre, si potrebbe decidere di aumentare le proprie competenze e di investire di più per diletto.

Dall’altro, la regola posta ad inizio articolo: ma lavorare di più non significa guadagnare di più? Molti infatti, considerano il taglio delle ore lavorative come un modo per trovarsi un secondo lavoro per guadagnare ancora di più. Un paradosso se si pensa al reale motivo per cui il disegno di legge è stato strutturato.

C’è da dire che la settimana lavorativa “corta” non è una novità del Giappone, ed ha a che fare con le persone e non con i profitti.

In Italia, ad esempio esiste e in alcune aziende la riduzione dell’attività lavorativa non determina un cambiamento di stipendio. Da Money.it si riporta il caso dell’azienda Carter & Benson in cui i propri dipendenti possono scegliere quando e come usufruire delle 8 ore a settimana. William Griffini, CEO dell’azienda citata, ha così dichiarato, infatti:

“Arrivare oggi a questo risultato è una soddisfazione ed è la testimonianza che quando ci sono la fiducia, il rispetto e la stima, quando le persone vengono misurate in quanto tali e non solo sulle performance, si può andare molto lontano”

A Lione, in Francia si propone l’esempio della LDLC, un’azienda che con l’esperimento della settimana di 4 giorni lavorativi ha aumentato la produttività del 40%.

L’orientamento giusto è quello che determina un sistema lavorativo in cui il dipendente, conscio dei propri orari e limiti, sappia autodirigersi al meglio. L’ottica si allontana, allora, dal capo padrone a cui sottostare e si avvicina all’immagine di un’azienda liberata e più dinamica. Questo vale e da un punto di vista economico e da quello sociale.

Tanti modelli da cui prendere esempio, quindi, che possano aiutare il Giappone a credere a questa nuova legge. Lontana sicuramente dal modello lavorativo tradizionale, ma necessario per ciò che concerne l’aspetto sociale di un Paese.



Giulia Grasso