Fonte: G20.org

Il G20 2021 si è concluso, cosa è stato deciso e perché deve interessare le nuove generazioni

Due giorni di fuoco quelli del 30 e 31 ottobre 2021, date in cui proprio a Roma si è riunito il Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20. Non si tratta di una semplice sigla, ma di un gruppo di ben 19 Paesi, tra cui l’Italia, con l’aggiunta di un’organizzazione internazionale quale è l’Unione europea. Insieme – si legge dal sito ad esso dedicato – essi “rappresentano il 90% del PIL mondiale, l’80% del commercio mondiale e i due terzi della popolazione mondiale”.

Nato nel 1999, il Vertice del G20 affronta questioni di natura economico-finanziario per favorire le economie dei paesi e incoraggiare quelle in via di sviluppo.  Dal 2008, a seguito di una forte crisi economia, i Paesi coinvolti hanno deciso di riservare un Vertice finale alla partecipazione congiunta dei Capi di Stato e di Governo.

Quest’anno l’incontro è avvenuto alla Roma Convention Center – La Nuvola, nel quartier EUR. Qui i leader, ministri delle finanze e governatori delle banche centrali, hanno affrontato diversi punti in agenda e stabilito nuove direttive riguardo diversi temi.

Le 3 C del G20 di Roma: Covid, Clima, C02

Queste le tre tematiche principali che hanno infuocato la città eterna alla fine del mese di ottobre. Questioni di interesse globale che necessitano di essere guidate da un intenso lavoro di coordinazione e collaborazione internazionale.

Il primo punto elencato, il covid-19, non poteva che essere affrontato con una duplice accezione: i vaccini e l’economia post-covid.

Per ciò che concerne i vaccini, ancora una volta come anticipato dal vertice del G7, l’obiettivo è quello di garantire “un accesso tempestivo, equo e universale ai vaccini”. A maggior ragione per i Paesi in via di sviluppo a cui le forze del G20 si sono particolarmente interessate. Si stima di raggiungere almeno il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021 e il 70% entro metà del 2022. Percentuali che dovranno tenere conto dell’andamento delle campagne vaccinali nelle varie nazioni.

Tra i punti in esame sul versante del covid, la discussa tematica del riconoscimento dei vaccini. Tasto dolente soprattutto per i no vax. Tuttavia, i leader hanno dichiarato di avere ben chiaro l’obiettivo a cui puntano:

Ampliare l’elenco dei vaccini autorizzati per l’uso di emergenza, continuando a tutelare la salute pubblica e garantendo la privacy e la protezione dei dati.

A conferma di ciò si ricorda che l’OMS, Organizzazione mondiale della sanità, aveva già dimostrato il suo consenso nei confronti della sicurezza ed efficacia attribuita ai vaccini. Inoltre, era già arrivata l’approvazione – per il vaccino Pfizer – da parte di un ulteriore ente importante statunitense. La FDA, per l’appunto, aveva dichiarato ufficialmente che il vaccino non fosse più da considerare ad uso emergenziale.

Ma il G20 affronta questioni di natura economica e, dunque, si è parlato anche della lenta, ma effettiva, ripresa dei Paesi.

Dopo il 2020, grazie anche al sostegno di strumenti di supporto fiscali, i Paesi si stanno rialzando. Non tutti corrono allo stesso modo e non tutti avvertono, quindi, tale rialzo economico. La salita appare molto ripida, ma i leader si mostrano ben consapevoli dei limiti e dei rischi che potrebbe avere un’ulteriore ricaduta finanziaria. Tanto su scala nazionale che internazionale.

In occasione del vertice, allora, hanno ribadito il loro totale interesse nel tutelare i Paesi da minacce economiche di distinta natura. In particolar modo, garantendo il mantenimento delle misure di sostegno adottate durante la pandemia. Si è promesso, inoltre, di prestare attenzione all’incombente e preoccupante andamento dell’inflazione. Nonché alla presenza di possibili e disastrose azioni monopolistiche dei mercati.

Maggiormente lo sguardo si è, poi, rivolto alla seconda emergenza che si è resa particolarmente evidente negli ultimi anni: il cambiamento climatico.

Alcune testate giornalistiche – tra cui il ilfattoquotidiano.it – hanno manifestato il proprio rammarico rispetto alle soluzioni a cui il Vertice è giunto. Si è, infatti, confermato quanto già deciso nella sede degli Accordi di Parigi: mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 °C (l’obiettivo è quello di non superare 1,5 °C).

La risposta data a molti è sembrata un mero tentativo di acquietare gli animi in un momento delicato. In cui, in sintesi, la temperatura è in costante aumento e la natura ci da segnali evidenti del danno irreparabile che l’uomo sta causando. Si pensi alle trombe d’aria e di pioggia che hanno interessato la Sicilia nelle scorse settimane. Niente di tutto ciò è normale, motivo per cui si chiede maggiore tutela e regolamentazioni sulla questione climatica, ma le soluzioni stentano ad essere trovate.

Sono proprio le nuove generazioni i principali destinatari di questa mancata presa di posizione.

A loro si sta per lasciare un futuro incerto su più fronti e un mondo pieno di disastri a cui sarà difficile trovare rimedio se non si comincia oggi a muovere qualcosa.

La generazione di Greta Thunberg sa di quali rischi si sta parlando: scioglimento dei ghiacciai, estremo innalzamento delle temperature, aumento del livello dei mari e fenomeni metereologici incontrollabili.

Da qui la presa in esame del terzo punto sopra citato, il diossido di carbonio – C02.

Ci si sarebbe aspettato un maggior approfondimento in materia, considerando che il C02 appartiene a quei gas ad effetto serra che contribuiscono al riscaldamento globale. Invece, i leader ne hanno fatto riferimento in maniera alquanto vaga affermando che lo scopo prefissato è quello di “ridurre significativamente le nostre emissioni collettive di gas serra, tenendo conto delle circostanze nazionali e nel rispetto dei nostri contributi determinati a livello nazionale”.

Sono state proprio quelle “circostanze nazionali” che non hanno convinto del tutto parte dell’opinione pubblica. Dato che la diminuzione, o addirittura l’eliminazione totale di consumo di gas serra, porterebbe a soluzioni di natura globale, non semplicemente nazionale. Trattandosi di un’esigenza comune e sempre più immediata c’è chi non si spiega perché un limite nazionale avrebbe il diritto di provocare un danno molto più ampio.

Le logiche dietro tale ragionamento sono sempre, chiaramente, di natura commerciale. Per fortuna, sotto questo punto di vista il G20 ha lasciato posto alla la più importante conferenza annuale sulla crisi climatica – la COP26 di Glasgow. L’auspicio è che almeno in questa sede si potranno portare dei risultati più maturi rispetto all’allarme ambientale.

Il G20 si è dimostrato poco efficace e a tratti ridondante sulla vicenda climatica. Tuttavia rappresenta ogni anno un punto di incontro e – si spera – di svolta per il profilo economico e sociale di diversi paesi, traino dell’intero contesto globale.



Giulia Grasso