Fonte: La Repubblica.it

Green Pass, in Italia l’obbligo per i lavoratori dal 15 ottobre

Al ristorante, al cinema, ai concerti: il Green Pass è stato utilizzato un po’ ovunque. Dal 6 agosto, giorno ufficiale della sua entrata in vigore, il certificato verde è stato obbligatorio per chiunque volesse andare in determinati locali o usufruire di alcuni servizi. L’alternativa a quest’obbligo era semplicemente privarsi dal fare certe attività. Tuttavia, sebbene sia possibile evitare di andare a mangiare una pizza al chiuso, non vale lo stesso per andare al lavoro. Dal 15 ottobre in Italia l’obbligo del Green Pass sarà esteso anche ai posti di lavoro, una decisione del governo stabilita per prevenire la diffusione del covid-19.

Dal 15 ottobre al 31 dicembre, a lavoro solo se muniti di Green Pass.

É questa la scelta dell’ultima bozza del decreto sulle modalità di prevenzione al covid-19. Si tratta di quasi 9 articoli che determinano alcune regole valide fino alla fine di quest’anno, nonché fino al termine dello stato di emergenza.

Innanzitutto l’obbligo si rivolge a tutti i dipendenti pubblici. Dall’ANSA si riporta, infatti, che a possedere obbligatoriamente il Green Pass dovrà essere in prima istanza il:

personale delle amministrazioni pubbliche, delle Autorità amministrative indipendenti, compresa la Consob e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, della Banca d’Italia, nonché degli enti pubblici economici e degli organi di rilievo costituzionale.

Insomma, qualsiasi sia il titolo che abbiano, i lavoratori che svolgono attività lavorative in amministrazioni pubbliche dovranno assolutamente avere il Green Pass.

Il certificato verde, si ricorda, non spetta solo a chi abbia concluso le due dosi del ciclo vaccinale. Bensì, anche a chiunque abbia effettuato un tampone entro 48 ore e sia risultato negativo. Nonché, a tutti coloro i quali siano guariti dal Covid-19 da massimo sei mesi.

Dunque, l’obbligo del Green Pass a lavoro non equivale all’obbligo vaccinale. Ma per chi non lo presenterà ci saranno care conseguenze.

Il Green pass era già divenuto nello scorso decreto uno strumento obbligatorio per il personale medico e sanitario. Alla lista si erano aggiunti gli insegnanti e a breve la stessa strategia sarà attuata per tutti gli altri settori lavorativi. In alcuni casi, per chi non rispetterà le regole non è previsto il licenziamento, ma altre gravi conseguenze.

Dalla sospensione lavorative (e dello stipendio), all’aspettativa ingiustificata sino a multe di mille euro. Una simile cifra invoglia il personale lavorativo a munirsi di Green Pass, ma anche in questa circostanza bisogna stare attenti. I furbi con il documento contraffatto saranno assolutamente penalizzati.

Il Green Pass dovrà essere autentico e controllato con un’apposita app: VerifiCa19.

Le critiche da parte dei no-vax non sono mancate a riguardo. A tal proposito, il governo ci tiene ancora una volta a sottolineare come quest’obbligo non stabilisca una barriera alla libertà di scelta dei lavoratori. Infatti, chi vorrà proseguire a lavorare pur non essendo vaccinato potrà farlo ed anche in maniera meno svantaggiosa. Dato che il decreto ha predisposto anche una clausola per garantire un prezzo dei tamponi più equo.

Nelle farmacie adibite al tampone, il prezzo sarà di 15 euro. Per tutti coloro i quali, invece, per motivi di salute non possano accedere al vaccino, il tampone sarà totalmente gratuito. Ed, inoltre, anche i minori avranno uno sconto: pagheranno 8 euro anziché 15 euro.

Si tratta di andare incontro alle esigenze di una fetta della popolazione italiana che continua, per diversi motivi, a non voler avere somministrato il vaccino. L’alternativa ad esso, per una massima tutela degli ambienti lavorativi e pubblici, non può che essere il tampone. La cui validità sarà accettato a lavoro, nel caso in cui si tratti di un test molecolare, fino a 72 ore.

Ovvio è che, a lungo andare, la strategia di governo puntando sull’obbligatorietà del Green Pass, potrebbe riuscire ad ottenere un numero più elevato di vaccinati.

Tale prospettiva era già stata esaminata da Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, che riteneva che l’Italia avesse dovuto seguire l’esempio francese di Macron. In Francia, infatti, qualcosa dopo l’introduzione dell’obbligo del Green Pass si è smosso, tanto che è stato persino abolito l’uso della mascherina. L’Italia sta cercando di seguire la medesima direzione.

Nello stesso contesto si inserisce la decisione della Germania. Il digitaler Impfpass, il certificato tedesco, è obbligatorio per usufruire di molti servizi. Inoltre, per invogliare ancora di più la popolazione a vaccinarsi si è limitata la validità dei tamponi. Il test rapido, che non verrà più rimborsato ai cittadini, varrà solo 24 ore, mentre quello molecolare 48.

Altra situazione invece per il Regno Unito. Per il momento il NHS Covid pass non è obbligatorio. La richiesta di quest’ultimo è stata affidata alla discrezione del proprietario della struttura. Di seguito maggiori dettagli sulla situazione in UK.



Giulia Grasso