Eco-sostenibilità nel 2018: la rivoluzione inizia dai supermercati

Alessia Cavallaro

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Combattere l’inquinamento è possibile e realizzabile partendo dalle piccole cose. Non vi raccontiamo di come sia possibile farlo da casa, attraverso una raccolta consapevolmente differenziata; non vi spieghiamo come dovreste evitare lo spreco di cibo, partendo dai vostri frigoriferi; ma cerchiamo di portarvi un pochino più indietro, nel luogo dove “tutto” ha inizio: nei supermercati.

Se pensassimo a quanta carta o, peggio ancora, quanta plastica viene utilizzata tra imballaggio, trasporto ed esposizione, ci sarebbe da rabbrividire. Se considerassimo poi le tempistiche di decomposizione dei rifiuti, non basterebbe un’intera vita per vedere la degradazione biologica di tutta la spazzatura che produciamo.

Ormai siamo nel pieno del ventunesimo secolo e nascondere la testa sotto la sabbia, come si dica facciano gli struzzi, ma come hanno sicuramente fatto intere generazioni passate, non è più una scelta praticabile. Bisogna trovare soluzioni concrete e reali che pongano fine ad un problema così preoccupante, che coesiste con l’uomo da millenni.

Fortunatamente è stata ideata una nuova tipologia di supermercato 2.0 che cerca di ridurre, come può, l’immissione di altri rifiuti nel mondo. Come ci riesce? Abolendo totalmente tutte le plastiche che possono trovarsi nei comuni grandi magazzini.

Per la precisione, il primo supermercato di questo genere, ha aperto ad Amsterdam, all’interno del supermercato biologico Ekoplaza, il primo reparto al mondo completamente “plastic-free” con 680 prodotti in offerta, tutti vendibili al naturale, senza materiali plastici di mezzo. Il progetto, però, prevede la sua diffusione in ben altri 74 market della catena olandese. Carne, riso, salse, latticini, frutta e verdura sono confezionati in imballaggi biodegradabili in vetro, metallo o carta.

L’amministratore delegato di Ekoplaza Erik Does ha affermato: “Sappiamo che i nostri clienti sono stanchi di prodotti carichi di strati di plastica. Le corsie prive di plastica sono un modo davvero innovativo di testare i biomateriali compostabili che offrono un’alternativa più rispettosa dell’ambiente agli imballaggi in plastica”.

L’iniziativa è stata lanciata in collaborazione con il gruppo ambientalista A Plastic Planet. Il cofondatore Sian Sutherland, a tal proposito, afferma: “Per decenni hanno venduto ai consumatori la bugia che non possiamo vivere senza plastica nel cibo e nelle bevande. Un reparto privo di plastica cancella questa falsa convinzione. Finalmente possiamo vedere un futuro in cui il pubblico può scegliere se acquistare plastica o meno. Allo stato attuale non abbiamo scelta”.

Ora ci chiediamo: è tutto oro quel che luccica? Se da una parte la plastica risulta nociva e inquinante per l’intero pianeta, dall’altra ha un costo di produzione inferiore a molte delle alternative proposte dalle aziende creatrici e confezionatrici. Il rischio, quindi, è quello di trovare sempre i soliti prodotti ma a prezzi più che maggiorati, paradossalmente, a causa del non utilizzo della plastica per il loro imballaggio. E ora la domanda definitiva: siamo sicuri che, nel 2018, i consumatori siano realmente disposti a preferire l’ecologia al risparmio?

Le tesi a riguardo potrebbero essere infinite, ma noi rimaniamo dell’idea che si tratti solo di entrare nella giusta ottica. Sarà, poi, unicamente una questione di abitudine, riuscire a trovare una risposta sempre più eco-sostenibile nel minor tempo possibile.