Cibo e cultura, dalla fusione di queste due realtà nasce “Treccani gusto”

Andrea Lucentini

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Il termine cultura deriva dal latino colere “coltivare”, basterebbe quindi già l’etimologia di questa parola a legarla strettamente alla sfera del cibo e la sua definizione generale cioè un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare, un’eredità storica che nel suo insieme definisce i rapporti all’interno di quel gruppo sociale e quelli con il mondo esterno ce la lega indissolubilmente. Ė infatti impossibile parlare di cibo senza parlare di saperi, opinioni e credenze ed il cibo stesso influisce tantissimo sui rapporti di un gruppo sociale e su quelli con il mondo esterno, non a caso l’atto di sedere a tavola è considerato uno dei momenti di condivisione e di incontro per eccellenza!

Dalla fusione di queste due realtà, nasce un progetto di una vera e propria istituzione della cultura: Treccani Gusto. Insieme alla Fondazione Qualivita, nata a Siena nel 2002 e che si occupa della difesa e diffusione della cultura rurale tramite la valorizzazione del settore agrolimentare di qualità delle DOP, IGP e STG, Treccani propone una nuova edizione annuale de L’atlante Qualivita e un magazine digitale per raccontare i diversi aspetti dell’ambito agricolo, alimentare e turistico; da una banca dati con glossario specialistico e ricettario.

“Siamo convinti che ci sia bisogno, oggi più che mai, di fare sistema e di promuovere in forma autorevole l’immagine dell’Italia produttiva nel mondo” è il commento del direttore generale di Treccani Massimo Bray “Sono certo che Treccani potrà diffondere presso un pubblico attento e sensibile alla qualità il messaggio più alto che proviene dal comparto agroalimentare italiano: è possibile produrre ricchezza rispettando e valorizzando il nostro territorio, il nostro paesaggio, la nostra identità”.

Gli fa eco il direttore generale della Fondazione Qualivita Mauro Rosati: “Con questo progetto ci poniamo l’ambizioso obiettivo di contribuire alla conoscenza delle complesse esperienze rurali, agricole e alimentari italiane affinché possano divenire una vera e propria cultura mainstream”.

Conclude soddisfatto il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina:“L’iniziativa di Treccani apre nel migliore dei modi l’Anno nazionale del cibo che mi auguro possa diventare un punto di riferimento per diffondere conoscenza e consapevolezza. Perché non c’è sviluppo senza cultura”.

Significativo che tutto questo nasca alle soglie de L’anno nazionale del cibo italiano, eh già perché l’estate scorsa, da un dibattito pubblico in cui i Ministri Martina e Franceschini si sono confrontati con Carlo Petrini (patron di Slow Food e guru del buon cibo) e Massimo Montanari (storico dell’alimentazione e Professore presso le Università di Bologna e Pollenzo). In quell’occasione il professore aveva sottolineato come la tradizione gastronomica italiana fosse una delle componenti più fortemente identitarie della nostra cultura. Non solo un cibo buono, amato e invidiato in tutto il mondo, ma un patrimonio di saperi, tradizioni locali ed eccellenze alimentari.

Ormai in Italia si fa sempre più caso a quanto il mercato del cibo sia l’unico vero segno distintivo della qualità italiana e ambasciatore del Bel Paese nel mondo, non a caso l’attenzione mondiale è sempre più fervente su questo argomento, molte Università o scuole specializzate nascono ogni giorno per educare allo sviluppo del settore agroalimentare e che dire…. Finalmente una materia gustosa da studiare!