Charlie e la Fabbrica di Cioccolato: a Milano il musical della “pura immaginazione”

Alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano un musical che rievoca con forza, attualizzazione e creatività il romanzo di Roald Dahl

Visto in anteprima alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano, Charlie e la Fabbrica di Cioccolato è un musical potente e creativo, che sa rievocare con forza e carattere l’opera di Roald Dahl. Siamo dinnanzi ad uno spettacolo che, diretto da Federico Bellone, riprende un musical recitato nei teatri di Londra (dove è rimasto a teatro per ben 4 anni) e New York, per la regia di Sam Mendes (celebre regista di grandi film tra cui American Beauty, Revolutionary Road). Il libretto originario è di David Greig (Royal Shakespeare Company), le canzoni  di Marc Shaiman e Scott Wittman (Sister ActHairsprayMary Poppins Returns), e Leslie Bricusse (Premio Oscar, The Candy Man, Victor Victoria) e Anthony Newley.

Ottimo materiale di partenza, dunque, che è stato assecondato con inventiva e intelligenza dalla regia italiana e dalla produzione stessa dello spettacolo (Wizard production), che si è cimentata in un’operazione non da poco: inaugurare un nuovo spazio teatrale e culturale cittadino di indubbio fascino, La Cattedrale della Fabbrica del Vapore, proprio con questo spettacolo, la cui vicenda, nell’immaginazione del romanziere britannico, si svolge nella Fabbrica delle meraviglie del genio del cioccolato Willy Wonka.

La trama della fiaba per bambini (e adulti) di Roald Dahl racconta appunto di questo stravagante inventore, il quale, avanti con gli anni si rende conto di essersi isolato nella sua ricerca creativa volta a sperimentare e creare ogni genere di dolci, chiudendosi nella sua fabbrica. Bisognoso di recuperare i rapporti col mondo esterno e soprattutto di cercare un successore, che possa essere all’altezza di ricevere la sua eredità, Willy Wonka apre un negozio in città e si traveste da venditore in un negozio di dolciumi. Bandisce anche un concorso: chi troverà nelle barrette di cioccolato in vendita un biglietto d’oro (sono cinque in palio) potrà visitare la sua fabbrica, mai aperta prima d’ora al pubblico.

ph Giulia Marangoni

Sotto le mentite spoglie (mal celate in realtà) di un bottegaio Wonka incontra Charlie Buckett, un bambino fantasioso che ha il mito di Willy Wonka e che, poverissimo, vive in una casupola insieme ai nonni (tutti stipati in unico letto, l’unico disponibile) e la madre, nutrendosi di sogni più che cibo. Il sogno più grande di Charlie è di entrare nella fabbrica del Maestro del Cioccolato, ma i suoi sogni potranno mai diventare realtà, visto che non ha che pochi spiccioli per comprare le tavolette di cioccolato e poche possibilità di vincere il biglietto d’oro?

Giulia Marangoni

Se questa è storia di Dahl, un fiaba sul potere dell’immaginazione, i suoi limiti, ma anche una “celebrazione” della creatività, il musical diretto da Bellone sa ben adattarla a teatro. Le musiche sono riprodotte dal vivo dall’orchestra e la scenografia è davvero di alto livello. Nel primo atto il palco è costruito come una piccola città, sui cui torreggia in lontananza la grandiosa fabbrica di Willy Wonka. La casupola di Charlie è un supporto girevole che muta spesso da esterno ad interno, operando in pochi attimi il ribaltamento. E’ come una “piccola capanna” dei sogni all’ombra del colosso ingegnoso delle possibilità, l’immenso laboratorio di dolci strabilianti e inaspettati.

Lo spettacolo cavalca il brio, l’ironia, la creatività del film del 1971 di Mel Stuart, non a caso replicandone il titolo, prendendo spunto da questo, piuttosto che del successivo di Tim Burton. Le citazioni sono chiare, a partire dal brano “Pure immagination“, tradotto con efficacia in italiano, che rappresenta la sintesi dello spettacolo: la fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka, infatti, è una fabbrica dei sogni, in cui la creatività può dilagare senza compromessi, interessi o limitazioni. E’ una fabbrica per Sognatori puri come Charlie e Willy Wonka, ed infatti gli altri bambini vincitori dei biglietti d’oro, viziati dai genitori ed abituati ad avere subito gli oggetti che vogliono e ad accumularli con facilità  (per desiderio di possedere, voracità, ricerca di fama) non si domandano come siano stati realizzati quegli oggetti o quei dolciumi, e non sono poi in grado di immaginarne di nuovi, in quanto mancano di creatività. Per questo per loro la fabbrica è un luogo non adatto e pericoloso.

Lo spettacolo teatrale fa emergere questo sense of wonder e oltre alle pregevoli scenografie e agli effetti speciali, curati da Paolo Carta, studiate con rispetto per lo spazio scenico senza sovrabbondarlo di particolari, pur descrivendo efficacemente l’esuberanza del processo creativo, il merito è senza dubbio degli interpreti: primo tra tutti Christian Ginepro, che ispirandosi alla grande interpretazione di Gene Wilder (nel film del 71′), riesce a riprodurre l’ironia, l’eccentricità, la “baldanzosa” immaginazione e le contraddizioni della singolare figura di Willy Wonka.

Belle poi le canzoni: il musical è gradevole e non ridondante (direzione musicale di Giovanni Maria Lori), ben tradotto in italiano (Franco Travaglio). Divertente anche l‘attualizzazione e il riferimento alla cultura italiana, ad esempio quella televisiva nel descrivere le vicende di Mike TV. Dal punto di vista musicale si alternano diversi stili (sotto questo profilo lo spettacolo richiama invece il film di Tim Burton), con tanto di hip-pop, ARNB e danza classica. Interessante anche la tridimensionalità dello spettacolo, lì dove, soprattutto nel finale, il palco “si proietta” verso il pubblico, che in fondo si trova già in una fabbrica “La Cattedrale del Vapore” di Milano, come se la platea fosse una continuazione della Fabbrica di Cioccolato di Wonka. Nel complesso un’operazione davvero riuscita, che non a caso, ha molti sponsor: dal Comune di Milano, ad Ernst Knam, alla Rinascente, a Nickelodeon e molti altri. Il livello della produzione si pone su alti standard e un’ampia scala di diffusione e di pubblico. Uno spettacolo adatto non solo ai bambini, come le favole di Dahl: si vedano anche “Le Streghe”, “Matilda sei mitica” o gli “Sporcelli”, rivolte anche agli adulti (il depliant con all’interno il “biglietto d’oro” è suggestivo anche per loro).



Francesco Bellia