I viaggi spaziali modificano il cervello

In SALUTE, SCIENZE by Silvia D'AmicoLeave a Comment

Se per il 2018 è prevista la divulgazione dei risultati del Twins Study condotto dalla NASA, uno studio della Medical University of South Carolina ci svela i cambiamenti a cui va incontro il cervello di un uomo durante un lungo periodo di permanenza nello spazio. La ricerca, condotta da Donna Roberts e pubblicata sulla rivista scientifica più prestigiosa in assoluto, The New England Journal of Medicine, ha rivelato come astronauti che hanno trascorso lunghi periodi nello spazio riportino importanti cambiamenti morfologici a livello del cervello.

I cambiamenti del cervello nello spazio potrebbero essere permanenti

L’esperienza di una missione spaziale non deve essere una passeggiata, lo immaginiamo e ce lo raccontano le testimonianze degli astronauti di ritorno dalla Stazione Spaziale Internazionale. Tuttavia, gli effetti della microgravità sul corpo umano rappresentano ancora, ed in larga parte, un mistero. Il più grande timore di Donna Roberts, ed a ragione, è che questi effetti, qualunque essi siano, si rivelino permanenti e possano ostacolare il sogno terreste di esplorare lo spazio.

Cervello nello spazio - immagine di risonanza magnetica raffigurante il cervello di un astronauta prima e dopo la missione. E' possibile notare la riduzione del solco centrale

Risonanza magnetica per immagini del cervello di un astronauta prima e dopo un viaggio di lunga durata nello spazio. E’ possibile osservare i cambiamenti causati dalla missione. -Fonte:The New England Journal of Medicine

Lo studio ha avuto inizio per ampliare le nostre conoscenze sulla Vision Impairment and Intracranial Pressure (VIIP) Syndrome, una condizione sperimentata da molti astronauti in seguito al rientro, caratterizzata da aumento della pressione intracranica e peggioramento della vista, una sintomatologia che si protrae per mesi e, a volte, per anni. Attraverso la Risonanza Magnetica per Immagini (MRI), è stato possibile analizzare la plasticità cerebrale e gli spazi ventricolari, prima e dopo il volo spaziale, in 18 astronauti coinvolti in missioni con lunga permanenza e 16 astronauti che hanno preso parte a viaggio di breve durata. I risultati sono stati sorprendenti. Nel dettaglio, il 94% degli astronauti che hanno partecipato a voli di lunga durata e il 18,8% di quelli che hanno soggiornato per un breve periodo, hanno riportato un restringimento del solco centrale e degli spazi occupati dal liquido cerebrospinale.

Risultati che invitano alla prudenza

Social Up ha trattato diverse volte dei preparativi NASA in vista di una futura missione di esplorazione di Marte con un equipaggio umano. Ebbene, la possibilità che un viaggio di lunga durata sul pianeta rosso possa comportare cambiamenti permanenti, se non danni,  al sistema nervoso degli astronauti non è una prospettiva delle più rosee. Per questo, Donna Roberts ed i suoi colleghi si augurano che la NASA decida di estendere lo studio ed inserire tecniche avanzate di neuro-imaging nei protocolli utilizzati per seguire lo stato di salute degli astronauti nel corso degli anni.

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Silvia D'Amico

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Da quando è nata ha progettato di svolgere almeno 10 professioni diverse, ma tutte legate alla scienza. Per caso o per scelta, ha un Dottorato in Biologia Molecolare ed appassionata di divulgazione. Responsabile della Redazione Scienze di Social Up, collabora con l'Associazione di Divulgazione Scientifica ScienzImpresa, con base a Roma. Fotografia, Cinema, Vino e buon Whisky fanno da giusto accompagnamento a buoni libri da sfogliare nel tempo libero.

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