Quando la perfezione passa per una taglia sbagliata

In SOCIALE by Claudia RuizLeave a Comment

Da piccole avevamo un diario su cui scrivevamo i nostri dubbi, le paure, le prime cotte adolescenziali. Una specie di specchio che usavamo per riflettere il nostro animo, le inquietudini, ciò che volevamo cambiare o ricordare. In fondo ce l’hanno insegnato a scuola gli autori più famosi: scrivere è la migliore cura per l’anima.

Nel nuovo millennio le ragazze hanno sostituito il foglio bianco e l’inchiostro della penna con una tastiera. Nulla di più banale direte. Beh in parte avete ragione. Tuttavia, forse non conoscete o avete deciso di non vedere ciò che esiste oltre il mondo fantastico e colorato di Facebook, Twitter e Instagram, fatto di emoji e immagini del Buongiorno, dove la condivione della propria vita spinge a creare una rete di sostegno virtuale per alimentare la propria voglia di autodistruzione.

Noi l’abbiamo fatto, siamo andati oltre, (in realtà è accaduto per sbaglio) e quello che abbiamo visto ci ha fatto capire quanto sia malato il mondo che ci circonda. La nostra ricerca nasce dalla voglia di capire da dove proviene l’hashtag virale che tutti noi abbiamo utilizzato almeno una volta nella vita, #Tumblr, uno status del web che sembra simboleggiare una categoria di ragazze chic e glamour ma al contempo originali. La ricerca ci ha portati fino ad un social network forse poco famoso in Italia, da cui deriva il nome stesso dell’hashtag: Tumblr.

Una volta effettuato l’accesso, incuriositi dal format blogging del social, abbiamo cominciato a leggere i post. Improvvisamente, siamo stati investiti da decine e decine di richieste di aiuto. Come se avessimo trovato la chiave per una stanza in cui si sentono solo urla di rabbia, tristezza e bisogno di sostegno morale. La realtà è che esiste un mondo dove ragazze tra i 14 e i 22 anni pensano che la perfezione passi per una taglia sbagliata. Sono adolescenti o poco più grandi che condividono diete, consigli per digiunare o per non pensare al cibo e foto dei loro “progressi” verso la magrezza. Oltre ai Tumblr, ci sono anche altri blog dove le ragazze tengono veri e propri diari e aprono chat in cui si incitano a vicenda a non mangiare.

“Il mio scopo è essere magra, bella, perfetta. L’unico modo per riuscirci a quanto pare è rimasto questo; ce la farò, mangerò sempre meno durante il giorno e mi limiterò alla sera, non potendo nasconderlo ai miei. Su internet ho trovato questa piccola lista di 60 punti su come raggiungere il mio scopo. Volevo unicamente condividerlo con voi. Buona fortuna, ragazze”.

Senza parole vero? A questo post su un Tumblr segue una lista in 60 punti in cui questa ragazza spiega come raggiungere questa perfezione malata e su come nascondere ai genitori questo folle obiettivo.

“Fai delle docce fredde perché il tuo corpo brucerà calorie per riscaldarti”.

Sono più di tre milioni e mezzo le persone in Italia che soffrono di questo disturbo, con 8.500 nuovi casi all’anno, di cui il 10 per cento sono maschi. E si muore, perché sì, di anoressia si muore. Gli ultimi dati Sdo (Scheda di Dimissione Ospedaliera) riferiscono che nel 2016 l’anoressia ha fatto 3240 vittime, e in questo numero sono ricompresi molti casi di bulimia.

“Odio il cibo e lui odia me. Ormai non posso farci più nulla, non c’è più un approccio tra di noi. Meno mangio e meno voglio mangiare, più mangio e più voglio vomitare. Posso digiunare per giorni interi, sentirmi uno schifo, senza forze e piene di dolori, posso anche mangiare quintali di roba e trascorrere un’intera giornata nel bagno, con il mio migliore amico, il cesso. Quando mi vedo stesa sul pavimento del bagno mi chiedo cosa ho fatto per meritare ciò, poi mi guardo allo specchio e vedo un accumulo di grasso e allora sono sempre più convinta di masturbare la mia gola finché non eiacula nel cesso, un orgasmo orale da perfetta puttana che si diletta con l’autoerotismo faringeo. Ormai non ho più il controllo, quell’ago di quella fottuta bilancia è l’unico amico mio, è l’unica persona fidata”.

Altro blog, altra presentazione di sé.

Così i padroni di Tumblr hanno fatto sapere, un paio di anni fa, alla comunità di internet che non avrebbero più permesso ai propri utenti di pubblicare contenuti che “promuovono o celebrano comportamento autolesionisti”: anoressia, bulimia, procurarsi ferite, tagli, bruciature, il suicidio. Il panico scatenatosi intorno a questa scelta ha raggiunto tali dimensioni che i boss di Tumblr hanno dovuto precisare molto meglio cosa intendevano con “promuovere o celebrare” un certo tipo di comportamento. Stando alle nuove linee-guida, perciò, potranno restare aperti senza problemi blog, che si propongono come spazi di discussione per chi soffre di questi disturbi, e raccolgono “segreti” su cibo, corpo e malattia sotto forma di brevi testi anonimi; i blog che verranno segnalati come “inappropriati” e risulteranno davvero tali avranno un po’ di tempo per eliminare il contenuto ora proibito, e non saranno mai chiusi d’ufficio.

“Lavati costantemente i denti, così non sarai tentata di mangiare in seguito”.

Perché proprio Tumblr vi chiederete. Le motivazioni sono essenzialmente tre: è gratis, è facile da usare e puoi decidere di non utilizzare il tuo vero nome. Un quarto motivo potrebbe essere che ci vuole davvero un secondo per caricare un’immagine e condividerla con gli utenti. Molti blog Tumblr non sono altro una serie di fotografie, che potete anche decidere di ignorare se non volete perdere tempo dietro alle ansie di qualche adolescente, ma che se vi fermate ad osservare nascondono il marcio che questo mondo infame ha creato.

Il tentativo di censurare questi siti pro-ana e pro-mia è in atto sia in Italia che all’estero da diversi anni, e in parte rientra in quella volontà di “fare qualcosa” che coglie i legislatori ogni volta che si trovano a voler risolvere dei problemi complessi e per buona parte individuali e psicologici. La verità, però, è che la questione non si esaurisce in un Tumblr che posta frasi come “non mangiare, o i sensi di colpa mangeranno te”: di norma una persona non diventa anoressica in primo luogo ed esclusivamente per i modelli estetici che la circondano, ma come manifestazione di problemi psicologici profondi.

“Lega un elastico attorno al polso e fallo schioccare quando vuoi mangiare”.

Sono ragazze che lottano contro la morte, lo fanno attraverso ossa sporgenti e occhi spenti, le loro convinzioni si reggono su questo principio: essere peso forma significa essere grassi, goffi, brutti, non poter indossare un sacco di vestiti. Essere magri, al contrario, significa poter mettere a nudo la propria bellezza senza mai vergognarsi.

Allora c’è da chiedersi: perché una ragazzina di 16 anni, bella e così giovane, pensa che il proprio nemico sia proprio il suo corpo? Perché decide di combatterlo e soprattutto perché pensa che la perfezione passa per una taglia sbagliata?

 

About the Author
Claudia Ruiz

Claudia Ruiz

Nata a Catania nel 1989. Laureata in Scienze Internazionali presso l'Università di Siena. Nutro una passione per i temi di attualità e di politica estera, in particolare del sud est asiatico.

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