Biblioterapia: quando i libri aiutano a guarire

Supponiamo che vi sentite poco bene e che state attraversando un periodo particolarmente difficile, magari siete usciti di recente da una relazione difficile, oppure dovete affrontare una fase critica nella vostra vita lavorativa. Qual è la prima cosa che vi verrebbe in mente di fare? Ma è ovvio, alzerete la cornetta per confidarvi con i vostri amici o magari siete pronti a precipitarvi dal vostro medico di fiducia; i più audaci lasceranno correre e, al contrario, gli ansiosi ed ipocondriaci staranno già fantasticando sui possibili risvolti negativi della faccenda. Ma se fosse invece possibile affidarsi ad un altro rimedio? Attenzione però, non siamo qui per consigliarvi pozioni magiche o erbe aromatiche, ma semplicemente cercheremo di scoprire degli strumenti  alternativi e magari anche abbastanza ovvi, sebbene quasi sottovalutati.

Chi di voi infatti ha mai pensato di affidarsi proprio ad un buon libro per curare la propria anima? Non si tratta di fantasie e nemmeno di pubblicità ingannevole, non a caso questo tipo di pratica era già ben conosciuta persino dai tempi dell’antichità. Fu proprio Aristotele il primo a credere che la letteratura potesse in qualche modo contribuire ad aiutare e guarire le persone, in seguito furono i romani a riconoscere un legame tra medicina e lettura. Nel 1937 fu poi la volta dello psichiatra Menninger che iniziò a parlare di biblioterapia utilizzando questa tecnica nel trattamento della malattia mentale. Nel 1961 il dizionario Webster definiva la pratica in esame come l’utilizzo di un insieme di letture scelte quali strumenti terapeutici in medicina e in psichiatria, un mezzo per risolvere dei problemi personali mediante una lettura guidata.

Ma quali sono nello specifico i disturbi che possono essere curiati mediante il supporto della lettura? In primis quelli legati all’umore, le cui cause possono essere le più varie, pensiamo alla fine di un amore, alla perdita del lavoro, un lutto in famiglia o una fase depressiva. La lettura del libro giusto può persino alleviare da sintomi particolarmente gravi come i disturbi alimentari o le varie forme di dipendenza che vanno dall’alcol alla droga e infine la ludopatia.  “Ciò che è importante chiarire è che la sola lettura di un libro non può guarire, ma può avere una efficacia se integrata in un percorso di psicoterapia e con la scelta giusta dei testi in relazione alla situazione del singolo paziente e alla sua capacità di lettura”, spiega Rosa Mininno al quotidiano La Repubblica, psicologa e psicoterapeuta, ideatrice e responsabile del sito www.biblioterapia.it, l’unico portale italiano dedicato alla pratica in esame.

Come quando stiamo per assumere un medicinale e ne leggiamo le istruzioni, il dosaggio e soprattutto eventuali effetti che ne produce, così pure la lettura presenta non pochi benefici. Primo tra tutti è proprio l’empatia. Secondo alcuni studi infatti chi legge non solo riesce a comprendere meglio il prossimo, ma immedesimandosi nella sua situazione percepisce in fretta l’emozione e sa farne tesoro per le sue esperienze di vita. Ma non solo. La lettura terapeutica può essere anche una forma di prevenzione, è risaputo infatti che le persone che si affidano alla lettura presentano una mente più dinamica ed aperta, senza contare il fatto che aiuta soprattutto nell’attività comunicativa e nel linguaggio quotidiano. Quanto invece ai destinatari la biblioterapia si adatta facilmente a tutte le età. Dagli adulti agli anziani e persino ai bambini.

Esaminati quindi gli effetti positivi ve ne sono anche di negativi? Secondo il parere della Mininno ad essere pericolosi sono i testi di auto-aiuto, quelli che promettono guarigioni alla velocità della luce e così facendo illudono i pazienti di trovare ai loro problemi delle scorciatoie tutt’altro che facili. Al contrario, i libri che affrontano la condizione del paziente in maniera chiara e senza false speranze sono i migliori. E’ necessario prestare attenzione anche durante la fase della prescrizione del libro di testo, evitando di dare consigli a chi non è in grado di sfruttare in modo corretto le letture, finendo magari col crearsi dei castelli di sabbia e dei mondi del tutto surreali. Ad essere banditi sono poi due generi di libri, quelli violenti come gli horror e i testi erotici. E questo perché i primi soddisfano il gusto del macabro e non sarebbero di alcun aiuto per il paziente, i secondi invece contrasterebbero con l’equilibrio sessuale.

Come individuare i libri più adatti per noi? Stando sempre a quanto affermato dall’esperta la scelta è pressoché libera, ma affinché sia anche giusta occorrerebbe studiarne il contenuto senza mai fermarsi al titolo, cercando quindi di sbirciare di cosa si tratta sfogliandone qualche pagina. In ogni caso è risaputo che non esistono dei libri che in assoluto vanno bene per tutto o per tutti. Per esempio in genere per chi ha perso il lavoro si consiglia “Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson, per chi invece ha problemi a relazionarsi con gli altri “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry è la scelta più gettonata.



Erminia Lorito