Addio Andrea Camilleri, grazie per aver portato la sicilianità nel mondo

Non avremmo mai voluto dare questa notizia, almeno non adesso e non così. Andrea Camilleri è morto.

Il 17 giugno 2019 il suo cuore ha smesso di battere, è stato subito trasferito all’ospedale “Santo Spirito” di Roma in cui è stato prontamente rianimato, ma non ce l’ha fatta.
Camilleri avrebbe compiuto il prossimo 6 settembre ben 94 anni e adesso la sua Sicilia, l’Italia e i Paesi in cui è arrivato con i suoi libri piangono la scomparsa di un uomo Patrimonio della letteratura italiana.

Nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, Camilleri è stato un uomo dall’unico grande talento: l’arte di saper raccontare in un modo unico e solo suo di vita, di storie degli altri e dei tempi attuali.

Dai più è conosciuto come il padre/l’inventore del personaggio di Commissario Montalbano che lo ha reso famoso in tutto il mondo sia attraverso i libri sia attraverso la fiction che in seguito è stata realizzata.

Camilleri, però, non può (e non deve) essere ricordato solo come uno scrittore. È stato anche sceneggiatore, regista, drammaturgo e insegnante di regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica.

La sua carriera inizia nel 1942 come regista teatrale e sceneggiatore e intanto scrive i suoi primi racconti per riviste e quotidiani. A lui si deve la rappresentazione teatrale “Finale di partita” con cui ha portato per primo Beckett in Italia.

Solo negli anni ’50 arriva in Rai e sposa la sua Rosetta Dello Siesto, l’unica donna della sua vita con cui sono diventati genitori di tre figlie. “Le avventure di Laura Storm”, le fiction con il tenente Sheridan e “Le inchieste del commissario Maigret” sono le produzioni di cui si è occupato mentre è stato in Rai e che hanno riscosso maggior successo.

L’impellenza unita alla passione per la scrittura hanno il soppravento nel 1978 in cui pubblica “Il corso delle cose”, il suo primo libro e ben presto non l’ultimo.

Andrea Camilleri ha insegnato di sé che era capace di parlare di tutto quel che gli interessava. I suoi quasi novantaquattro anni di vita son rappresentati da tutti i suoi libri. Non si è limitato nel dire: dalla politica alla storia che aveva vissuto, alle donne e alla sua Sicilia, scegliendo sempre di dare la sua opinione.

La svolta che lo ha portato a farsi conoscere dal grande pubblico è arrivata con i libri su Salvo Montalbano, un commissario siciliano intento a risolvere casi di criminalità nella sua Vigàta dimostrando astuzia, intraprendenza e destreggiandosi tra la sua fidanzata Liva di Boccadasse e le numerose donne che incontra e di cui si appassiona ad ogni esperienza lavorativa.

Ben presto è diventato uno degli scrittori di gialli più amati e stimati a livello internazionale. La sua cifra stilistica è stata da sempre caratterizzata dalla schiettezza e da questo modo potente di saper usare le parole e riconoscergli un peso.

Una parte della Sicilia – quella in cui è stata ambientata e girata la fiction sui libri del Commissario Montalbano – deve a Camilleri la sua riscoperta e la curiosità di tanti turisti che giungono da ogni parte del mondo per visitarla.

La Sicilia, terra d’origine dello scrittore comparso, deve soprattutto la diffusione del dialetto siciliano, lingua utilizzata da Camilleri nei libri di Montalbano, dandole risalto e non facendola tramontare mai.

Negli ultimi anni della sua vita, la cecità lo ha colto ma non è stato un limite per Camilleri anzi una forza ed un modo per vedere ciò che non riusciva prima a sbirciare.

Si è sempre dichiarato consapevole che sarebbe dovuto morire. Chi non se ne fa una ragione sono coloro come noi che lo amavano, lo leggevano e lo consideravano uno dei piuù grandi scrittori italiani che siano mai esistiti al pari di Luigi Pirandello e di Italo Calvino. Sfortunamente nei giorni precedenti alla sua morte, Camilleri è stato vittima dello stesso odio dei leoni da tastiera che lo scrittore siciliano demonizzava.

Fino all’ultima intervista che era solito rilasciare e a cui rispondeva senza risparmiarsi mai in verità ed onestà, Camilleri ha ribadito quanto fosse fondamentale il peso delle parole e accettare che diversità è ricchezza.

Oggi è il tempo delle lacrime, della tristezza e dell’amarezza per un uomo che ci ha lasciati. Domani scopriremo che Andrea Camilleri ci ha lasciati solo fisicamente, ma che è vivo in mezzo a noi più che mai e i suoi scritti, il suo pensiero e il suo Commissario Montalbano.

È questo il lieto fine di una vita dedita alle parole e alle storie: morire rimanendo eterni.
Addio Camilleri, ti avevamo già voluto bene al tuo “Commissaro Montalbano sono!”



Sandy Sciuto