Amezaiku: in Giappone le caramelle sono Arte con la A maiuscola

Quante volte, da bambini, abbiamo scongiurato i nostri genitori per comprarcele? Eppure si sa gli zuccheri fanno male, quindi mangiare qualcosa che sia formato almeno all’80% da dolcificanti puri, non è l’idea migliore. Per questa motivazione, quasi sicuramente la risposta genitoriale, sarà stata espressa con un categorico “NO!”

Immaginiamo possa essere avvenuta così, la prima esperienza di quel giovane che delle caramelle è arrivato a farne un’arte vera e propria. Saranno stati i continui no? Oppure il fatto che anticamente lo zucchero era considerato un bene di lusso e quindi difficilissimo da reperire? Forse ancora, colui che ha iniziato questa tradizione ormai diventata mondiale, voleva semplicemente dolcificare di più la sua vita? Le ipotesi potrebbero essere milioni, ma data la tradizione millenaria, è difficile giungere fino all’inizio di questa storia.

Amezaiku, tradotto in italiano significa “scultura di caramelle” e questa usanza in Giappone viene praticata sotto varie forme da interi secoli. I maestri impegnati in questo lavoro, per la precisione tagliano, tirano e scolpiscono il composto ancora caldo, dando loro la forma di animali, fiori o persone famose. Solo negli ultimi tempi, per stare al passo con le mode, hanno ben pensato di arrivare a riprodurre personaggi di anime o videogame.

Come spesso succede, il cibo si unisce all’arte e viceversa.

Quello che possiamo raccontarvi, è che l’arte delle caramelle fu importata in Giappone dalla Cina durante il periodo Heian. All’epoca il cibo era un’offerta comune per gli spiriti da portare nei templi e, quindi, più tempo di dedicava all’elaborazione del piatto, più si sottolineava la propria devozione agli spiriti. Presto, la popolarità della scultura di zucchero si diffuse (fortunatamente) ad altri usi e divenne commestibile anche per gli esseri umani. Durante il periodo Edo, infatti, l’amezaiku divenne una vera e propria forma di intrattenimento commestibile, tanto che gli artisti si misero a venderle per le strade durante i festival, scolpendo le caramelle proprio davanti agli occhi stupefatti dei clienti. L’arte di amezaiku sfortunatamente da allora è diminuita, ma non è stata dimenticata. Oggi, infatti, sono rimasti solamente meno di 50 artigiani amezaiku , o ame shokunin, in tutto il Giappone.

A questo punto, ci sentiremmo di dire che l’amezaiku è sì, un mestiere bellissimo, ma anche molto delicato e difficile. Ogni pezzo, d’altronde, deve essere montato su un bastone e scolpito quando la pasta è ancora incandescente e malleabile. L’artigiano deve fare molta attenzione a non scottarsi con la sostanza appiccicosa: per questa motivazione sono soliti indossare guanti di protezione. Come strumenti utilizzati, oltre a classici coltelli per tagli e incisioni, possono essere considerate le forbici ad una lama. Il processo di scultura avviene in maniera rapidissima, poiché deve essere completato prima che la massa zuccherina si raffreddi. Nel momento in cui arriverà a temperatura ambiente, difatti, lo zucchero potrà essere paragonato al vetro, data la grandissima fragilità e trasparenza. L’ultimo passaggio è di precisione: infatti il maestro artigiano è solito utilizzare colori edibili per colorare questi piccoli gioielli e renderli unici nel loro genere.

L’ingrediente principale per questa pastella è il mizuame: un dolcificante made in Japan e utilizzato per molteplici preparazioni della tradizione orientale. A lui si deve la lucentezza distintiva della maggior parte dei dolci giapponesi, oltre al fatto che viene utilizzato per aromatizzare e dolcificare le preparazioni. Il mizuame viene prodotto convertendo l’amido di riso in zucchero: questo processo si effettua aggiungendo malto al all’amido e creando così un prodotto finito che non è diverso dallo sciroppo di mais occidentale. 

Di negozi molto costosi, che riproducono queste piccole opere d’arte in miniatura, ne esistono diversi dislocati su tutto territorio giapponese. Ovviamente, più è lavorata e ricca di dettagli la caramella, più il costo che ne deriva, sarà alto.  Esiste anche la possibilità di poter richiedere caramelle su ordinazione, commissionando una figura a vostra scelta (nel limite del possibile però!).

Non solo: in alcuni posti potrete addirittura vivere l’indimenticabile esperienza del provare a crearle con le vostre mani! Vi insegneranno, infatti, l’arte tradizionale della preparazione di questi dolci durante workshop tematici. Non abbiate timore però di fare brutta figura o di non essere riusciti a creare niente, visto che la pasta si solidifica molto velocemente. In primo luogo, riceverete tutti gli insegnamenti necessari da parte di maestri esperti nell’arte delle caramelle e avrete modo di fare pratica.

Questa antica arte, a voi fa venire in mente niente? Perché per noi, rimanda tantissimo all’arte veneziana del vetro! Anche in quel caso, si tratta di modellare pasta morbida (ma bollente!) e di riprodurre piccoli capolavori. La differenza principale? Il vetro non si mangia!



Alessia Cavallaro