Addio ai lavori comuni: ecco le nuove professioni del XXI secolo

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Di Marco Salvadego per Social Up!

Oggi siamo sottoposti a grandi sfide, soprattutto nel mondo del lavoro, e spesso si deve fare i conti con una precarietà endemica. In tempi di crisi come questi, dove il tasso di disoccupazione è al 11,5%, secondo i dati aggiornati al 31 ottobre 2015, è divenuta una necessità imparare a trovarsi un lavoro. Ma come al solito il rinomato ingegno nostrano ha cambiato le carte in tavola. Perché cercare un lavoro quando è possibile inventarlo?

Oggi la parola d’ordine nel mercato del lavoro è resilienza, ossia la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici. In molti hanno seguito il principio e dopo aver perso il lavoro, o avendo la necessità di trovarsene uno, si sono ritagliati una professione che prima non esisteva. Il caso più eclatante che ha portato alla luce il fenomeno è quello dei codisti, coloro che “fanno la fila” per conto di altri: si stima, infatti, che ogni anno gli italiani trascorrano 400 ore in fila con un costo complessivo di 40 miliardi di euro, secondo i dati Codacons. Si tratta di una vera e propria professione, con tariffa oraria, corsi di formazione per districarsi nel labirinto di uffici, documenti, moduli e orari, e albo professionale. Per massimizzare il tempo d’attesa, il perfetto codista, inoltre, è in grado di riuscire a servire diversi clienti contemporaneamente, aumentando di conseguenza le possibilità di guadagno.

fila agli sportelli

Ma l’universo delle nuove professioni non finisce qui: accanto al lean manager, un manager anti-sprechi che ottimizza le risorse e lima il superfluo nelle aziende, troviamo anche professioni meno usuali come il food stylist, che si occupa del lato estetico di una portata curandone la presentazione -quello che in tv gli chef chiamano impiattamento– e la fotografia, o ancora il voyager designer, che ritaglia dei viaggi o vacanze su misura per i propri clienti fin nei minimi particolari.
business-1219868_960_720Capitolo a parte meritano le nuove professioni digitali, che a causa del grande know-how richiesto sono andate specializzandosi sempre di più. In questo campo troviamo figure come il consulente SEO, che si occupa di ottimizzare e indicizzare i contenuti web pubblicati on-line, il digital marketing manager, il quale gestisce e coordina le attività di marketing su internet e il data scientist, che analizza e interpreta dati in modo da renderli disponibili e utilizzabili da aziende o terzi.

Al di là delle singoli professioni, intraprendenza e specializzazione sono gli elementi principali che contraddistinguono i mestieri del XXI secolo, i quali hanno come denominatori comuni nuove competenze e grande creatività  e contribuiscono a delineare una nuova immagine di lavoratore.  Inizia dunque a crescere il numero di master, stage e corsi universitari rivolti in particolare alle nuove professioni digitali dove è richiesta sempre più conoscenza di questi nuovi settori. Vediamo quindi come, sia per necessità economiche, che per cambiamenti tecnologici, è sempre importante adattarsi e creare per sé una figura lavorativa anche in questi spazi più angusti, dove specialmente i giovani hanno più possibilità di affermarsi. Una testimonianza palese è la nascita di queste nuove imprese: le startup che grazie alle proprie idee innovative iniziano, e spesso creano, nuovi settori di mercato. E’ dunque la speranza di poter trovare un lavoro ritagliato sulle competenze di ciascuno rappresenta una bella opportunità che esula il lavoratore da dover scegliere tra ciò che piace e ciò che serve e apre le porte ad una nuova prospettiva di impiego.