Psicologo, psicoterapeuta, formato in Ipnositerapia, Oniroterapia, Teatroterapia e Arteterapia, il Dottor Davide Pagnoncelli è una figura eclettica nel panorama della salute mentale. Con oltre vent’anni di esperienza nella psicologia scolastica e una formazione che abbraccia ipnosi, arte, sogno e teatro, ama definirsi “allargacervelli”, più che “strizzacervelli”: il suo obiettivo è ampliare le prospettive, non ridurle.
Autore di saggi sull’educazione, sull’identità e sul legame tra arte e psiche, ha recentemente ideato l’approccio Art Artist Therapy (AATH), che coniuga creatività e cura.
A seguito della prima parte dell’intervista pubblicata il mese scorso riguardante il mondo della scuola, Dott. Pagnoncelli pensa che portare nelle scuole progetti che prevedano percorsi di Ipnositerapia, Oniroterapia, Teatroterapia possa aiutare la salute di studenti e docenti e le varie dinamiche di relazione?
Certamente! Ne sono fermamente convinto, in base anche alle numerose esperienze realizzate nella mia attività professionale all’interno della scuola, sempre collaborando con dirigenti scolastici, insegnanti e genitori disponibili.
Parto dall’IPNOSITERAPIA.
L’ipnositerapia clinica, come tecnica terapeutica che utilizza lo stato di trance per accedere a risorse interne e promuovere cambiamenti, ha una valenza molto specifica e non può essere impiegata direttamente dagli insegnanti in ambito scolastico quotidiano. Tuttavia, i principi che sottostanno all’ipnosi e che si basano sulla suggestionabilità, sulla focalizzazione dell’attenzione e sulla visualizzazione, possono trovare applicazione indiretta e “demedicalizzata” in contesti educativi per:
– Gestione dell’ansia da prestazione degli studenti per interrogazioni ed esami tramite tecniche di rilassamento guidato, di visualizzazione positiva del successo e della calma.
– Miglioramento della concentrazione con esercizi di focalizzazione dell’attenzione e di rilassamento per incrementare la capacità di concentrazione degli studenti.
– Potenziamento dei processi di memorizzazione con l’utilizzo di alcune tecniche di visualizzazione.
– Sviluppo dell’autostima e delle risorse interne attraverso tecniche di immaginazione guidata che rafforzi l’immagine positiva di sé.
– Regolazione emotiva con metodiche di rilassamento profondo atte ad aiutare gli studenti a gestire vissuti e reattività emotive, per esempio rabbia o frustrazione.
È fondamentale sottolineare che l’applicazione di queste tecniche deve essere sempre supervisionata da professionisti qualificati (psicologi o medici con specializzazione in ipnosi clinica) e mai improvvisata. Gli insegnanti possono acquisire, invece, competenze basilari di rilassamento guidato o tecniche di mindfulness, che hanno princìpi comuni ma non sono ipnosi clinica.
Ora accenno all’ONIROTERAPIA.
L’oniroterapia (o terapia del sogno) lavora con i sogni per esplorare l’inconscio e promuovere la guarigione o la crescita personale, è una pratica terapeutica complessa e strettamente legata alla sfera individuale. Come l’ipnositerapia, non è una pratica direttamente applicabile in classe dall’insegnante. Tuttavia, alcuni aspetti legati al mondo onirico e simbolico possono essere esplorati in ambito educativo per:
– Stimolare la creatività e la narrazione originale, per esempio invitando gli studenti a raccontare e reinterpretare sogni (non necessariamente i propri, ma anche sogni generici o archetipici) al fine di stimolare la loro immaginazione, la capacità narrativa e l’uso del linguaggio simbolico.
– Esplorare il mondo emotivo e simbolico: i sogni sono ricchi di simboli e metafore che riflettono stati d’animo e preoccupazioni. Analizzare (anche solo in un contesto letterario o artistico) i simboli dei sogni può aiutare gli studenti a comprendere meglio il linguaggio dell’inconscio e le diverse sfaccettature dell’esperienza umana.
– Favorire l’auto-riflessione, per esempio discutendo i sogni, sempre in un contesto non terapeutico e rispettando la privacy, può incoraggiare gli studenti a riflettere su paure, desideri, aspirazioni e a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.
– Approfondire tematiche letterarie e artistiche, infatti molte opere d’arte e letterarie sono ispirate ai sogni o ne contengono riferimenti.
L’oniroterapia può offrire spunti interessanti per analizzare questi aspetti. Sottolineo, però, che è cruciale che l’approccio ai sogni in ambito scolastico sia sempre rispettoso, mai invasivo e senza interpretazione dei sogni in chiave diagnostica o terapeutica, ma solamente come spunti creativi, flessibili e di riflessioni profonde.
E ora preciso la valenza educativa nella scuola della TEATROTERAPIA.
La teatroterapia è da intendersi come l’applicazione di tecniche e processi teatrali per favorire il benessere psicologico e relazionale e può avere un’enorme valenza educativa nella scuola. Non si tratta di formare attori, ma di utilizzare il linguaggio teatrale come strumento per:
– Sviluppare l’intelligenza emotiva attraverso l’interpretazione di ruoli e la messa in scena di situazioni; gli studenti possono esplorare e dare voce a emozioni diverse, imparando a riconoscerle in sé stessi e negli altri. La simulazione di scenari permette di sperimentare la gestione di sentimenti, come rabbia, paura, gioia, tristezza all’interno di un contesto accettabile e sicuro.
– Migliorare l’intelligenza sociale attraverso la collaborazione necessaria per una produzione teatrale, anche semplice; ciò stimola il lavoro di gruppo, la comunicazione efficace, l’ascolto reciproco, la negoziazione e la risoluzione dei conflitti. Inoltre, viene sollecitata l’empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri.
– Accrescere autostima e autoefficacia, superando la timidezza, implementando le capacità di esprimersi di fronte a un pubblico, ricevendo feedback positivi che rafforzano la fiducia nelle proprie capacità espressive.
– Stimolare la creatività e il pensiero divergente, creando storie nuove, personaggi di vario tipo, inventando soluzioni sceniche innovative. In tal modo si promuove la capacità di “pensare fuori dagli schemi”, allargando il cervello oltre i soliti luoghi comuni.
– Esplorazione tematiche di attualità attraverso la drammatizzazione da parte degli studenti di vicende complesse, come il bullismo, i conflitti familiari, le difficoltà di apprendimento o le problematiche relazionali, ricercando nuove prospettive e strategie.
– Prevenire e affrontare il bullismo tramite il role-playing e la rappresentazione di dinamiche di potere, promuovendo l’assertività nelle vittime e la consapevolezza negli aggressori e negli spettatori passivi.
La teatroterapia a scuola si realizza solitamente attraverso laboratori condotti da esperti (psicologi, pedagogisti, attori con formazione specifica), utilizzando esercizi di improvvisazione, giochi di ruolo, narrazione di storie e creazioni collettive.
Ci spiega, più nel dettaglio in cosa consiste l’approccio Art Artist Therapy (AATH)?
È un percorso con l’intento di favorire una ri-nascita dell’arte e degli artisti. L’arte è far ri-nascere la realtà, far ri-nascere la realtà in modo nuovo e assolutamente originale. L’arte ha valore, ha valenza terapeutica, riabilitativa ed educativa. L’arte è un percorso di consapevolezza al pari di un percorso psicoanalitico; l’evoluzione artistica è un percorso esperienziale, un training.
L’artista e le opere sono legati e connessi intimamente tra loro: attraverso questo binomio -come due facce della stessa medaglia- chi fruisce e fa esperienza dell’opera percorre le connessioni profonde dell’artista con la sua opera e ne esplora il mondo interiore specifico, assolutamente originale.
In questo progetto l’artista non è presentato -come avviene spesso- con i dati anagrafici e la cronaca di episodi esistenziali, ma diventa maestro, stimolo ed esperienza di vita all’interno di modalità espressive specifiche, uniche, irripetibili e singolari. Le variegate e originali produzioni raccontano una storia, un’esperienza di trasformazione e di consapevolezza, quindi possiedono anche una valenza terapeutica. È un altro modo di comprendere (con-prendere) e di vivere l’artista e le opere d’arte.
Quando si acquista un’opera d’arte, si acquista ben più di un oggetto. Dietro a un quadro, per esempio, c’è un training, un percorso non semplice, né scontato, certamente ci sono molte giornate di sperimentazione, non raramente di fallimenti, spesso tormentate da rielaborazioni personali e di nuove evoluzioni della consapevolezza di sé.
Dietro -o accanto- a una produzione artistica pulsa l’intelligenza emotiva dell’artista, il suo cuore, la sua anima, il suo spirito vitale. Connessa con l’opera artistica pulsa la vita dell’artista, si evidenzia la sua personalità unica e irripetibile, anche l’inconscio profondo, l’inconscio poetico.
Quando l’ego dell’artista si connette, con-nesso nuovo, con compartecipazione emotiva e con sentimento sociale la sua arte diventa più connettiva, diventa più comprensibile da chi la incontra e più condivisibile.
L’opera diventa arte con finalità e significati sociali, intimamente sociali; in tal modo essa può veicolare un messaggio significativo per coloro che ne fruiscono. L’artista e le opere sono legati e connessi intimamente tra loro: attraverso questo binomio -come due facce della stessa medaglia- chi fruisce e fa esperienza dell’opera percorre le connessioni profonde dell’artista con la sua opera e ne esplora il mondo interiore specifico.
Pertanto è importante raccontare, narrare sia l’opera che l’artista, inscindibilmente! Si tratta di un’analisi e di un’esperienza empatica dell’arte altrui. Infatti l’arte non è solo un prodotto finale, ma la testimonianza di un percorso umano e psicologico.
Concretamente si delinea un sintetico percorso per scoprire il senso, la finalità, i sogni, i desideri dell’artista e delle sue opere; l’artista in relazione alle sue opere e alle sue originali modalità espressive e comunicative.
Il percorso si articola a partire da quattro fino dieci incontri, a libera scelta dell’artista in base alla propria motivazione e disponibilità a mettersi in gioco.
In questi incontri si possono applicare diverse metodiche o focalizzarsi su vissuti pregressi (per esempio, analisi dei primi ricordi), test ad hoc, attività laboratoriali e dinamiche al fine di precisare le peculiarità originali dell’artista correlate alle opere realizzate. Come è già verificato, la ciliegina finale del percorso può essere anche la realizzazione di una poesia ad hoc che evochi diversamente dalla prosa le risonanze emotive ed artistiche presenti nelle opere realizzate. La poesia sgorga a seguito una visione inesplicabile che richiede di essere ascoltata ed espressa. La poesia coglie direttamente una verità affettiva, immedesimandosi nella risonanza delle situazioni e nelle venature dell’inconscio.
L’Art Artist Therapy rappresenta un approccio innovativo all’interazione tra psicologia e arte e utilizza la vita e le opere degli artisti come lente attraverso cui esplorare temi di intelligenza emotiva, di espressione del sé e di compartecipazione emotiva del percorso creativo in essere.
Potremmo inserire in tale contesto quanto trattato nel suo libro Vincent van Gogh. Dipingo il mio sogno. Tra arte, psicologia e psicoanalisi, Zel Edizioni, Treviso 2023, scritto con Katia Brugnolo?
Sintetizzo alcuni punti significativi. Questo libro non è primariamente un manuale di arteterapia, ma piuttosto un’esplorazione psicologica e biografica della vita e dell’opera del celebre artista. Il testo analizza la figura di Van Gogh attraverso una lente che evidenzia il potere terapeutico e trasformativo dell’arte, rendendolo un esempio emblematico di arteterapia in fieri, anche se non esplicitamente riconosciuta come tale ai suoi tempi.
Per Van Gogh l’arte non era semplicemente un’attività estetica, ma un canale vitale e primario per esprimere la sua intensa pulsività, i suoi conflitti interiori, le sue gioie e le sue profonde sofferenze psichiche. In questo senso, l’atto stesso di dipingere assume una funzione catartica e di elaborazione emotiva, tipica degli obiettivi arteterapeutici e l’atto creativo diventa così un processo di auto-cura. Il libro si sofferma, inoltre, sul simbolismo con i suoi contenuti inconsci presente nelle opere di Van Gogh, interpretando i soggetti (campi di grano, girasoli, cieli stellati, autoritratti) come proiezioni del suo stato psicologico. L’arteterapia lavora spesso con il simbolismo per accedere e prendersi cura dei contenuti inconsci individuali e collettivi.
In sintesi, Van Gogh rivela il potere intrinseco e terapeutico dell’atto creativo come mezzo di espressione, di rielaborazione, di ricerca di senso, di tenacia e, soprattutto, di incredibile talento nell’utilizzare in senso evolutivo non solo il disagio esistenziale, ma addirittura i tratti patologici. Van Gogh diventa così un caso di studio emblematico per comprendere il sorprendente potenziale curativo dell’arte.
In chiusura, vorrei soffermarmi sul titolo di un altro suo libro per una riflessione. Mi riferisco a Al cuore di se stessi. Dal ruolo all’essenza dell’io sono e del noi siamo, Doppia Effe Editors, Londra 2023. La nostra identità personale da una parte e la naturale dimensione sociale dall’altra: dove trovano il punto di incontro e il giusto equilibrio?
Il punto di equilibrio non è relegato nel testo a una sezione specifica, ma è il fulcro tematico dell’intera opera. È un percorso che si snoda dal ruolo sociale che si ricopre fino all’essenza più profonda di sé stessi, per giungere a riconnettersi con il “noi”, la dimensione sociale, il sentimento sociale. Il libro si propone di aiutare il lettore a comprendere chi si è autenticamente, andando oltre i ruoli e le aspettative sociali.
Il libro invita a intraprendere un viaggio introspettivo e comunitario per riscoprire la propria essenza autentica, superando le difficoltà della vita e le incomprensioni attraverso un approccio che valorizza il sentire della propria esperienza, all’interno di una comprensione olistica dell’individuo.
L’importanza del sentire e delle emozioni evidenzia un approccio “cardiaco” alla comprensione di sé e delle situazioni, dove la poesia e il “sentire dentro” giocano un ruolo fondamentale, stimolando ad andare oltre la sola ragione e razionalità.
Al di là delle varie problematiche o patologie, esiste sempre “un’essenza indenne” che permette -in ogni caso e a modo proprio- la connessione empatica tra individuo, società e cosmo. A patto di essere disponibili a mettersi in discussione per intraprendere il viaggio per sviluppare intelligenza emotiva e intelligenza sociale. Il tutto col valido supporto dei propri talenti artistici.
Non tutti possono essere artisti, ma tutti possono realizzare qualcosa di creativo, di artistico. Ovviamente a modo proprio, cioè in modo originale e singolare.





