6 libri affinché la parola donna sia più di uno stereotipo di genere

Essere donna al giorno d’oggi, lo dichiamo spesso, è difficile. Ancora di più il dover spiegare perché la Giornata internazionale della donna celebrata l’8 Marzo dovrebbe essere un momento di cultura e arricchimento personale, per uomini e donne. Abbattere le barriere del pregiudizio per cui “sei donna non intrometterti”, “queste cose non fanno per te che sei donna”, “quanto sei isterica hai il ciclo?” è un lavoro che impiega gran parte delle nostre esistenze. La cultura patriarcale impartita dai nostri nonni, bisnonni e così via nei secoli dei secoli, ancora oggi miete numerose vittime. Noi tutte ci siamo trovate in qualche modo a doverci confrontare con un pregiudizio di genere una volta nella vita, eppure siamo qui ancora oggi a ribadire che meritiamo lo stesso compenso dato ad un uomo, che essere madri non significa non essere all’altezza del mondo del lavoro, che vestirci in modo provocante non è sinonimo di consenso per subire molestie. Ancora oggi siamo qui a ricordare le lotte femministe e l’importanza della divulgazione e la cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della cooperazione.

Per riflettere e confrontarci in modo sano su come rendere la società egualitaria e far crescere giovani donne e uomini consapevoli dell’importanza dell’altro vi proponiamo alcune letture. Sono testi che parlando di femminismo, di rispetto, della condizione della donna, ma più in generale esempi di donne che hanno molto da dire su vari temi quali ambiente, clima e disuguaglianze.

Questioni scontati, Margaret Atwood – Ponte alle Grazie

Saggi d’occasione, interventi e discorsi sulla letteratura, l’attualità, l’ambiente, il femminismo, scritti da Margaret Atwood negli ultimi vent’anni sono raccolti nel volume ‘Questioni scottanti’ che sarà nelle librerie italiane il 3 marzo per Ponte alle Grazie, in contemporanea mondiale con l’uscita in Canada, Usa e UK.

“Forse perché le questioni che abbiamo dovuto affrontare finora nel Ventunesimo secolo sono ben più che urgenti. Ogni epoca pensa questo delle proprie crisi, naturalmente, ma non c’è dubbio che quest’epoca sia diversa. Primo, il pianeta. È proprio vero che il mondo sta bruciando? Siamo stati noi a dargli fuoco? E questi incendi li possiamo spegnere? E cosa dire delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, non solo nel Nord America, ma praticamente ovunque? È mai possibile che una struttura tanto instabile e sbilanciata verso l’alto possa reggere? Quanto tempo dovrà passare prima che il novantanove per cento ne abbia abbastanza e dia fuoco alla metaforica Bastiglia?” scrive nell’introduzione. Nelle quasi 700 pagine scopriremo da dove la Atwood ha tratto ispirazione per raccontare storie molto più vicine alla realtà di quanto si possa pensare.

Stai zitta, Michela Murgia – Einaudi

Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva. Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica.

Maledetta Sfortuna, Carlotta Vagnoli – Fabbri

Di cosa parliamo quando usiamo l’epressione “violenza di genere”? Come nasce? Quali sono i primi campanelli d’allarme? Che cosa accomuna il catcalling al femminicidio?

È tempo di fare chiarezza su un argomento che ci tocca tutti quanti, ma di cui si fa spesso fatica a parlare nei termini giusti: se ne fa carico Carlotta Vagnoli, giornalista, sex columnist, femminista, attivista, da anni punto di riferimento proprio sui temi della violenza di genere. Vagnoli sviscera il discorso affrontandolo a trecentosessanta gradi, parlando di revenge porn e di linguaggio dell’odio, di victim blaming e mezzi di comunicazione, di pregiudizi e luoghi comuni, di educazione e ruoli, di vittime e carnefici. E facendolo ci sprona a muovere un passo fuori dal branco e a diffondere la disciplina del consenso, aprendo la discussione sugli scenari futuri del rapporto tra uomo e donna, con la speranza in una società libera finalmente dagli stereotipi di genere.

Dovremmo essere tutti femministi, Chimamanda Ngozi Adichie- Einaudi

I maschi e le femmine sono indiscutibilmente diversi sul piano biologico, ma la socializzazione accentua le differenze. Prendiamo l’esempio della cucina. In generale, è piú probabile che siano le donne a sbrigare le faccende di casa: cucinare e pulire. Ma qual è il motivo? È perché le donne nascono con il gene della cucina o perché sono state educate a credere che cucinare sia un loro compito? Il problema del genere è che prescrive come dovremmo essere, invece di riconoscere come siamo. Passiamo troppo tempo a insegnare alle ragazze a preoccuparsi di cosa pensano i ragazzi, a essere ambiziose ma non troppo, a puntare al successo ma non troppo, altrimenti saranno una minaccia per gli uomini. Allo stesso tempo facciamo un grave torto ai maschi educandoli ad aver paura della debolezza, della vulnerabilità. Spingendoli a credere di dover essere dei duri, li rendiamo fragili. In questo modo il genere ci inchioda a dei ruoli prefissati che spesso non ci rispecchiano. E se ci concentrassimo sulle capacità e sugli interessi invece che sul genere?

Sì significa, sì, Carolin Emcke – La nave di Teseo

L’esplosione del movimento del «metoo» ha causato soprattutto una cosa: ha fatto nascere un discorso sugli abusi e sulla sessualità che non può più essere interrotto. Perché le domande restano. Che immagini e concetti plasmano le nostre idee di piacere e avversione? Come si può smascherare e impedire la violenza? Come si realizzano strutture e norme in cui devono rientrare uomini, donne e tutte le persone nel mezzo? Cosa viene taciuto? Come si fa a rendere possibili il piacere e la sessualità nelle loro innumerevoli sfumature – senza disambiguazione? In Sì significa sì, originariamente concepito come monologo teatrale per la Schaubühne di Berlino, interrogandosi sulle proprie esperienze, sulle abitudini sociali, su musica e letteratura Carolin Emcke mostra quanto sia complicato, ancora, il rapporto tra sessualità e verità.

Come diventare femminista, Priya Basil – Il Saggiatore (prossima pubblicazione 17 marzo)

Questo non è un mondo per donne. Ogni spazio che ti circonda, ogni strada su cui guidi, ogni libro di anatomia su cui il tuo medico ha studiato, perfino la temperatura media nell’ufficio in cui lavori sono stati pensati in base alle esigenze del corpo maschile. Se sei donna verrai pagata meno di un uomo, riceverai più molestie di un uomo, verrai creduta meno di un uomo raccontando di aver subito una violenza. È un mondo in cui alle donne è lasciata solo la libertà di lottare per perdere. E a volte neanche quella. Quello di Priya Basil è un pamphlet personale diretto ed esplosivo. Un’opera che ci porta a riconsiderare le nostre stesse scelte e azioni, il modo in cui ci parliamo e ci ascoltiamo tra noi, come ci raccontiamo e come immaginiamo il futuro: perché la parola «femminista» non rimanga solo uno slogan su una maglietta alla moda, ma diventi il nome di una rivoluzione.



Claudia Ruiz