Vincent Van Gogh: 9 curiosità su uno dei protagonisti indiscussi della storia dell’arte

Roberta Latorre

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Van Gogh è sicuramente uno tra gli artisti più amati di tutti i tempi. Le sue opere sono conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, ma non tutti sanno che la sua vita fu infelice e tormentata. Era povero, scortese, sgarbato nei modi, spesso soffriva di crisi di varia natura e, come se ciò non bastasse, non era apprezzato dai suoi contemporanei.

Scopriamo insieme alcune curiosità sul pittore olandese e su come ha affascinato tutto il mondo con le sue meravigliose opere d’arte.

  1. Più di novecento dipinti in 10 anni

Sono in pochi a sapere che Van Gogh iniziò a dipingere all’età di 27 anni  e morì circa 10 anni dopo. Nonostante sia un periodo piuttosto breve, Van Gogh è riuscito a realizzare più di 900 opere, con una media di due a settimana, mentre i disegni sono addirittura più di mille. Eppure, benché i numeri siano a dir poco impressionanti, durante la sua vita riuscì a venderne soltanto uno, Il vigneto rosso, comprato dalla sorella di un amico di Vincent, probabilmente per amicizia più che per interesse artistico.

2. Dipingeva anche di notte

Il desiderio di dipingere accompagnava Van Gogh in ogni momento del giorno. Lavorare alle sue opere anche dopo il tramonto e senza elettricità era spesso molto complicato. Il genio dell’artista per ovviare a questo problema escogitò un sistema molto curioso, ma geniale: era solito utilizzare un cappello di paglia su cui fissava con delle mollette alcune candele accese.

3. Notte stellata? “Non mi dice nulla”

Chi è stato il più grande critico di Van Gogh? Van Gogh stesso. Infatti l’artista non si dimostrò mai soddisfatto dei dipinti realizzati durante la permanenza nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul de Mausol, poco distante da Saint Rémy. A testimoniarlo  è una lettera inviata a suo fratello Theo, in cui spiegava che gran parte di quelle opere erano per lui abbastanza insignificanti. È proprio in questo ospedale, in cui venne ricoverato nel 1889, che dipinse Notte stellata ispirandosi al paesaggio che si estendeva al di là della sua finestra, una tela che oggi gode di un’immensa fortuna e che Van Gogh reputava insulsa.

4. Chi taglio l’orecchio di Van Gogh?

Esistono diverse teorie a tal proposito. Alcuni sostengono che egli si sia automutilato con un rasoio dopo aver appreso la notizia delle nozze imminenti di suo fratello Theo, per questo fu colto dal terrore di poter rimanere solo e senza più nessun supporto economico. Altri ancora sostengono che a tagliare l’orecchio di Vincent fu niente meno che Paul Gauguin: i due pittori furono coinquilini per un breve periodo di tempo ed erano soliti litigare, talvolta anche in modo violento. Secondo questa teoria Van Gogh avrebbe incolpato se stesso dell’accaduto per convincere il suo amico a non abbandonare l’appartamento.

5. Decine di autoritratti e nemmeno una fotografia

Quella che si ritiene la fotografia più famosa del pittore, scattata nel 1886, in realtà non è mai stata autenticata.  Le uniche due fotografie accertate raffigurano Van Gogh molto giovane (13 e 19 anni), mentre tutte le altre suscitano ancora oggi molte perplessità. Nel 2016 tuttavia, un importante ritrovamento ha riacceso l’interesse di molti: uno scatto risalente al 1888 che ritrae l’artista insieme ad un gruppo di allievi dell’Atelier Julian di Parigi sembrerebbe l’unica fotografia esistente in cui compare il pittore in età adulta.

6. Inventore del selfie

Sembra strano anche solo pensarci, ma i 37 autoritratti di Van Gogh hanno davvero molto in comune con il genere dell’autoscatto o, utilizzando un termine decisamente più moderno, con il selfie. Che egli sia riuscito ad anticipare la moda con la sua grande creatività? https://www.socialup.it/van-gogh-inventore-dei-selfie/

7. Sporco, malvestito e sgradevole

Le persone che lo conobbero non gli riservarono di certo belle parole. Jeanne Calmet, che incontrò Van Gogh nel 1988, lo descrisse come un uomo scortese, malato e di aspetto decisamente poco gradevole. Alcuni addirittura erano soliti chiamarlo il “pazzo”.

8. Il giallo cromo

Uno dei colori che Van Gogh amava utilizzare era senza ombra di dubbio il giallo, presente in maniera preponderante in alcuni dei suoi capolavori più famosi. Purtroppo si tratta di un pigmento instabile che tende a sbiadire con il passare del tempo, senza possibilità di essere rinvigorito attraverso un restauro. Il giallo che vediamo oggi appare imbrunito, privo della brillantezza originaria, a tratti molto simile al marrone. La passione di Van Gogh per questo pigmento è riconducibile ad un difetto nella percezione del colore, detto xantopsia (condizione in cui gli oggetti bianchi o di colore chiaro appaiono gialli), da cui era affetto, probabilmente causata da una grave intossicazione. Inoltre era solito mangiare i colori dal tubetto. Molti sostengono che a Van Gogh alcuni colori, tra cui ovviamente il giallo, piacevano così tanto da arrivare persino a mangiarli direttamente dal tubetto. Per questi studiosi infatti, alcuni sintomi neurologici del pittore sono imputabili proprio alle sostanze altamente tossiche contenute in alcuni colori, come ad esempio l’arsenico nel verde smeraldo o il cromato di piombo contenuto nel tanto amato giallo cromo.

 9. Suicidio o omicidio? L’Enigma!

La morte di Van Gogh, avvenuta nel luglio del 1890, resta per molti ancora un mistero da risolvere. Alcuni biografi parlano di un suicidio: il pittore si sarebbe sparato in un campo nei pressi di Auvers. Altri, invece, rifiutano tale ipotesi per la mancanza di prove  (pare infatti che l’arma non sia mai stata ritrovata).  Di conseguenza sono molti coloro che oggi appoggiano la tesi di un incidente: l’artista, intento a dipingere in un campo sarebbe stato colpito da un proiettile sparato da un ragazzo che stava giocando con un suo compagno nelle vicinanze del pittore (probabilmente con l’intenzione di spaventarlo e prendersi gioco di lui). Quest’ultima tesi sembra essere confermata  dal fatto che Van Gogh, nonostante la sua depressione e i suoi tormenti psichici, non dimostrò mai di avere tendenze suicide. Nell’ultima bozza di lettera destinata al fratello, scritta il giorno della sparatoria, si dimostrò particolarmente ottimista, inoltre alcuni giorni prima aveva ordinato da un commerciante una grande quantità di colori.