Intervista a Jennifer Guerra: “Serve una rivoluzione culturale che valorizzi la donna”

Jennifer Guerra è una giovane giornalista dalle origini Bresciane, che ha raggiunto il successo grazie al suo primo libro. Si intitola “Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà” ed è un saggio che si inserisce pienamente nel dibattito contemporaneo sulla condizione femminile.

Le ho chiesto di raccontarci come e quando è nata la sua passione, il libro e pure qualche consiglio per entrare nel suo mondo.


Ciao Jennifer. Benvenuta in Social Up. Innanzitutto, com’è cominciata la tua passione per la scrittura? E come ti sei avvicinata al femminismo?
Sarà una risposta banale, ma ho sempre avuto la passione per la scrittura. Da piccola passavo le mie giornate al pc e a inventare storie e volevo diventare “una scrittrice” come Jacqueline Wilson, che da adulta ho scoperto essere un’icona del femminismo per l’infanzia. Vedi tu le coincidenze. Anche se mi è sempre piaciuto scrivere non pensavo ne avrei fatto una professione, tanto che avevo considerato una carriera nella comunicazione della moda. L’avvicinamento al femminismo è avvenuto di pari passo con la scrittura: ho cominciato a collaborare con Soft Revolution Zine, il primo blog di “femminismo per ragazze” in Italia, che mi ha insegnato tantissimo sia sul tema in sé che sulla scrittura come professione.
Com’è nata l’idea di scrivere il corpo elettrico? Il sottotitolo recita “il desiderio nel femminismo che verrà” di che tipo di desiderio parli?
Il desiderio di cui parlo è duplice: ha sia una dimensione fisica che una più spirituale, mentale. Uno degli assi portanti del mio libro è che non c’è una gerarchia tra corpo e anima, quindi il desiderio si pone come tramite tra i due aspetti. L’oppressione di genere nasce dalla necessità di impedire lo sviluppo di questo desiderio, fermando sia la presenza della donna nel mondo sia la sua libertà, anche sessuale ed erotica se vogliamo. Per questo ho deciso di valorizzarlo.
Hai posto al centro del discorso il “corpo” per quale motivo hai deciso di partire proprio da qui?
La pratica femminista non può prescindere dal corpo, perché l’oppressione delle donne – e in generale di tutte le minoranze – parte innanzitutto dalla censura del corpo, dalla volontà di dominarlo e dalla convinzione che sia qualcosa di degradato. Se per secoli le donne sono state ridotte alla loro dimensione meramente biologica, come madri, come partner sessuali, come corpi da sfruttare, la forza del femminismo è stata non tanto quella di rivendicare una superiorità spirituale o morale, ma di dare importanza al corpo, che è stata la causa della loro subordinazione.
Si dice che il femminismo é contro gli uomini e che si occupa di tematiche poco rilevanti. Quanto invece è importante farsi sentire?
Come dice Giulia Blasi, il femminismo è un metodo, cioè una chiave di lettura della realtà. Una volta che si comincia ad addentrarsi nel pensiero femminista, ci si accorgerà che il femminismo ci riguarda tutti, perché il sistema patriarcale ci riguarda tutti. Spesso si ha l’impressione che le conquiste importanti del femminismo siano ormai assodate, ma è una falsa convinzione: innanzitutto questi diritti sono sempre in pericolo. Penso al diritto all’aborto, smantellato in silenzio dalle amministrazioni locali. In più la parità “sulla carta” – e nemmeno quella è stata ancora raggiunta – non ci basta: quello che serve è una rivoluzione culturale, che coinvolge tutti i soggetti, che valorizzi la presenza e i desideri delle donne. Un Paese in cui una donna muore ogni due giorni per mano del partner attuale o passato non può permettersi di pensare che il femminismo sia inutile.
Il pensiero femminista va a ondate, alternando momenti di spinta a momenti di silenzio. Secondo te, viviamo in un’epoca di progresso o regresso?
Non sono d’accordo con questa visione, nonostante anche io, per comodità e brevità, nel mio libro usi la periodizzazione a ondate. Sono convinta che il femminismo, che è un fenomeno molecolare, diffuso, ci sia sempre e sia sempre lo stesso e che non esistano momenti di silenzio, a cambiare è il contesto in cui agisce. Quello che posso dire è che senza ombra di dubbio negli ultimi 5 anni il femminismo abbia conosciuto una rilevanza mediatica senza precedenti grazie a internet, un fenomeno che da un lato ha portato moltissime persone ad avvicinarsi al femminismo, ma dall’altro ha prestato il fianco a una sua strumentalizzazione commerciale.
Il corpo elettrico fa riferimento a un’ampia bibliografia di testi femministi. Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre libri, quali sarebbero? E perché?
Consiglierei senza dubbio Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, testo capitale del femminismo. È un libro impegnativo, ma che si può leggere anche piano, a blocchi. Una lettura molto bella che dà l’idea dell’importanza del femminismo oggi è Materialismo radicale, di Rosi Braidotti. È un libro scritto con grandissima competenza e con una passione incredibile, che ti coinvolge emotivamente. Infine consiglio La campana di vetro di Sylvia Plath che, nonostante sia un romanzo, è secondo me uno dei più illuminanti testi sulla condizione femminile.
Giovane, giornalista e autrice di un saggio: quali sono i tuoi progetti futuri? E quale il tuo sogno più grande?
Sto scrivendo un nuovo libro per un’importante casa editrice e spero di potermi continuare a sostenere con la scrittura, già questo mi sembra un sogno. Le mie aspirazioni sono molto modeste: fare una vita serena al fianco del mio compagno e continuare a fare quello che amo.



Rachele Pezzella