Un viaggio spirituale fino al deserto del Gobi, attraversando la Via della Seta

Se siete alla ricerca di un viaggio ricco di misticismo, magari su una rotta poco battuta dai turisti occidentali, e lo sconfinato dispiegarsi del deserto davanti ai vostri occhi più che spaventarvi in realtà vi esalta, allora attraversando il Deserto del Gobi  e percorrendo l’antica Via della Seta, troverete quello che fa per voi nel cuore della Cina.

Tecnicamente percorrere la Via della Seta dovrebbe accadere in un senso soltanto, da oriente a occidente. Sì, perché la seta, quando ha raggiuto un valore tale da essere desiderata dai principali imperi del mondo, partiva tutta dalla Cina. La Via della Seta è quella strada, o quella rete di strade, che collega Xi’An, in Cina, con Istanbul, in Turchia, e quindi il resto del Mediterraneo, utilizzata dai commercianti europei e asiatici come collegamento e per raggiungere gli uni gli altri al fine di scambiare le loro merci più pregiate.

Qualunque strada si scelga rimane sempre un itinerario che supera non di poco i 6.000 chilometri e richiede mesi per essere percorso via terra. Nonostante prenda il nome da uno dei prodotti che viaggiavano per le sue strade, è scontato dire che ciò che rende interessante la Via della Seta sono le diverse civiltà che si incrociano sul suo percorso, la geografia che va da un estremo all’altro, le lingue, i cibi e i mercati che si incontrano e anche le distanze che rendono questo itinerario un viaggio epico.

Una volta arrivati in Cina, la meta di partenza è Kashgar, la città più lontana da ogni mare, antico crocevia di piste carovaniere, dove è possibile visitare la moschea di Id Kah, per poi proseguire verso quello che un tempo era il vasto Lago d’Aral, in Uzbekistan. Dagli anni ’60 in poi, infatti, pesanti lavori di canalizzazione delle acque e test missilistici russi hanno progressivamente trasformato l’immenso bacino in una pozza che in molti tratti è possibile attraversare a bordo di un fuoristrada.
Samarcanda è oggi uno dei principali centri turistici della regione, ma essendo stata la seconda città dell’Uzbekistan ha sempre mantenuto una particolare importanza. Oggi si raggiunge Samarcanda per la sua architettura, anche se il restauro dell’Unione Sovietica risulta un po’ pesante e la città appare un po’ finta
Tabriz, in Iran si trova a due passi dalla Turchia, dall’Armenia, dall’Azerbaijan e dall’Iraq. Non ha caso il suo bazaar è oggi un Patrimonio dell’Umanità UNESCO, perché qui si incontravano mercanti di ognuna di queste regioni. I tappeti persiani sono la sua specialità, ma di tutto è venduto. La sue grandi arcate di mattoni lo rendono un mercato particolare e ne fanno la principale attrazione della città.

Ma il vero viaggio comincia forse solo a Dunhuang, nella regione del Gansu, dove la Via della Seta chiude il suo cerchio e dove possiamo dire finalmente di essere in Estremo Oriente. Qui è possibile ammirare il Deserto del Gobi in tutto il suo poetico squallore, tra le grotte dei Mille Buddha, la città dei demoni di Yadan, i suoni del Mingsha Shan, il monte che sibila di notte, e i tramonti che si riescono difficilmente a dimenticare.



redazione