Spezie e salute: proprietà medicinali della “merce fenicia”

Spesso, si pensa ai farmaci come qualcosa di totalmente artificiale, una vera e propria invenzione del genio dell’uomo. Eppure, una disciplina intera è dedicata allo studio dei farmaci di origine naturale, la farmacognosia.
Spezie, piante medicinali, ingredienti naturali che continuiamo ad utilizzare in cucina erano un tempo, infatti, il mezzo più usato per affrontare le problematiche legate alla salute. La medicina tradizionale di tutto il mondo ha sempre utilizzato infusi, decotti e tinture per curare i mali più comuni e anche con discreti risultati. Come dal salice, usato dagli indiani d’America come antipiretico, fu estratto l’acido salicilico, da cui fu poi derivata la famosa Aspirina, molte altre piante hanno fornito alla scienza ed alla farmacologia importanti informazioni che ci hanno consentito di raggiungere i risultati di oggi.Oggi vi parleremo di alcune delle spezie più comuni e di come, nel passato o anche attualmente, siano usate come terapia da affiancare alla medicina tradizionale nel trattamento di numerose patologie.

Anice: si tratti di quello verde o della varietà stellata, entrambe le spezie ci regalano un raffinato profumo ed un olio essenziale contente, in prevalenza, anetolo. Possiede proprietà digestive e carminative, ma è anche un discreto stimolante del sistema nervoso centrale. Abusarne non è, dunque, cosa buona. Per via dell’azione espettorante ed antibatterica, viene aggiunto spesso ad infusi per agevolare la cura di catarro e dispepsia.

 

 

Cannella: ottima nei pancake, ma anche per regolare la glicemia. Funziona anche come astringente, tonico e vasocostrittore. Possiede anche proprietà antibatteriche e stimolanti per il sistema nervoso. Cosa causa tutto ciò? Una miscela esplosiva di tannini, ossalato di calcio ed un olio essenziale ricco in derivati del benzene. I tannini le conferiscono le proprietà toniche ed astringenti, oltre al colore scuro e legnoso, l’olio essenziale agisce, tra le altre cose, come antibatterico e stimolante del sistema nervoso. Occhio, però! Una dosa elevata di cannella può addirittura provocare convulsioni, ma non credo nessuno di noi arrivi mai a consumarne così tanta.

 

 

Cardamomo: una spezia dalla fragranza intensa, profumatissima e rinfrescante. È molto usato nella cucina indiana oltre che per aromatizzare il caffè alla turca, il caffè arabo ed il the iraniano. Nella medicina tradizionale di varie culture, come quella indiana, cinese e tibetana, il cardamomo è largamente utilizzato come infuso o tintura per alleviare leggeri disturbi infiammatori, come gengiviti o alitosi, e digestivi. Queste proprietà sembrano veicolate dall’olio essenziale che contiene componenti in grado di stimolare le secrezioni biliari, e quindi facilitare la digestione. Recenti studi evidenziano la possibilità che possieda delle proprietà protettive contro il cancro del colon-retto.

 

Chiodi di garofano: una spezia dal sapore decisamente pungente, ma che è a dir poco fondamentale nel vin brulè. Ricavata dai boccioli essiccati di una pianta originaria dell’Indonesia, è ricca in eugenolo. Usata in infusi o decotti, agisce come antisettico ed espettorante, oltre che antitussivo e spasmolitico. L’olio essenziale è anche analgesico e lievemente anestetico a livello locale.

 

 


Curcuma: è uno dei componenti della nota miscela di spezie conosciuta come curry. È essa ad essere responsabile del colore giallo intenso che amiamo e del profumo così “orientale”. Largamente utilizzata nella cucina indiana, così come nella medicina ayurvedica, si ricava dalla radice del turmerico. Il suo segreto è la curcumina, una sostanza dal colore rosso, quando pura, dalle molteplici proprietà curative. È, infatti, un potente antinfiammatorio, antibatterico, antivirale e sembra essere un discreto antitumorale grazie alla sua capacità di indurre la morte nelle cellule tumorali.

 

 

Finocchio: tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare della tisana basata sull’infusione di semi di finocchio, usata essenzialmente per ridurre il gonfiore. Ebbene, il frutto essiccato di Foeniculum vulgare contiene un olio essenziale, contenente fencone ed anetolo (da cui l’aroma simile a quello dell’anice), che lo rende proprio un ottimo carminativo.

 

 


Ginseng: famoso in Occidente come energizzante, spesso addizionato al caffè, il ginseng ha una storia millenaria. Il nome scientifico stesso, Panax ginseng, vuole proprio richiamare la sua capacità di agire in svariati modi sull’organismo. Tra le varie tipologie di ginseng, il più usato in medicina è sicuramente quello rosso. È un eccitante ad azione anabolizzante, è impiegato anche nel trattamento di diabete, gastrite e pressione bassa e, come se non bastasse, è anche ricco in vitamina D! Come ogni cosa, però, un suo eccessivo consumo ha effetti collaterali, nel caso specifico palpitazioni, vomito, mal di testa.

 

 

Pepe: largamente usato in cucina per il sapore pungente, ma meno intenso e persistente del peperoncino, il pepe basa se sue proprietà farmaceutiche su due componenti: un alcaloide, la piperina, ed un olio essenziale ricco di terpeni che ne caratterizza l’aroma. Chiunque sia finito almeno una volta con il naso su un vasetto di pepe ha potuto sperimentarne le proprietà irritanti. Incredibilmente, la piperina è un deprimente del sistema nervoso che conferisce al pepe un’azione anticonvulsivante.

 

Peperoncino: famoso per il proprio sapore piccante, contiene capsaicina, la molecola responsabile del sapore pungente e delle sue proprietà medicinali. Per quanto l’aggettivo che più spesso gli viene attribuito sia “afrodisiaco”, il peperoncino può fare ben altro. Esso possiede, infatti, proprietà antidolorifiche e stimolanti, ragion per cui, opportunamente trattato, è comunemente utilizzato come antiforfora ed anti-caduta, ma anche come antidolorifico per uso topico, come per l’Herpes o il mal di denti. Alcuni studi lo propongono nel trattamento locale dell’artrosi e della psoriasi.

 

 

 

Timo: largamente impiegato nella preparazione di farmaci galenici, da esso si estrae un olio essenziale ricco di terpeni. Si tratta in realtà di un’erba aromatica, non di una spezia. Da sempre è utilizzato in infusi e decotti per le sue proprietà spasmolitiche, antisettiche, antitussive ed espettoranti. Insomma, contro un bel raffreddore, il timo può dare di certo una mano.

 

 

La farmacologia, dunque, ha tratto numerosi insegnamenti dalla medicina tradizionale e dalle piante in generale. Ognuno di noi ha in dispensa un bancone da erborista in miniatura che aspetta di essere usato. Certo, un infuso o una tisana non avrà mai un effetto terapeutico a tutto tondo né potrà sostituire la prescrizione di un medico e la medicina tradizionale, ma può accompagnare la terapia agevolandone il funzionamento.



Silvia D'Amico