Solo: A Star Wars Story, il mancato coraggio di osare

Victor Venturelli

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Non è una novità sedersi sulla poltrona di una sala cinematografica e nutrire profonde aspettative per un film della saga di Star Wars.

Quante volte è capitato di essere pervasi da una vivace euforia senza sapere ancora bene cosa aspettarsi fin dagli ormai celebri titoli di apertura! Se con “Star Wars: Il risveglio della Forza” del 2015 si era tornati tutti un po’ bambini, affascinati da quelle battaglie intergalattiche e da quella galassia lontana lontana che tanto rievocavano in maniera nostalgica l’infanzia di una generazione di pubblico specifica, avvicinando allo stesso tempo i millenials e le nuove generazioni ad una istituzione cinematografica come Guerre Stellari, e con il primo degli spin-off (un notevole Rogue One: A Star Wars Story) si rientrava a tutta spinta in un mondo cinematografico diventato leggenda, con Solo: A Star Wars Story, il secondo spin-off della saga di Star Wars dedicato alle avventure di un giovane Han Solo, siamo di fronte ad un prodotto cinematografico particolare.

Perchè vi chiederete?
Ebbene, la realtà è che lo spin-off sull’ormai celebre personaggio spavaldo, strafottente ma ironico, cinico ma dal cuore generoso di Han Solo e della sua evoluzione da giovane ladro a celebre contrabbandiere della Galassia, è un film semplice senza colpi di scena particolari e senza un pathos emotivo capace di coinvolgere al cento per cento lo spettatore.

Una pellicola che ha avuto l’arduo compito di giocare sul carattere di un personaggio che noi tutti abbiamo conosciuto in età matura e ben definita e che ci ha dato certezze durante i capitoli della saga ma che, in questo episodio, è ancora fragile e in via di sviluppo essendo un’origin-story atta a far conoscere la storia e il passato di tale personaggio.

Molti, forse, potranno storcere il naso nel vedere uno Han Solo meno adulto, più “bambinesco” e forse meno sfrontato sul campo di battaglia. Certo, c’è da pensare che chiunque guardi Solo: A Star Wars Story cercando di trovare una forzata eguaglianza tra lo Han Solo di Harrison Ford, maturo e forse più saggio e quello giovane, ambizioso e un po’ arrogante, impersonato da Alden Ehrenreich, non ha capito il senso del film e la volontà di raccontare una figura ancora in fase grezza e di evoluzione.

Il film è carente di un vero e proprio pathos e di azioni travolgenti capaci di emozionare veramente il pubblico; vi sono qua e là momenti di assoluta azione cinematografica resi con una patina molto meno drammatica rispetto a quanto eravamo abituati con i film precedenti.

Tutto scorre veloce, tutto si sussegue in maniera quasi fluida senza soffermarsi su un qualcosa capace di attrarre davvero gli occhi di chi guarda lo spin-off.

Vi è un costante avvicendarsi di luoghi, mondi e personaggi che tanto esemplificano e anticipano quella personalità viaggiatrice e di uomo navigato che caratterizzerà lo Han Solo adulto ma che qui rappresentano ciò che sarà poi una peculiarità del personaggio.

Da una parte siamo di fronte ad uno spin-off che richiama l’attenzione su alcuni momenti di un passato di cui si è sentito molto parlare ma di cui non si immaginava nulla e che viene rappresentato in maniera divertente (l’incontro con Lando CarlissianDonald Glover -, Chewbacca e una sorta di suo mentore nel mondo dei contrabbandieri interpretato da un sempre efficace Woody Harrelson), dall’altra siamo di fronte ad una debole sceneggiatura che, oltre a lasciare visione (sempre affascinante) di mondi, galassie, creature, portando in auge diversi personaggi celebri della saga, come appunto Lando proprietario del Millenium Falcon (cornice ovvia e quantomai necessaria di questo spin-off), cerca di intrecciare una storia d’amore con Qi’ra (interpretata da Emilia Clarke), la ragazza che ama fin dalle sue origini e dagli anfratti del mondo in cui è cresciuto.

Solo: A Star Wars Story potrebbe essere un’esplosione mozzafiato di avventura ed adrenalina ma il tutto esce come un grido soffocato di chi non ha più voce per urlare qualcosa, rendendo la pellicola un ottimo esercizio visivo e rievocativo di un personaggio che ben abbiamo conosciuto in altro modo.