The Ruthless/Lo Spietato

Lo Spietato: Scamarcio e Netflix passano l’esame a pieni voti

Venerdì 19 Aprile è stato pubblicato su Netflix “Lo Spietato”, regia di Renato De Maria, produzione italo-americana, con protagonista il nostrano Riccardo Scamarcio. Il film era stato anticipato con un breve lancio in sale la scorsa settimana.

 

Scamarcio interpreta il personaggio di Santo Russo, alter ego del boss Saverio Morabito della ‘ndrangheta impiantata a Milano nella seconda metà del ‘900.

Il film, liberamente ispirato al libro “Manager Calibro 9”, racconta la storia di Morabito, dal sua arrivo a Milano con la famiglia negli anni ’60, fino ai recenti anni 2000.

È un racconto che, basandosi solamente sul trailer, potrebbe assomigliare ai vari lavori del genere gangster-drama, come Scarface o Romanzo Criminale, ma non è così.

Lo Spietato, oltre a raccontare le gesta e le vicissitudini di Morabito, fornisce anche uno spaccato dell’immigrazione meridionale nel Settentrione durante gli anni ’60 e sulle dinamiche create da questa contaminazione di culture diverse.

Un grande aiuto a riportare alla mente l’Italia di quel tempo lo da la presenza di hit cult del tempo, passando da “Come prima più di prima”  di Tony Dallara a “Cento Giorni” di Caterina Caselli, il tutto condito da una giusta dose di canzoni composte per l’occasione.

Il personaggio è cucito addosso a Riccardo Scamarcio in modo perfetto. Le espressioni, gli atteggiamenti e il provare ad ostentare un accento milanese nonostante le origini meridionali (Scamarcio è pugliese) permettono di ottenere una riproduzione magistrale del boss Morabito.

Il film è un messaggio contro l’emarginazione e la ghettizzazione degli immigrati meridionali nella Lombardia del boom economico, fenomeni che hanno dato vita a povertà e sete di potere, facendo prosperare le attività criminali di alcune cosche della ‘ndrangheta che stavano nascendo in quel momento storico a Milano.

Ci si potrebbe aspettare un boss sicuro di sè, al di sopra dei giudizi altrui, ma invece ci troviamo di fronte ad un uomo che si vergogna delle proprie origini, che si finge appassionato d’arte, ecc pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Insomma, non è di certo l’immagine del mafioso spietato a cui siamo abituati, ma attenzione a sottovalutare il personaggio di Scamarcio, capace di passare sopra la scomparsa di persone care, pur di rispettare gli impegni lavorativi presi.

Passando all’analisi della produzione italo-americana si può dire che è un mix riuscito bene. Infatti, la contaminazione tra scuole diverse permette di avere un prodotto con una sceneggiatura intensa ed efficace, attenta ai dettagli storici del tempo, ma attenta anche ad accorgimenti particolari di ripresa.

Scamarcio rispetta al meglio le aspettative e dimostra che i film che contengono l’analisi di temi e fenomeni sociali sono il suo cavallo vincente.

Inoltre dimostra di trovarsi a proprio agio nel recitare in film ambientati nella seconda metà del XX secolo in Italia, come anche nel film Mio Fratello è figlio unico, quasi come se appartenesse a quell’epoca.

La sua interpretazione del boss calabrese è magistrale, resa gloriosa da espressioni ed azioni violente che sembrano quasi naturali per l’attore pugliese.

Merita una doverosa menzione anche la prova di Sara Serraiocco, che interpreta Mariangela, la moglie di Scamarcio, fornendo uno rappresentazione quasi perfetta della cosiddetta moglie del boss”.

L’attrice abruzzese, infatti,  con la sua interpretazione, riesce a trasmettere al meglio allo spettatore l’indifferenza nei confronti del marito per i crimini ed i tradimenti commessi, ma anche il coraggio e la forza di andare avanti, di mettere sempre la famiglia al primo posto nonostante tutto.

Lo Spietato è un film che assolutamente consigliamo di vedere, non solo per conoscere la storia personale di uno dei più importanti boss italiani, ma anche e soprattutto per la qualità del prodotto finale, la cui ciliegina sulla torta è la colonna sonora targata Riccardo Sinigallia, capace di creare brani che in un attimo riportano agli anni’80.



Paride Rossi