Rossella Falk, l’ultima diva in cerca d’autore

Vincenzo Filippo Bumbica

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Talvolta può capitare che qualche uomo si serva dello specchio per vanità e al contempo certe donne ne abbiano bisogno per assicurarsi della propria personalità. I ruoli quella volta s’invertirono per ritornare al classico copione dove un’incantevole figura di donna, alta, regale e maestosa che passeggiava indossando un abito elegante, suscitò l’interessata curiosità di un uomo incontrato per caso: Giorgio De Lullo. Era con un amico comune, in Piazza Mazzini a Roma. Attore affermato e seduttore consumato, mi squadrò e disse: Venga all’Accademia. Perché”? gli risposi io. “Perché lì sono tutte racchie. Lei è bella. Come si conviene a ogni personaggio dello spettacolo egli conosceva bene il valore del frivolo compiacimento e puntò sulla mia vanità, ci andai, fui ammessa, diventai attrice”. Per lei il destino non esisteva, contavano solo le scelte da fare e fu così che Rosa Antonia Falzacappa in quel giorno del 1946 divenne Rossella Falk. E forse quello pseudonimo che in qualche modo alludeva al personaggio capriccioso quanto incrollabile e innamorato della vita di Via col vento, fu voluto dalla madre mentre il cognome suggerito dal padre venne fuori troncando il poco divistico originale. In seguito l’avrebbero definita “la Greta Garbo italiana” e non a caso la sua biografia, uscita nel 2006 per Mondadori, si intitola L’ultima diva. Era infatti una diva Rossella Falk, di quelle d’altri tempi, grande signora dello spettacolo, donna raffinata, curiosa, colta, dotata di una vivace intelligenza che vantava frequentazioni cosmopolite e amicizie con i grandi e più importanti personaggi di tutto il mondo.

La sua storia cominciò sotto il cielo di Roma dove nacque nel 1926, continuò con un un’infanzia ricca di avvenimenti e piena di interessi: “Provenivo da una famiglia illustre, che vantava parentele con cardinali e generali, ottimi studi che mi portarono poi alla conoscenza di quattro lingue, traducendo sia dall’inglese che dal russo. Vivevamo in una casa ai Parioli molto bella dove tutto era sempre perfetto, le signore che venivano per il tè il giovedì pomeriggio, fiori meravigliosi nei vasi, mio padre, colonnello di artiglieria, pieno di humour, mia madre inappuntabile e curatissima, credo di non averla mai vista in vestaglia neanche una volta”.

Diventata una leggiadra signorina con quel portamento naturale che sembrava mettere in riga la gente, si mise a svolazzare sui colorati fiori della vita come una sgargiante farfalla.” A vent’anni al teatro non ci pensavo né tanto né poco. Studiavo pianoforte e andavo pazza per le lingue straniere». E invece appena due anni dopo la sua stella luminosa iniziò a trapuntare il firmamento dello spettacolo. Una carriera meravigliosa che ebbe inizio nel 1948 al teatro la Fenice di Venezia nel ruolo della figliastra di: “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello e quasi di pari passo avvenne il debutto cinematografico nel film di Riccardo Freda: “Guarany”. Però Rossella privilegiò sempre la carriera teatrale rispetto a quella cinematografica anche se si concesse estemporanee e incisive interpretazioni: fu il Grillo parlante in ”8 e ½” di Fellini che scaramantico la considerava il suo portafortuna e disse di lei:” Non sono molto attratto dai grandi attori di teatro. Tranne che da Rossella Falk, un’attrice con la statura, la gestualità e la voce di un’eroina tragica, ma che comunica una tale gioia di stare sulla scena da farti venire voglia di saltare sul palco e farle compagnia”. Poi partecipò al film Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli, seguito dal truculento horror La tarantola dal ventre nero di Paolo Cavara (1971) e infine l’apparizione spettrale in Non ho sonno di Dario Argento (2001). E nell’intervallo si concesse addirittura un’incursione a Hollywood diretta da Robert Aldrich in” Quando muore una stella” (The Legend of Lylah Clare, 1968). Tra tutte queste interpretazioni rimane indelebile il personaggio della dark lady sadica e lesbica con caschetto, antitesi di Monica Vitti nel film” Modesty Blaise”, regia di Joseph Losey.

Fu più per curiosità, forse, che partecipò ad alcuni classici televisivi, genere che presto catalogò: “Spesso recitazione pessima e storie scopiazzate”, interpretati però con assoluta professionalità: “La vita di Giuseppe Verdi”, (1963); “Il segno del comando”, (1971) e” Il bello delle donne 3″, (2001)

Ma Il teatro, che parla con tutti e parla di tutto, era fin dalla sua prima apparizione la sua lingua preferita al di là dell’importanza che il suo fascino personale sprigionava dal palcoscenico. Difatti quando uscì dall’Accademia, la giovane Rossella era già pronta per ruoli importanti. Guarda caso la chiamò Luchino Visconti che dirigeva la grande compagnia di Paolo Stoppa e Rina Morelli al teatro Eliseo di Roma, dove partecipò a spettacoli memorabili nei primi anni Cinquanta: dal primo Tennessee Williams («Un tram che si chiama desiderio»), a un Goldoni rivoluzionario («La Locandiera»), al lancio di un autore italiano di grande successo (il Diego Fabbri de «Il Seduttore»). Una collaborazione alquanto contrastata fu quella con Visconti, tant’è che avvenne più di uno scontro fra il regista più dispotico e la giovane attrice più intrepida, che riuscì a tenergli testa, facendogli perfino l’affronto di andarsene a recitare con il rivale Giorgio Strehler una commedia di Moravia («La mascherata»). E fu proprio in quello spettacolo che incontrò il giovane Romolo Valli, a sua volta amico dell’ex compagno di Accademia Giorgio De Lullo. Conoscersi, intendersi e stringere un patto artistico fu questione di poco.

“Fu dopo questi incontri, nella primavera del 1954, che pensammo di dar vita a una compagnia che poi la critica chiamò dei Giovani, impersonata da De Lullo-Falk-Buazzelli-Guarnieri-Valli e che nei venti anni successivi ebbe, tra i tanti meriti, quello inconfutabile di aver portato nel mondo, con le sue tournée, la nostra lingua, troppo volentieri dimenticata, all’onore che le spetta. De Lullo era il poeta della compagnia, un pensatore, Valli era il nostro Paolo Grassi, organizzatore, preciso, un uomo di estrema cultura e una memoria di ferro. Io? Io ero una che non pensava ma arrivava alle cose per intuizione, e Romolo si arrabbiava. Come fai ad arrivarci subito alle cose? mi diceva”.

Un sodalizio di arte e di amicizia unico nel teatro italiano, al quale si devono spettacoli memorabili dove trionfavano precisione, fantasia ed eleganza: dagli allestimenti diretti da De Lullo, alle più originali interpretazioni di Pirandello, alla scoperta di un grande drammaturgo come Patroni Griffi, che per i suoi amici «giovani» scrisse le sue più belle commedie, da «D’amore si muore» a «Metti una sera a cena». Per un ventennio dire Compagnia dei Giovani voleva indicare un teatro elegante e raffinato, ma pervaso da una recitazione asciutta e da una ferma visione critica. La morte prematura di Valli e di De Lullo quasi dopo mise definitivamente fine a quella stagione, che del resto si era già chiusa nel 1974 con lo scioglimento della compagnia. Con grande determinazione Rossella assunse invece su di sé accanto al fedele compagno di lavoro Umberto Orsini, la direzione dell’Eliseo. Dove tornò addirittura con” Applause”, il musical miliardario tratto dal film cult Eva contro Eva, dove sulle orme dell’amica Lauren Bacall, si cimentò nella danza e nel canto; poi seguito a ruota dal rinnovato impegno col teatro di Tennessee Williams. L’autore che conobbe a Roma in occasione della prima italiana di” Un tram che si chiama desiderio”, in cui interpretava la stralunata Stella magistralmente diretta da Visconti. Un grande regista che di lei ebbe a dire: «Rossella è italiana solo di nascita, perché sul lavoro è una teutonica spietata mentre nella vita privata, come tutti i timidi, manda alle ortiche gli stilemi da first lady che han fatto di lei un personaggio e torna ad essere la ragazza romana cui solo la sua prorompente femminilità impedisce di recitare Petrolini”. In quegli anni di accanito lavoro, che purtroppo furono gli ultimi, la Falk prolungò fino allo stremo la causa di quel della drammaturgia statunitense. Mise in scena il dramma: ”La dolce ala della giovinezza”, famoso solo nella versione cinematografica e persino uno dei suoi copioni più misconosciuti e poco considerato, ossia: ”Il treno del latte non si ferma più qui”, anch’esso interpretato da Liz Taylor, che dopo averlo portato sullo schermo, tentò invano di riproporlo a Broadway. Nel frattempo, tanti amici dello star system internazionale se n’erano andati: Sinatra col quale ebbe un fugacissimo flirt e Maria Callas di cui fu tanto intima amica, da omaggiarla con due splendidi spettacoli: “Master Class” e” Vissi d’arte, vissi d’amore”, ben  rappresentati persino a New York dove ebbe la sorpresa di essere festeggiata dagli Amici del Metropolitan che, entusiasti, dichiararono alla stampa: «Peccato che Maria non l’abbia vista risorgere in scena esattamente uguale a sé stessa. Avrebbe riso come una matta, lei che si abbandonava così di rado all’ilarità”.

Il suo commiato con il teatro avvenne nel 2009 come protagonista di:” Est Ovest”, scritto e diretto da Cristina Comencini: una degna uscita di scena per una signora del suo rango e per un’attrice del suo stile che della discrezione e della fedeltà ad amici e ammiratori aveva fatto una bandiera. “Nella mia carriera ho imparato a fare tutto, prima di andare in scena. Ma c’è ancora una cosa che vorrei: un teatro tutto mio. Da dirigere”.

Tanto teatro è passato sotto i ponti dello spettacolo italiano a partire da quel 5 maggio del 2013 quando Rossella Falk si è ritrovata a recitare su altre scene, altrettanti soggetti. Perfino al giorno d’oggi è ancora doloroso dire addio a una signora che sempre più numerosi fan considerano più che la regina, il vero l’emblema del teatro italiano. Ovvero una paladina di quella concezione della prosa che a partire dagli anni cinquanta è rimasta invariata negli occhi e nelle orecchie ma soprattutto nel cuore di chi identifica la scena col copione d’autore e la recitazione col trionfo assoluto della parola.