“Favole da incubo”: raccontare per impedire che accadano ancora

Non è normale che nel nostro paese ogni due giorni la vita di una donna venga spezzata a causa della violenza di un uomo. Sull’argomento se ne potrebbe scrivere ininterrottamente, ma trovo opportuno soffermarmi sul motivo per cui consiglio a tutti il libro di Roberta Bruzzone ed Emanuela Valente.

Le autrici partono dalle fiabe, quelle che gli adulti sono soliti raccontare e che si tramandano di generazione in generazione. Il motivo? Spesso è proprio in queste l’errore: tendono a riprodurre troppo spesso modelli falsati. E così tutti pensiamo alla donna come proiettate nella sola dimensione domestica, quasi incapaci di badare a loro stesse; e pensiamo agli uomini come quelli fieri, ambiziosi e coraggiosi.
Basta pensare alla storia di Biancaneve, che ospite dei sette nani, resta a casa occupandosi delle faccende domestiche. Tutto comincia e finisce lì, tanto che la sua ingenuità le faranno accettare la fatidica mela avvelenata, che la metterà in pericolo. Almeno fino all’arrivo del principe azzurro che le regalerà il suo lieto fine. Oppure basta rimembrare Cenerentola, prigioniera dei ricatti della matrigna e delle sorellastre, non riesce a dare una svolta alla propria esistenza. E ancora una volta ci riesce solo grazie ad un uomo.

Il problema probabilmente parte proprio da qui!
Il libro “Favole da incubo” che non poteva avere titolo più appropriati consta di 302 pagine e dieci (più una) storie di cronaca nera, tra i più sconvolgenti degli ultimi anni.

Potrete leggere di Guerrina Piscaglia, la cui storia è intitolata “Cappuccetto Rosso è scomparsa con il paniere”, madre e moglie che ha creduto alla favola di un principe arrivato da lontano che si faceva chiamare padre Graziano. Un uomo che si è rivelato presto uno spietato criminale, e a cui è stato inflitta una pena di 25 anni di carcere per omicidio e distruzione di cadavere.
Potrete rabbrividire nel conoscere ciò che è accaduto a Elena Ceste, la cui storia è intitolata “la Sirenetta che voleva andare in bicicletta”, una donna a cui è venuto a mancare il coraggio di seguire le proprie aspirazioni. Quando ci ha provato era già troppo tardi: la mania di controllo del marito le è stata fatale. Michele Buoninconti è stato condannato a 30 anni di reclusione per avere strangolata occultandone il cadavere.

Ma non è tutto!
Ogni storia vi porterà tanta tristezza e infinita rabbia, fino all’ultima storia.
Qui protagonista è Stefano, un bambino che ha assistito all’omicidio della sua mamma, commesso dal padre. Sembravano una famiglia abbastanza normale: mamma Gloria lavorava come segretaria, papà Leonardo invece era un impiegato in banca. Sembravano, appunto.
Dentro le quattro mura di casa non era così. Solo urla, schiaffi e pugni, fino ad una sera di fine estate.
Stefano giocava in giardino quando all’improvviso sente i colpi. Quel momento, che aveva cercato di raccontare agli esperti che lo seguivano, e che tanto temeva era arrivato. Stefano non era stato ascoltato…

Il femminicidio è un’epidemia, forse tra le peggiori. Sembra non essere prossima a terminare e urge la necessità di un vaccino culturale ed educativo.
Occorre parlare, raccontare e informare!!!



Rachele Pezzella