Playoff Russia 2018: come ci arriva la Svezia orfana di Ibra

In SPORT by Andrea CodegaLeave a Comment

Manca una settimana ai playoff che potrebbero (il condizionale è doveroso) portare l’Italia e Giampiero Ventura ai Mondiali di Russia 2018. L’avversario contro cui ci scontreremo sarà la Svezia, la ex-Nazionale lasciata da pochi mesi da Zlatan Ibrahimovic, simbolo senza eguali dell’intero movimento calcistico svedese e principale ambasciatore dell’immagine vera e propria della Svezia in giro per il mondo.

Dove avevamo lasciato “i gialli”: l’ultima partita giocata dall’Italia contro la Svezia risale alla seconda partita del girone di EURO 2016. La nostra Nazionale, guidata egregiamente da Antonio Conte, finì per battere la Nazionale svedese con un insperato ed improvviso goal allo scadere di Eder, al termine di una partita sottotono e rognosa. Ecco, rognosa: per certi versi e con le dovute enormi differenze, la Nazionale svedese può essere assimilata allo stile di gioco dell’Atletico Madrid: un gioco non lineare, fatto di pressing, fisicità, di palle sporcate che non permettono all’avversario di costruire una trama di gioco organizzata e corale. Non a caso, la partita venne risolta appunto dalla giocata di un singolo, unico modo per sopravanzare avversari con queste caratteristiche: ora il compito spetterà ad Immobile, Verratti ed Insigne.

IL GIRONE – Se le vicende del nostro girone sono ben note, con la Spagna a fare da padrone come da pronostico e la nostra Nazionale costretta al secondo posto dopo la batosta subita al Bernabèu, il girone della Svezia si è rilevato ben più ostico. La Francia, comunque con qualche affanno, è riuscita a chiudere al primo posto con 23 punti e a qualificarsi direttamente per Russia 2018; Svezia e Olanda si sono invece ritrovate a 19 punti, con la Svezia che si è aggiudicata il playoff in virtù della differenza reti a scapito degli Orange, il cui ricambio generazionale dopo l’era di Snejider, Robben e Van Persie ha portato a risultati di basso profilo.

Dopo che la Svezia aveva battuto Lussemburgo per 8-0 (risultato che il c.t. olandese Advocaat aveva imprudentemente giudicato impossibile prima della partita), l’Olanda avrebbe dovuto infliggere un improbabile 7-0 alla Nazionale scandinava per riuscire a pareggiare la differenza reti: il risultato dell’Amsterdam Arena si è invece rivelato un modesto 2-0, con la conseguente uscita di scena di Robben e compagni.

LA ROSA – Dopo l’abbandono della Nazionale da parte di Ibra (che sarebbe comunque stato indisponibile nella doppia sfida con l’Italia in virtù del suo infortunio nella scorsa Europa League che lo terrà distante dai campi almeno per due mesi ancora), la Svezia non annovera nella sua rosa alcun fuoriclasse. La sua forza, come detto qualche riga sopra, sta nella coralità del suo gioco e nella capacità di spezzare il gioco degli avversari, incanalando le partite in binari scomodi. La stella della Nazionale è quindi Emil Forsberg, ala sinistra del Lipsia, rivelazione della scorsa Bundesliga, giocatore che ricorda Ivan Perisic e ricercato da diversi top club, tra cui il Milan e l’Atletico Madrid citato precedentemente.

Curiosamente, tra i componenti degli usuali convocati svedesi ritroviamo diversi “italiani”: Marcus Rohden, centrocampista del Crotone, Albin Ekdal, ex-Cagliari ora in Bundesliga, Oscar Hiljemark, Krafth, Armenteros e Grankqvist. Altri nomi degni di nota: John Guidetti, centravanti del Celta Vigo che agli albori della sua carriera prometteva di calcare campi sicuramente più blasonati, e Victor Lindelof, discusso neo-acquisto del Manchester United di Mourinho. Insomma, nomi che confermano la fisicità, l’aggressività ma anche la poca tecnica della Nazionale allenata da Janne Andersson.

Appuntamento quindi al 10 Novembre, per l’andata del match a Stoccolma, e al 13 Novembre per il ritorno a San Siro. Sarà una sfida ostica, in cui l’Italia parte sicuramente favorita, ma, viste le difficoltà incontrate dai ragazzi di Ventura nelle ultime uscite, non bisognerà dare nulla per scontato per riuscire a conquistare il pass che porta a Russia 2018.

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Andrea Codega

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Altresì soprannominato Nando. Lecchese, classe 1997. Liceo Classico prima, Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano adesso. I doni più nobili che abbiamo sono la scrittura e la parola, cui spesso aggiungo una punta di ironia: mi piace "dire la mia" e allo stesso tempo confrontarmi con "quella altrui", ecco perché ritengo il mondo del giornalismo maledettamente adatto a me. Malato di calcio e più in generale di qualunque cosa sia classificabile come sport, per me metafora della vita. Per il resto, appassionato di letteratura, musica (è necessario trovare il "sound giusto" per ogni occasione) e birra rigorosamente chiara.

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