Il miracolo made in Islanda: la favola che ha conquistato tutti

Andrea Codega

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È finalmente finita la mai digerita sosta per le Nazionali (non preoccupiamoci, ritornerà a novembre), ma prima di concludere questa parentesi per ributtarci nel campionato e nei tre big match di questo weekend, è doveroso analizzare meglio la favola che, da un anno a questa parte, si è infiltrata nei cuori dei calciofili più romantici: l’Islanda.

Dai, ammettiamolo: siamo tutti incredibilmente fomentati dalla Nazionale Islandese, per l’impresa che è riuscita a compiere ad Euro 2016 e per la sua prima, storica partecipazione ai Mondiali, a Russia 2018: sarà il Paese meno popolato di sempre (332 mila abitanti, 10mila più di Bari per intenderci) a partecipare ad un Mondiale di calcio.

EURO 2016 – La favola islandese è iniziata l’anno scorso, dopo essersi sorprendentemente qualificata agli Europei di calcio in Francia, eliminando nel girone di qualificazione compagini ben più affermate come Olanda e Turchia (ironia della sorte: anche nei gironi che porteranno a Russia 2018, l’Islanda ha staccato insieme al Croazia il pass per i Mondiali proprio a discapito della Turchia). Qualificatasi agli ottavi di finale dopo aver superato un girone non irresistibile con Portogallo, Austria e Ungheria, il mito islandese nasce proprio nella partita contro l’Inghilterra. Da un lato Rooney e Kane, dall’altro Sigurdsson e Bjarnason: il risultato? Un impronosticabile 2-1, costruito sulla fisicità dei propri giocatori e sul cuore mostrato la Nazionale Islandese. I quarti di finale e la Francia si riveleranno poi troppo superiori per questa favola, che era però appena agli albori.

RUSSIA 2018 – Da Lagerback ad Hallgrimmson: pochi mesi dopo cambia l’allenatore ma non il retrogusto finale di impresa. Già, perché l’Islanda si è qualificata per la prima volta nella sua storia ai prossimi Mondiali di calcio. Nell’ultima partita del girone contro la nazionale balcanica, all’Islanda serviva una vittoria per poter ottenere la qualificazione per i prossimi Mondiali: un perentorio 2-0 contro una compagine di basso livello che ha scatenato la gioia dei 332 mila abitanti in terra nordica. Una qualificazione di certo non facile, vista la presenza nel girone di Croazia, Turchia e Ucraina; a mostrare come gli Dei di calcio volessero far proseguire questa incredibile storia è stata la penultima partita in casa della Turchia, dove l’Islanda ha clamorosamente vinto per 3-0, balzando al primo posto del girone.

Un risultato storico, se pensiamo alla scarsa tradizione calcistica del Paese e ai pochi abitanti presenti. In realtà, la favola islandese trova le origini proprio negli investimenti fatti negli ultimi anni in terra islandese: aumento delle scuole calcio, maggior cura e attenzione alla Nazionale e, più in generale, grossi progetti per tutelare la crescita e la salute degli adolescenti islandesi. Questi gli ingredienti che hanno reso possibile il “miracolo” Islanda, la cui ultima vittima si è rilevata appunto il Kosovo.

GEYSER SOUND – Non possiamo tralasciare il fantastico geyser sound, il grido di battaglia che la Nazionale Islandese intona dopo ogni partita insieme ai seguaci presenti allo stadio. Un coro che evidenzia lo spirito battagliero che caratterizza la Nazionale e tutto il popolo islandese: non ci resta che assaporarlo nuovamente in Russia la prossima estate, in attesa della prossima impresa made in Islanda.