Lewis Carroll e le accuse di pedofilia

In #CulturalMente by Roberta LatorreLeave a Comment

Charles Lutwidge Dodgson fu uno dei matematici più importanti del XIX secolo. Personaggio di grande intelligenza, nel corso della sua vita ebbe numerosi interessi: fu un logico, un letterato, uno dei più grandi fotografi dell’epoca vittoriana, un prete anglicano e, per merito di una bambina, divenne persino uno scrittore di fama mondiale.

Stiamo parlando di Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Dodgson, padre di una delle più belle storie della letteratura mondiale: Alice nel paese delle meraviglie, storia che ebbe un successo a dir poco immediato.

Dotato di un’intelligenza e di una creatività fuori dal comune, riuscì magnificamente in tutte le sue occupazioni. Pubblicò scritti di logica, alcune fiabe dalle sfumature ironiche, filastrocche e rompicapi enigmatici. 

Basta leggere alcune pagine di Alice per rendersi immediatamente conto di quanto fosse bravo con le parole: giochi verbali basati sulle regole della logica, sillogismi esilaranti, equazioni, insomma tutta una serie di espedienti che lo aiutarono ad avere grande successo tra adulti e piccini.

Per un certo periodo di tempo si dedicò con molta passione alla fotografia, attività che abbandonò a causa delle cattive voci insistenti sul suo conto, e che contribuì a diffondere per tutto il secolo successivo l’immagine negativa di un Carroll incompreso, o meglio frainteso dal pubblico e da alcuni dei suoi biografi più importanti.

I soggetti che Carroll amava fotografare erano infatti molto particolari: bambine che non avevano ancora raggiunto la pubertà immortalate in pose ambigue, con abiti caratteristici, talvolta addirittura nude.

Fu proprio la continua frequentazione e l’amicizia tra lui e le sue giovanissime modelle, che terminava proprio quando queste raggiungevano la pubertà, a favorire per tutto il secolo successivo le accuse di pedofilia.

Le numerose biografie dello scrittore sottolineano infatti l’attaccamento morboso di Carroll alle bambine e il suo interesse a tratti maniacale, trasmettendoci così il ritratto di un uomo immaturo e infantile, stranamente troppo distaccato dal mondo degli adulti.

Altre fonti interpretano il suo interesse come puro amore platonico, mettendo in risalto la passione dello scrittore per il mondo dell’infanzia, probabilmente l’unico in cui riusciva a sentirsi completamente a suo agio.

Uno dei soggetti preferiti di Carroll fu sicuramente Alice Liddell, figlia del diacono Henry George Liddell, con cui lo scrittore amava trascorrere molto tempo facendo pic-nic e gite in barca. Fu proprio in occasione di una di queste gite che Carroll, ispirato dalla piccola Alice, inventò la storia che lo rese famoso in tutto il mondo.

Le accuse di pedofilia continuarono a interessare critici e biografi per molto tempo, ma alcuni, fortunatamente, cercarono di interpretare il fenomeno alla luce del contesto storico e culturale del tempo, dimostrando che le numerose falsità diffuse sul conto di Carroll non hanno di certo fatto giustizia ad un uomo di così grande intelligenza.

Prima di ogni altra cosa, occorre specificare che nel corso del 1800 le fotografie di bambini nudi non erano di sicuro rare. Piccoli modelli senza vestiti riempivano cartoline e biglietti di buon compleanno: per gli standard vittoriani i bambini erano simbolo di grazia, innocenza, perfezione morale ed estetica, e il modo di percepire l’infanzia, completamente diverso dal nostro, non favoriva l’associazione tra interesse per il nudo infantile e sessualità deviata. 

In secondo luogo, Carroll non fotografò mai i suoi soggetti da solo o senza l’approvazione dei genitori: spesso chiedeva ai parenti di essere presenti nel momento in cui scattava le fotografie, e si pensa che quelle di nudo vennero tutte distrutte di sua mano o restituite alle famiglie.

Insomma, l’interesse di Carroll fu del tutto estetico e il legame emotivo con i bambini non produsse mai alcuno scandalo effettivo. Nel corso della sua vita frequentò molte donne mature, alcune addirittura sposate, e probabilmente l’attaccamento alla famiglia Liddell era giustificato dal suo interesse nei confronti di Ina, sorella maggiore della piccola Alice.

Dunque, oggi possiamo finalmente mettere la parola fine ad un dibattito che dura ormai da un secolo, restituendo alla storia il ritratto di un intellettuale sicuramente degno del suo successo mondiale.

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