Leopardi recensiva Dante: scoperto un testo inedito a Napoli

Come sempre Napoli, e nella fattispecie la sua Biblioteca Nazionale, rappresenta uno scrigno da cui emergono gioielli. Tra quelli più preziosi, diremo!!!

Non si tratta di nessun nuovo “Passero solitario” nè di un seguito segreto di “A Silvia”. Dalle Carte autografe di Giacomo Leopardi, è spuntata fuori una sconosciuta e inedita recensione di Dante Alighieri, risalente con ogni probabilità all’autunno del 1816.

Inedito è anche l’opuscolo commentato: “L’ombra di Dante”, una visione in terzine di Giuliano Annibali. Si tratta di un testo in bella, firmato, che Leopardi rifiutò di pubblicare.

Finora era rimasto lontano dagli occhi del mondo, c’è voluta la dedizione di Christian Genetelli. È  stato infatti il professore ordinario di letteratura e filologia italiana all’università di Friburgo (Svizzera) nonché membro del comitato scientifico del Centro Nazionale di Studi Leopardani di Recanati a fare la scoperta.

Tra il 1815 e il 1816, Leopardi attraversò un momento di forte crisi spirituale, al termine di un lungo periodo di “studio matto e disperatissimo”, durante il quale approfondì le sue conoscenze filologiche, con le prime traduzioni di greco e latino, oltre che astronomiche, con la ”Storia dell’astronomia”, un trattato di argomento storico-scientifico scritto nel 1813 ma pubblicato solo nel 1888.
Ma sul finire del 1815, già provato nel fisico, con una infezione polmonare che gli causò la deviazione della spina dorsale, con sofferenze e dopo profonde riflessioni, decise di abbandonare le tante e diverse strade intraprese, per dedicarsi esclusivamente a quella della poesia.
Fu il periodo della sua conversione letteraria. Furono, insomma, anni di grandi cambiamenti, che avrebbero poi influito sul pensiero e sulla scrittura della sua maturità.

Lo studioso ne dà notizia in un volumetto presso Led-Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto di Milano.
Il titolo è “Un’inedita e ignota recensione di Giacomo Leopardi”, in cui Genetelli ci offre genesi e particolarità dell’opera, andando ad arricchire il corpus di opere Leopardiane. E non parliamo di semplici abbozzi, ma di opere compiute e finite, che l’autore ha portato con sé fino alla sua ultima dimora a Napoli. Attenzione dedica anche all’opera commentata, citandola integralmente ma di cui non si conosce altro.

Rimane da capire perché Leopardi scelse di non pubblicare mai la recensione. Non siete curiosi?
Il ritrovo di opere inedite resta sempre e comunque una grande scoperta. Eppure sono in grado di porre domande, immettere dubbi, e porre curiosità.

Aggiungono sapere al sapere, arricchiscono la cultura. E inevitabilmente ci chiediamo: quante cose ancora non conosciamo? Quante cose potremmo conoscere indagando?



Rachele Pezzella