Le cinquanta sfumature del sale Himalayano

In CUCINA, social up by Alessia CavallaroLeave a Comment

Negli ultimi anni, possibilmente anche a tutti i nuovi programmi a base culinaria che hanno invaso la rete televisiva, si è visto come moltissimi ingredienti, dapprima sconosciuti, hanno iniziato a far parte di moltissime tavole.

Uno degli ingredienti che oggi è facilmente rintracciabile nelle cucine di molti italiani è il Sale Himalayano, o più comunemente chiamato il “Sale Rosa”.

Partiamo da principio: questo sale proviene dal Pakistan, la cui commercializzazione in Occidente è un fenomeno avviato all’inizio del XXI secolo per opera di varie società operanti in Europa, Nord America e Australia. Nonostante il nome commerciale suggerisca una relazione con l’omonima catena montuosa, il prodotto è estratto dalla miniera di sale di Khewra, la seconda miniera di sale più grande al mondo, che si trova su modeste alture che distano circa 300 km dall’Himalaya e si ergono sulle pianure indo-gangetiche.

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Questa particolare tipologia di sale però non è utilizzata solo in cucina: rimangono famosissime le Lampade di Sale in cui un grosso pezzo di sale, viene perforato, scavato, e sagomato; in una cavità interna viene posta una candela o una lampadina a incandescenza, al fine di ottenere una caratteristica illuminazione, dovuta alla colorazione e alle proprietà ottiche del cristallo, con rifrazioni e assorbimento della luce che lo attraversa, che lo rendono utilizzabile come luce notturna o per morbide e diffuse illuminazioni ambientali.

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Ma oggi noi qui dobbiamo parlare di cibo, mica di lampade, no?

E’ appunto per questo che crediamo importante cercare di capire come mai questo sale sia diventato così famoso, quali siano le sue proprietà  e gli eventuali benefici.

Molto spesso del sale rosa si magnifica il fatto che contenga moltissimi elementi, e non solo cloruro di sodio come il sale raffinato da tavola.

Innanzitutto, l’impiego di sale rosa dell’Himalaya, in sostituzione del comune sale da cucina, dicono che limiti il rischio di ritenzione idrica e di ipertensione, poiché il suo contenuto di cloruro di sodio è decisamente ridotto. Inoltre i benefici che dicono sia possibile riscontrare sono:

  • Promuovere un equilibrio stabile del pH a livello delle cellule, cervello incluso.
  • Aiutare la riduzione dei comuni segni di invecchiamento.
  • Promuovere un miglioramento della capacità di assorbimento degli elementi nutritivi presenti nel cibo lungo l’intestino.
  • Supportare la respirazione e la circolazione.
  • Ridurre i crampi.
  • Aiuta a combattere la cellulite se usato come sale da bagno.
  • Accrescere la forza delle ossa.
  • Promuovere la salute dei reni rispetto all’uso del comune sale da cucina.
  • Favorire un sonno migliore e regolare.
  • Offrire un aiuto naturale in più dal punto di vista del desiderio sessuale.

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Ora, il dubbio che ci sorge spontaneo è cercare di capire qualcuno in maniera ufficiale sia stato in grado di attestare scientificamente questi benefici.

La Società Italiana di Nutrizione Umana riporta i livelli dei 15 elementi nutrienti che devono essere assunti giornalmente. Alcuni, come il Cobalto, li assumiamo solo in forma organica (nella vitamina B12), mentre di qualche altro o è ancora dibattuto il suo reale ruolo nel nostro organismo oppure ne abbiamo bisogno in tracce talmente piccole che non sono ancora state determinate. In ogni caso per quello che sappiamo oggi non superiamo i 24 elementi, pochissimi rispetto agli 84 di cui in realtà avrebbe bisogno di assumere l’organismo umano.

Il sale rosa contiene sì un sacco di elementi oltre al cloruro di sodio, ma nella letteratura scientifica esistono ricerche pubblicate che mostrano come il sale di Khewra possa contenere in realtà anche delle concentrazioni non trascurabili di metalli come Rame, Zinco, Cadmio, Nickel, Manganese, Piombo, Cobalto, Tellurio, Bario, Alluminio e altri.

In piccole dosi, questi elementi, sono utili per il funzionamento del nostro organismo, ma purtroppo come già detto il sale rosa non ne contiene abbastanza.

Altri invece, come il Cadmio o il Piombo, (nei famosi 60 che mancano per arrivare a 84), non solo non sono assolutamente necessari, ma sono addirittura tossici e si accumulano nell’organismo. Mi soffermo per brevità solo su uno di questi.

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Che questo sale abbia o meno le proprietà che posseggono i sali più “comuni” o che addirittura ne abbiano in quantità superiori, fino ad adesso non ci è dato saperlo ma, per quanto riguarda le proprietà organolettiche, sembra proprio aiuti ad esaltare la bontà degli ingredienti. Aumentare a tal punto che moltissimi chef di fama internazionale hanno preso a sostituirlo in molte delle loro ricette al posto del sale bianco.

L’immaginazione di alcuni chef è arrivata addirittura all’impensabile: cucinare i cibi insipidi, tagliare ingredienti crudi o utilizzare come piatto da portata una lastra di sale rosa per ampliare le note degustative degli ingredienti stessi di prima qualità.

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E voi? Avete mai sentito parlare di questo “Sale Rosa”? Lo avete mai utilizzato in cucina? Che ne pensate delle sue proprietà?

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Alessia Cavallaro

Alessia Cavallaro

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Nata a Padova, ha dimostrato fin da piccola una innata passione per il mondo della cucina e in particolar modo per la pasticceria, trasmessole dalle nonne e dalla mamma. Negli anni ha coltivato questo grande amore con cui oggi divide la sua vita, oltre che studiare Economia Aziendale a Catania. Il suo sogno è trasferirsi a Milano per frequentare la specialistica e in contemporanea iscriversi a qualche corso prestigioso che le possa aprire le porte per il paradiso della pasticceria!

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