Joanne World Tour: la storia di come Lady Gaga ci ha stregati

Sergio Meloni

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Il quinto show di Lady Gaga in Italia inizia con un countdown in cui il Mediolanum Forum di Assago (Milano) sembra esplodere in un’unica voce.

Con le prime note di “Diamond Heart” i fan sembrano dimenticarsi delle interminabili notti insonni, del gelo e del concerto di settembre posticipato a ieri, 18 gennaio, per problemi di salute, per abbracciarsi e diventare un’unica e grande famiglia. Questa è la colonna portante di quasi tre ore di spettacolo che è molto più di un concerto.

È il realizzarsi del sogno di rivalsa di una giovane ragazza italo-americana orgogliosa e fiera delle proprie origini. Una ragazza vittima di bullismo con una voce e un talento fuori dal comune che nella propria cameretta cantava a squarciagola Madonna e Michael Jackson, una ragazza che riesce a trovare la forza di trasformare il proprio dolore in arte.

Perché molte volte il dolore può insegnare a noi stessi ma soprattutto agli altri che, alla fine, possiamo essere quello che vogliamo, indipendentemente da quello che la società vorrebbe imporci di essere.

Parole profonde, toccanti, che si fondono perfettamente nei toni di alcune canzoni come la iconica “Born this way” in cui celebra la diversità e alcune ballad quali “Angel down” in cui ci parla del dolore della perdita e dell’importanza del ricordo in “Million reasons”.

Lady Gaga durante una sua hit

Never give up on your dreams” ripete Gaga quasi instancabilmente. Si rivolge ai suoi fan, i suoi “Piccoli Mostri” come li ama chiamare. Specialmente ai più giovani, i più deboli, le vittime di una società purtroppo ancora sessista e omofoba.

Perché è questo che la distingue dalla maggior parte delle cantanti: una sensibilità verso i più deboli, gli emarginati e i “diversi”, i “freaks”.

Una diversità che l’ha caratterizzata per tutta la vita e che ora utilizza come cavallo di battaglia per iniziare un percorso di auto-accettazione e di celebrazione, insistendo, appunto, sul concetto di famiglia e di inclusione. Per tutti! Emozionante è il discorso impegnato sulle diversità, per le quali si è sempre battuta in prima linea. Perché alla fine, come in una qualsiasi famiglia, c’è spazio anche per le incomprensioni. Ma non per l’intolleranza che, sempre secondo Gaga, non va “combattuta” con l’odio  ma con estrema, paziente e infinita compassione.

Lady Gaga, o forse Joanne, questo lo sa bene e l’ha imparato sulla sua pelle: quando arrivi in cima al mondo la vista può accecare e fare dimenticare da dove si viene e chi si è realmente. Questo è il vero spirito dello show e di Joanne stessa: un viaggio introspettivo e sincero che ripercorre le origini della sua famiglia partendo da un lutto che segnò per sempre la vita di suo padre, Joseph Germanotta, che vide scomparire a causa del Lupus la sorella, Joanne Germanotta.

Un quadro sincero e intimo di una famiglia che cerca le sue origini e finisce per trovarle: toccante il momento in cui la cantante confessa, con la voce rotta dall’emozione, di aver incontrato per la prima volta i cugini giunti dalla Sicilia per conoscerla.

Lo show della Germanotta ha portato anche diverse hit storiche che l’hanno trasformata in Diva della musica POP contemporanea e fatto ballare milioni di persone: da “Just Dance”, “Paparazzi”, “Poker face” e “Bad Romance” fino alle ultime perle dell’ultima fatica “Joanne” tra cambi d’abito incredibili e presenza scenica da animale da palcoscenico.

Con un sold-out che già preannunciava uno spettacolo unico nel suo genere Lady Gaga ha il talento che in pochi possiedono di catalizzare l’attenzione e di farci sentire, nel nostro piccolo, parte di un qualcosa di grande in cui ci accoglie a braccia aperte e ci accetta per come siamo. Laddove, magari, siamo i primi a sentirci inadeguati. Ma lei, almeno per una sera, c’è stata.

Quella sera mi sono sentito in famiglia.