Jeannie Longo, la casa in cima al mondo di una donna leggendaria

Vincenzo Filippo Bumbica

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Una pioniera della nuova frontiera. Quella alla ricerca del tempo perduto di un ciclismo al femminile che stentava a decollare. E lei aveva tutto per riuscire nell’impresa di renderlo affascinante perché prima di tutto era una gran donna prima di essere una grande atleta. Indomito coraggio, forte determinazione e talento indiscutibile si saldarono a un fisico tutt’altro che bestiale sostenuto però da un ferreo intrigo di nervi. Contraddistinta da una non comune poliedricità, divenne una ciclista per tutte le specialità: strada, pistard e biker. Cominciò giovanissima a frequentare lo sport gareggiando con lusinghieri risultati nell’ambito dello sci per poi inforcare a 21 anni la sua prima bicicletta con la quale sarebbe salita prepotentemente in cima al mondo.

Così Jeannie Longo scoprì che la vocazione è un posto del cuore che quando si tramuta in professione, aldilà della concreta ambizione, rende possibile ogni emozione: bisogna approfittare delle tante volte che il tempo regala occasioni per vivere la felicità dei desideri. Un sogno dopo l’altro, a dispetto del suo falso aspetto di scricciolo femmineo, che l’atleta francese ha realizzato nel tempo con l’ostinazione della passione e spinta dalla forza delle gambe adeguatamente sostenute dalla notevole capacità dei suoi polmoni a mantice di pompare aria per sostenere lo sforzo di un cuore d’acciaio.


Un binomio vincente che ha attraversato il tempo e le stagioni del ciclismo: trentatré anni  in sella ad una bicicletta passati tra colline piene di fango a schivare aguzzi spuntoni su ruote dentate; levigando con tubolari di seta i lisci parquet di fosforescenti palazzetti dello sport;  in mezzo al ronzio del gruppo per l’attrito delle gomme sull’asfalto; inerpicandosi con la poesia della fatica su decise pendenze; sfiancandosi sotto la calura a impedire le “fughe” altrui  possibilmente favorendo le proprie e, vestita d’un corredo aerodinamico, penetrare l’aria a bordo di un siluro tecnologico nel difficile esercizio delle corse a cronometro.

Ha percorso itinerari d’ogni genere girovagando in lungo e in largo per quasi tutta l’Europa, in buona parte dell’America del Nord e in consistenti porzioni di quella del Sud, esplorando la nuova frontiera Australiana e i sentieri incontaminati dell’altra faccia della luna ciclistica: l’Asia. Un viaggio nel viaggio: su strade srotolate come lucidi nastri di bitume nero; sentieri sconnessi dalle pietre del lastricato o addirittura mulattiere imbiancate da finissima polvere; tra boschi umidi e verdi; località marinare e ventose; aridi e assolati paesini di periferia; montagne dai bianchi pendii; vallate dai colori accecanti; pianure irrigate da fiumi; storiche terre abbellite da castelli; esotiche architetture d’altre civiltà e roboanti cittadine brulicanti d’umanità frenetica e plaudente.

Ha ottenuto incredibili e prestigiosi risultati, innumerevoli titoli, sbalorditivi record: tredici mondiali tra strada e pista, tre Tour de France consecutivi ; quattro medaglie olimpiche tra cui una d’oro e tre d’argento e per non farsi mancare niente anche un secondo posto mondiale nella mountain bike, oltre a 38 record del mondo a cronometro e 58 titoli nazionali francesi: l’ultimo dei quali conquistato nel 2010 alla veneranda età di 52 anni e a distanza di un trentennio dal primo conquistato nel 1979. I piazzamenti nell’arco di tutti questi anni sono tali e tanti da riempire un elenco telefonico e testimoniano la sua assoluta e chissà per quanto tempo ineguagliata eccellenza.

Jeannie Longo è stata la degna rappresentante di uno sport che affonda le sue radici nella umiltà del suo gesto e al contempo nella nobiltà del suo significato: un volto di donna col volto rigato dagli sforzi oltreché dal tempo a esprimere una non comune determinazione nello sguardo da rapace affamato e dalla postura tipica di chi possiede una robusta impalcatura del suo scheletro tale da sostenere tesi come corde di violino i fili delle sue solide nervature.

Questa sua leggendaria immagine è stata offuscata all’inizio del 2011, adombrata da inquietanti sospetti di doping relativi soprattutto agli ultimi anni del suo periodo agonistico. Alla fine dello stesso anno però è stata definitivamente prosciolta. Sia come sia i trascorsi parlano chiaro e inossidabile più che mai la donna dalle mille vittorie nata ad Annecy nel 1958, volle ancora dimostrare che lei era capace di trangugiare solo il suo elisir d’amore per le due ruote che scorrendo nelle sue vene aumentava intatta quella voglia di stupirsi e stupire.

Per questo invece dei fantasmi del passato inseguì imperterrita le chimere di quel presente sognando di volare oltre i fin qui conosciuti confini dei limiti umani. A 53 anni suonati Jeannie Longo per l’ultima volta tentò una fuga. La linea bianca del suo pensiero stupendo segnava un avvenimento, una città e una data: Olimpiade Londra luglio 2012. Alla fine però certi sogni muoiono all’alba lasciando la dolce sensazione di un sogno mai sognato: le rimase solo l’ancestrale bisogno d’avventura, l’amore infinito per la natura e il sopraffino piacere della libertà di viaggiare. In fondo il fascino del meraviglioso mondo del ciclismo risiede nell’armoniosa simbiosi tra volontà e sacrificio frammiste a coraggio e fantasia. Alla soglia dei suoi sessanta anni Jeannie Longo è molto consapevole d’aver contribuito anch’essa far scattare la molla giusta che ha permesso all’intero movimento ciclistico femminile il meritato riconoscimento per raggiungere, e poi alla buonora superare, il prestigioso e considerevole traguardo attuale che non è frutto di mistero e magia bensì di una lucida e feroce applicazione.