ItaliaCheVale: ecco Patchouli Studio, il knitwear sostenibile che nasce dal riciclo dei materiali

In questo appuntamento di ItaliaCheVale parleremo di Patchouli Studio, brand di knitwear sostenibile 100% Made in Italy.

Etica, riutilizzo dei materiali e sostenibilità: ecco gli elementi fondamentali che caratterizzano i capi artigianali di Patchouli Studio, brand Made in Italy  fondato da Andrea Zanola e proposto come uno dei marchi sostenibili più innovativi dello scorso Pitti Uomo di Firenze. Il futuro della moda è nella sostenibilità e, Andrea Zanola, lo sa bene: con il brand Patchouli Studio punta a promuovere un’estetica legata al rispetto dell’ambiente e delle risorse attraverso un knitwear artigianale e italiano. E la particolarità di questo brand non si esaurisce qui: attraverso la lavorazione a mano di tessuti riciclati e scampoli non utilizzati, Patchouli Studio crea un’estetica gender fluid e decisamente timeless.

La creazione di capi dal taglio intramontabile e che puntino ad essere compagni duraturi di vita quotidiana: la sostenibilità di Patchouli non si limita solo ai materiali di recupero ma anche alla possibilità di indossare un capo perfetto e sempre attuale nel tempo. Un capo sostenibile, attento all’etica del lavoro e al rispetto del pianeta ma senza rinunciare a quell’estetica originale e giovanile.

Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Andrea per farmi raccontare la storia del brand e della sua passione per la moda sostenibile.

Curiosi? Venite a scoprire con me il mondo di Patchouli Studio.

Patchouli Studio è un brand italiano e artigianale: come e dove è iniziata la sua storia? Parlaci anche di te e della tua formazione: quando ti sei appassionato alla moda sostenibile?

Patchouli Studio nasce per riempire un vuoto che, nella moda, mi sembra stia diventando sempre più profondo. Quando si è concluso il mio ultimo contratto per una maison del lusso, ho ragionato su cosa mi avesse lasciato quell’esperienza e, con lei, quelle precedenti. Mi sono accorto che avevo bisogno di fare qualcosa che fosse più vicino ai miei valori. Il sistema contemporaneo è già sovraffollato e lascia dietro di sé un’enorme quantità di scarti produttivi. Così, se da un lato ho pensato che forse nessuno ha bisogno di Patchouli Studio, dall’altro sono convinto che molti abbiamo voglia di avvicinarsi a ciò che faccio e racconto con questo brand. Ha vinto il secondo pensiero: Patchouli è una realtà, un progetto in corso che sintetizza il mio impegno professionale per cercare di trarre il meglio da quegli scarti.

Patchouli Studio punta ad unire il mondo del knitwear a quello della sostenibilità: come vengono realizzati i capi? Come avviene la ricerca dei materiali giusti? Ti affidi a realtà locali?

Patchouli_Studio è il risultato di una nuova direzione che ho preso a livello personale. Siamo ospiti in questo pianeta e come tali dobbiamo rispettarlo. Il processo creativo e produttivo di Patchouli Studio cerca di raggiungere un equilibrio virtuosamente ecologico tra ciò che facciamo e l’ambiente. Il mio obiettivo è quello di lavorare a maglia il meglio di ciò che posso trovare. Ogni volta che richiedo a un maglificio o a una filatura di sostenere Patchouli Studio fornendo materiali di scarto, non chiedo mai un colore o una composizione particolare. Lascio che siano loro a decidere cosa è meglio. Amo la sensazione di non sapere mai cosa riceverò. Sono quindi i materiali a influenzare il processo creativo e non viceversa. Nello specifico, ogni capo (fully-fashioned) viene realizzato a mano, partendo sempre da materiali recuperati dalla filiera della maglieria, quindi deadstock e teli o campioni che altrimenti verrebbero scartati, vengono qui disfatti così da recuperare nuovamente il filato e dargli una seconda chance. Mi piace molto collaborare anche a capi di maglieria su misura, ascoltare nuove idee dai clienti e creare il loro maglione da sogno. Mi piace l’idea che il cliente ottenga un capo che ama e con cui si identifica completamente. Credo che tutti questi fattori riducano notevolmente l’impatto ambientale del mio progetto come anche la possibilità che il capo venga dimenticato e abbandonato nell’armadio.

Sfilata di Patchouli Studio – Pitti Uomo 2021 

In un mondo in cui il fast fashion domina il settore moda, quanto pensi sia importante oggi creare capi attenti all’ambiente e all’etica del lavoro? Cosa punta a raccontare Patchouli Studio attraverso i suoi capi sostenibili?

Credo sia importantissimo, la prima cosa nella vita è il rispetto per noi stessi, gli altri e l’ambiente che ci circonda. Credo anche sia opportuno e quanto mai doveroso iniziare un processo educativo mirato alla sostenibilità e soprattutto all’etica del lavoro. Non ci sono regole chiare su cosa fare o cosa non fare, non esiste una chiara definizione di sostenibilità, credo che la maggioranza delle persone sia convinta che vestirsi sostenibile significhi indossare solo cotone organico e lana rigenerata e demonizzare il “vera pelle” ma il discorso è sicuramente ben più ampio e articolato. Vivere in maniera sostenibile dovrebbe essere la norma, l’atteggiamento più naturale ma non è più così. Patchouli Studio pensa quindi al singolo capo piuttosto che alla collezione, dedica tantissimo tempo allo studio del custom made partendo dall’idea del cliente e alla ricerca dei materiali e delle realtà che hanno una sensibilità e attenzione sincere alla tematica della sostenibilità. Ogni capo viene inoltre realizzato a mano utilizzando esclusivamente gli scarti della filiera della maglieria e “l’avanzo” di materiali che ne deriva viene comunque riutilizzato in un secondo momento e mai cestinato. Il bello del fatto a mano è anche quello di avere la possibilità di disfare il capo e ricominciare tutto da capo.

Sfilata di Patchouli Studio – Pitti Uomo 2021

Essere un giovane designer oggi: quali pensi siano le sfide più grandi da affrontare quotidianamente? Avresti un consiglio da dare a tutti quei giovani designer come te che decidono di intraprendere un percorso nella moda sostenibile?

In Italia, il mondo del lavoro e i giovani sembrano essere rette parallele mai destinate ad incontrarsi. Non penso ci siano grandi differenze tra le categorie, un giovane giornalista faticherà tanto quanto un giovane designer a trovare un lavoro appagante. Lanciare un nuovo marchio non è stato affatto facile, considerando che il mio team, beh, sono solo io. Ma la pandemia globale non ha messo in pausa la mia ispirazione e creatività. Essere costretto a fermarmi mi ha messo nella condizione di riallineare le mie priorità. È stato un processo davvero impegnativo, ma credo che ne sia valsa la pena. I momenti di stress possono davvero tirare fuori il meglio di me – mentre la maggior parte delle persone cucinava, io lavoravo a maglia in maniera febbrile. Il miglior consiglio che potrei condividere, semmai, è quello di mantenere le cose semplici. A volte basta poco per essere più delicati verso il pianeta (e le persone!). Da overthinker fuoriclasse, mi sento di consigliare di non rimuginare su tutto troppo – fate domande, siate curiosi rispetto alla sostenibilità, e cercate di sentire il flusso naturale delle cose.

Se dovessi pensare al tuo brand tra 5 anni, come lo immagineresti? Quali sono gli obiettivi nel prossimo futuro?

Carissimi di Social Up Magazine, in tutta sincerità vi dico che dopo la pandemia globale Patchouli Studio naviga a vista! Il progetto Patchouli è in continua evoluzione e dopo l’esperienza di Pitti Uomo ha attirato l’attenzione di realtà interessanti, l’idea generale è quella di continuare a sperimentare con il fatto a mano e di introdurre sempre più aspetti legati al mondo dell’artigianalità. Non cerco progetti esclusivamente legati alle vendite, mi piacerebbe collaborare con nuove realtà per progetti emozionali. Fino ad ora il percorso di Patchouli Studio non è stato convenzionale e mi piacerebbe continuare in questa direzione. In questo momento stiamo lavorando ad un progetto di “swapping” con un nuovo brand che ha sede a Sydney. Detto in parole povere, loro (This is Jamoo) hanno realizzato un capo pensando a Patchouli Studio e noi a loro e credo sia un progetto bellissimo e molto interessante. (i capi non saranno destinati alla vendita)

 Patchouli Studio è stato presentato anche a Pitti Uomo come brand sostenibile: cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Essere stato selezionato da Giorgia Cantarini e Pitti Immagine per Sustainable Style è un grandissimo riconoscimento e ne sono molto onorato. Pitti uomo è uno degli eventi moda più importanti del mondo e l’idea di averne fatto parte come Patchouli Studio è davvero elettrizzante. Ci ha dato la carica giusta per iniziare la nuova collezione che presenteremo a settembre. A Pitti ho cercato di cogliere l’opportunità nel fare networking con nuove ed interessanti realtà. Sono rimasto davvero colpito da come gli altri brand abbiano affrontato la tematica della moda sostenibile. Mi piacerebbe anche iniziare a collaborare con i retailers sempre offrendo la possibilità di avere capi unici nel loro genere in accordo con le loro esigenze, una sorta di esclusiva-inclusiva, in linea con la filosofia di Patchouli.

Per il momento il marketplace di Patchouli Studio è in work in progress, ma se vi foste innamorati come me del brand, ecco il contatto di riferimento (oltre ad Instagram) per poter contattare Andrea e farvi realizzare un capo unico su misura: patchouli.studio@gmail.com.



Valentina Brini