Intervista ad Edy Angelillo: attrice versatile amante del lavoro e della vita

Edy Angelillo, nota attrice italiana di teatro, cinema e televisione, racconta uno spaccato della sua carriera denso di riflessioni sul suo lavoro e sull’arte teatral-cinematografica oggi in Italia. Si è distinta al cinema già nel primo lavoro, “Ratataplan”, riscuotendo grande successo anche in svariati teatri d’Europa, varcando i confini. La televisione l’ha resa più in vista? Certo, ma il teatro resta la sua mission della vita, quella forma d’arte che ha contribuito più di tutto a renderla unica e sé stessa.

 

Quando e come hai cominciato a fare cinema?

Ho iniziato nel 1979 con “Ratataplan” di Maurizio Nichetti. All’epoca facevo danza e recitazione a teatro. Feci un provino con varie amiche e venni presa. Non me l’aspettavo e nessuno s’aspettava il successo che ebbe questa pellicola. Era un film piccolissimo, girato a Milano. Quando Maurizio mi telefonò dicendomi che il film era stato selezionato a Venezia feci i salti di gioia perché non me l’aspettavo.

 

Dopo “Ratataplan” ho cominciato a fare un po’ di tutto, dalla televisione con Pippo Baudo, ho presentato il Festival di Sanremo, ho fatto fiction (“Un medico in famiglia”, “Professione fantasma”, con Massimo Lopez …) e soprattutto teatro. Ho debuttato in teatro al Sistina con Gino Bramieri in “La vita comincia ogni mattina”. Ho interpretato il ruolo di sua figlia, ma è stato il mio papà non solo in scena, ma anche lavorativamente perché mi ha insegnato tantissimo.

 

Tutti lo ricordano per le barzellette, ma Gino era un grandissimo attore non solo comico, brillante, anche drammatico.

“Carmela e Paolino”, spettacolo teatrale con Gennaro Cannavacciuolo

 

Lui è stato un uomo di spettacolo a trecentossesantagradi, insuperabile sotto certi punti di vista. Tu hai ereditato comunque da lui questa caratteristica totalizzante, complimenti!

Ti ringrazio. In questo momento il teatro è uno dei settori più massacrati. La grandezza di una nazione si vede anche dal livello artistico, culturale. Perlomeno in questo brutto momento ci stiamo un po’ risvegliando da un torpore che durava da decenni. Finché si riusciva a lavorare ognuno guardava il suo orticello, adesso invece essendoci ritrovati tutti sulla stessa barca ci siamo un po’ mossi e sono nate associazioni, tra cui il registro delle attrici e degli attori italiani.

Ci sono proposte importanti che spero portino poi a farci identificare come lavoratori quali siamo noi attrici ed attori.

Tornando alla tua carriera quali altri film significativi hai fatto dopo quello di Nichetti?

 

Dopo Nichetti ho fatto la protagonista femminile nel film “La baraonda” di Florestano Vancini. È un film che purtroppo non ha avuto molto riscontro, forse perché era un po’ troppo avanti. Negli anni Ottanta andava molto di più un certo tipo di film molto molto molto più leggero, che va benissimo, non disprezzo certo la commedia o il comico. Ma negli anni Ottanta c’era una gran voglia di svolazzare superficialmente sulle cose.

 

Florestano era una persona perbene, e in un mondo (non solo artistico) come quello che si vive da un po’ se si è troppo perbene non si riesce a farsi valere, secondo me. Mi reputo fortunata comunque, avendo cominciato con i grandi, facendo tanta gavetta (cosa che non succede oggi).

 

Poi ho lavorato con Nuti, Sordi, Verdone,…

 

Ecco io proprio di Sordi volevo chiederti, mi hai anticipato!

 

Sì, con Sordi e Verdone ho fatto “In viaggio con papà”, un vero e proprio cult anni ’80 che ancora oggi viene replicato in tv almeno quattro o cinque volte l’anno. Sono due grandi i protagonisti e senza di loro non sarebbe stato lo stesso. Quando c’è il talento le cose restano. Sordi è stato unico ed irripetibile, ineguagliabile, poteva interpretare ogni ruolo.

 

La maggior parte delle scene le ho girate con Carlo Verdone. Eravamo in un hotel extralusso a Punta Ala, in Toscana. Lavoravamo la sera fino a tardi, ma è stata una sorta di vacanza. Normalmente quando incontri certe star cambiano volto rispetto a come le vedi recitare nei film, negli spettacoli. Sordi, invece, era Sordi sempre, come nei film. Di una simpatia incredibile, mi prendeva in giro scherzosamente. Verdone all’epoca era timidone, gentile, dolce.

 

Di Sordi ho amato la capacità di creare la scena a livello interpretativo improvvisando. Così riusciva a coinvolgere anche gli altri attori in questo gioco.

“La matematica dell’amore”, spettacolo teatrale con Michele La Ginestra

E a proposito di gioco recitativo, tu come te la vivi sul palco? 

 

Per quanto riguarda il teatro tutto nasce nel momento in cui ti ritrovi per la prima volta il copione tra le mani. Rispetto ai copioni che mi arrivano sono molto istintiva, nel senso che se dopo quattro o cinque pagine non ho voglia di andare avanti mi rendo subito conto che non fa per me una certa parte. Poi ci sono copioni che mentre li leggi già pensi a come lo faresti il ruolo. Le prove sono la parte migliore di tutto il lavoro, perché è in quel momento che cominci piano piano col regista a costruire, togliendo e aggiungendo.

Chi sono per te i grandi di oggi nel cinema italiano?

Come regista Tornatore sicuramente, che in ogni film ci mette forza, idee, inquadrature, un modo tutto suo di muovere la camera. In modo generale posso dire che manca un po’ un ricambio. Ci sono sicuramente delle grandissime attrici e dei grandissimi attori italiani, ma si va un po’ ad annate, nel senso che per quattro, cinque, sei anni vedi sempre quell’attrice o quell’attore che sta nella maggior parte dei film. Così sembra di vedere sempre un po’ lo stesso film, ed annoia un po’.

Invece di Nuti con cui pure hai lavorato che mi dici? Può essere considerato un comico italiano che ha fatto la storia del nostro cinema?

Assolutamente sì! Tra l’altro i suoi film erano divertenti, brillanti, incassavano tanto, ma nello stesso tempo avevano una forza, non erano stupidi. Posso dire lo stesso anche di Troisi. Si parla di film importanti e questo s’è perso oggi, secondo me. Un film italiano che mi è piaciuto è stato “Perfetti sconosciuti” di Genovese. Un attore che mi fa ammazzare dalle risate è Nino Frassica, con i suoi nonsense, la sua follia totale. Con Nino ho fatto una fiction tra l’altro, “Cugino e cugino”.

 

Nino è uno spasso anche sul set?

No, è il contrario. È una persona esplosiva quando lavora, mentre nella vita privata è molto gentile, discreto. Non è quel vulcano che si vede quando lavora. Mi è piaciuto molto lavorare con lui. È sempre simpatico, ma nelle pause di lavorazione non è il giullare che uno si aspetterebbe. È uno che il suo lavoro lo fa per bene.

 

E invece sulla tua carriera teatrale cosa vuoi raccontarmi?

 

Ho fatto tanta prosa, musical, commedie, spettacoli drammatici. Dovevamo debuttare nel mese di Marzo 2020 al Sistina con un “Rugantino”. Era una commedia musicale che purtroppo causa covid non è andata in scena. Speriamo presto di poterla mettere in scena.

 

A parte “Rugantino” dovevo debuttare con una commedia. Spero di poter riprendere al più presto a lavorare anche per “Que sera”, uno spettacolo meraviglioso, una commedia di cui abbiamo fatto solo 12 eventi, causa covid sempre.

 

Comunque grazie, mi hai fatto proprio una bella intervista, permettendomi di raccontare tante cose. Il mio auspicio più grande per il 2021 è che riaprano i teatri: quando accadrà vuol dire che le cose staranno andando meglio e si potrà davvero parlare di rinascita.

 

Ma grazie a te, sono felice che ti sia piaciuta. Anche a me ha fatto piacere parlare con te, sei la prima ed unica persona finora intervistata da me che termina apprezzando davvero l’intervista condotta.

 

Parlare in maniera così ampia rispetto al proprio lavoro è bello ed interessante!

 

 Ovviamente ci auguriamo che la nostra Edy possa tornare al più presto a far sognare il pubblico!

 

Le foto sono state gentilmente concesse dall’attrice mediante la sua pagina Facebook.