Intervista a Wrongonyou: “In Lezioni di volo canto la voglia di sentirsi liberi”

Wrongonyou è uno dei quattro finalisti nella categoria “Nuove proposte” del Festival di Sanremo in gara con il brano “Lezioni di volo”.

Wrongonyou, all’anagrafe Marco Zitelli, ha da sempre avuto un appuntamento con la musica. Avendo dovuto mettere da parte lo sport a causa di due cadute, scopre la musica da autodidatta diventa un virtuoso della chitarra, si accompagna col pianoforte, compone canzoni e trova la sua voce. Senza alcuna esperienza, a 21 anni decide di salire sul palco di un festival musicale indipendente, raccoglie il suo primo applauso e trova la sua strada. Quella sera nasce Wrongonyou, una miscela di ispirazioni e influenze, con lo sguardo e l’orecchio inizialmente rivolti oltreoceano e successivamente aperti verso il grande cantautorato italiano.

 Incoraggiato da un professore di Sound Technology all’università di Oxford che ha ascoltato i suoi demo su SoundCloud, Wrongonyou inizia la sua attività discografica parallelamente a quella live e subito ottiene grandi riscontri.

Ha calcato i palchi di grandi festival internazionali come South by Southwest festival ad Austin in Texas (USA) e all’Europa Vox in Francia, Eurosonic Noorderslag in Olanda, Primavera Sound in Spagna e Home Festival in Italia. I suoi brani sono spesso diventati colonne sonore di film e serie tv (BABY su Netflix o il film “IL Premio” di Alessandro Gassman per citarne alcuni), in Italia e nel mondo.

Il 12 marzo uscirà in streaming e nei digital stores “Sono io” il nuovo e secondo album di inediti di Wrongonyou per Carosello Records. Il disco è un ritratto sincero e senza filtri dell’artista. Poco prima di salire sul palco dell’Ariston per cantare “Lezioni di volo” e scoprire chi sarà il vincitore della categoria “Nuove proposte” di questa edizione del Festival, abbiamo intervistato Wrongonyou.

Mercoledì sera c’è stato il tuo debutto al Festival di Sanremo con il brano “Lezioni di volo”. Com’è andata?

Bene! È andata davvero come speravo che andasse perché volevo godermi questa esperienza con una performance vocale. In primis, sono rimasto molto soddisfatto dal lavoro fatto e poi è stata una grande emozione sentire il mio nome d’arte pronunciato da Amadeus che mi portava di conseguenza a cantare di nuovo su quel palco.

Si è parlato tanto di pubblico sì, pubblico no. Ma com’è cantare quando un pubblico sono dei palloncini che ti guardano?

È perfetto perché sono molto colorati, mettono gioia e poi stanno in silenzio mentre suoni che è la cosa più bella del mondo non sentire gente che parla.

Perché hai scelto di cantare proprio “Lezioni di volo”?

Perché è uscita fuori in modo spontaneo. È una canzone sincera e mi sembrava più adatta. Ne avevo in mente anche un’altra che è presente all’interno del nuovo disco. Quando abbiamo fatto gli ascolti delle canzoni che ho scritto, però, è stato un pensiero unanime di portare “Lezioni di volo a Sanremo.

Che significato ha per te “Lezioni di volo”?

Ha il significato della libertà, di sentirsi liberi. Per me rappresenta proprio uccidere la paura di sentirsi liberi.

A proposito di lezioni, dalla tua biografia emerge che spesso il destino ha deciso per te. Quali sono le lezioni che la vita ti ha dato?

Tra tutte, quella di non mollare e non cadere mai. Mi sono fatto male proprio fisicamente nel calcio e dopo nel basket, ma poi è arrivata la musica che, oltre una passione, è diventata per fortuna un lavoro. C’è sempre un po’ un’incognita a fare questo lavoro, però finchè il ferro è caldo, battiamo. Quindi daje tutta!

Quali lezioni ti sta dando in questi giorni il Festival di Sanremo?

Di lavarmi le mani spesso… (ndr si ride). C’è davvero molta attenzione riguardo questo virus, però la stanno gestendo veramente bene. La lezione che mi sta dando è di stare sempre sul pezzo e di non perdere mai tempo in sciocchezze ogni volta che c’è modo di lavorare sodo.

Ti sta pesando la pandemia?

No no, va bene così. Mi dispiace che non c’è quella parte goliardica di Sanremo ossia farsi il bagno di folla, conoscere le persone, fare pr, conoscere tutti i giornalisti di persona, fare conferenze in sala stampa. Quello un po’ mi dispiace perché essendo la mia prima volta avrei voluto viverlo, però si sta al passo coi tempi e va bene così. Se fosse successo vent’anni fa, non avremmo nemmeno potuto fare la promozione. Va bene così.

Stasera si saprà il vincitore della categoria “Nuove proposte” della 71° edizione del Festival di Sanremo. Un commento su chi è arrivato in finale.

Sarà una bella sfida perché siamo tutti e quattro delle gran belle canne di voce. Il livello è alto. Sono contento di giocarmela con cantanti molto bravi come questi.

Comunque vada, quali aspettative riponi sul Festival di Sanremo?

È un’esperienza incredibile che mi porterò dietro e servirà da lezione per tutto quanto.

Il 12 marzo arriva su tutte le piattaforme digitali e streaming “Sono io”, il tuo secondo album, che tipo di lavoro è stato fatto sui testi e sugli arrangiamenti?

Ho puntato tutto sulla sincerità perché ho riscontro nel tempo che dire la verità ed essere sinceri ripaga sempre e quindi ho scelto di fare un disco totalmente sincero che va dritto al cuore. “Sono io” parla proprio di me, di come sono, di come sto, di cosa vivo.

Nella copertina del disco c’è il tuo cane…è davvero “strano”

Beh, è il mio congiunto! Sta anche a Sanremo qui con me.

Oltre “Lezioni di volo”, quali sono le canzoni del disco che non possiamo fare a meno di ascoltare per capirti e per capire questo disco?

Ti direi “Nonno Bruno” che è l’ultima traccia del disco, ma anche la prima canzone che apre l’album e si intitola “Sono io”.



Sandy Sciuto