Intervista a Fabio Salamida, lucido analista di “un’Italia al capolinea”

Fabio Salamida è un noto giornalista, conduttore radiofonico ed autore italiano, meritevole di pregio, poiché affronta solitamente tematiche di civiltà, come i diritti, nella loro accezione più totalizzante.

Inoltre, racconta l’Italia di oggi con ironia, ilarità e quella leggerezza che non guasta mai per cogliere più punti di vista, da non confondere con la tanto dilagante superficialità, non aliena al mondo dei mass media oggigiorno.

“L’ultimo tram. Storie tragicomiche di un’Italia al capolinea” è l’ultimo libro che ha scritto: scopriamo qualcosa in più a riguardo e su di lui, motivo per il quale noi di Social up l’abbiamo intervistato!

Come descriveresti il tuo libro “L’ultimo tram” ai nostri lettori?

È un romanzo che viene attraversato dalla realtà, quindi i personaggi sono inventati ma nelle loro vite entrano anche delle persone reali: politici, giornalisti, cantanti, influencer… ovviamente tutti attraversano il confine della finzione, quindi quello che fanno diventa stravagante.

Tanti riferimenti politici, caricature e una storia che con una narrazione surreale porta a galla le problematiche della politica italiana. Può ancora esistere una classe politica degna di questo nome nel nostro Paese?

Certo che può esistere, ma va formata. I partiti di un tempo lo facevano, i cartelli elettorali di oggi non lo fanno e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. È stata un’impresa ridicolizzare un leader di partito come Matteo Salvini: uno che tra una sagra di paese e un tweet contro il Ddl Zan annuncia che volerà a Mosca a parlare con Putin è già ridicolo così.

In una frase del tuo libro fai dire ad un personaggio “Le cose belle non hanno mercato, non vendono” perché è così difficile cambiare la narrazione?

Perché siamo tutti vittime e carnefici di una società dei consumi. Il personaggio riuscirà a vendere le sue cose belle dopo averne venduta una brutta, molto brutta. E le persone la ricorderanno per quella.

Nel tuo libro c’è spazio anche per i diritti civili, di cui fai una narrazione positiva. Perché nonostante la forte pressione sociale l’Italia fa fatica ad ampliare la sfera delle libertà e diritti?

Pasolini scrisse che i diritti civili sono, in sostanza, i diritti degli altri. Purtroppo ci sono dei partiti che lucrano consensi solleticando i bassi istinti di masse di semi-analfabeti: è passata l’idea che dare diritti a qualcuno tolga diritti ad altri. Prendiamo il Ddl Zan: la destra rivendica di fatto il diritto a discriminare mascherandolo come difesa di una fantomatica “famiglia tradizionale”.

Quali politiche possiamo definire urgenti in questo momento?

Lavoro e diritti viaggiano su binari paralleli: migliorando le condizioni di vita delle persone si toglie l’odioso alibi a chi dice “ci sono altre priorità”. Penso che una legge sul salario minimo garantito non possa più aspettare.

Alcuni paesi dell’Unione Europea sono più avanti di noi in materia di diritti civili per quale motivo?

Perché sono più avanti di noi un po’ in tutto. Noi, spiace dirlo, restiamo un Paese diviso, conservatore e provinciale. Trovo ad esempio surreale il dibattito sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO: da noi c’è qualcuno che li dipinge come dei bambini spaventati che stanno facendo una scelta folle e pericolosa, ma la verità è che parliamo di due Paesi evoluti e moderni e chi sta qui a criticarli dovrebbe preoccuparsi di come l’Italia sta buttando i soldi del Pnrr con i bonus facciate e altre amenità.

Quale riflessione vorresti che nasca da questo libro?

Non voglio insegnare nulla a nessuno. Mentre scrivevo mi divertivo e pensavo che a volte, guardando la realtà con leggerezza, si vedono molte più sfumature. Ecco, spero che chi legge noti e apprezzi le sfumature.

Ringraziamo Fabio anche per le foto che ci ha personalmente fornito e gli auguriamo un forte in bocca al lupo per il libro e la sua carriera!



Christian Liguori