Intervista a Don The Fuller: denim e sostenibilità. Missione possibile?

Don The Fuller è sinonimo di “innovazione”. Vogliono offrire al cliente un jeans di altissima qualità  e soprattutto sostenibile. Come dicono loro è “il jeans con cui non puoi vivere senza”.  La qualità, la ricerca nei lavaggi, l’artigianalità italiana e una produzione sostenibile sono infatti punti imprescindibili nella politica di Don The Fuller.

Ma perchè questo nome così particolare? Il termine “Don” identifica proprio l’essere Made in Italy del jeans. “Don”, infatti, è un prefisso che esprime rispetto verso chi lo riceve. Inizialmente utilizzato a partire dalla metà del Duecento per indicare nobili e uomini di chiesa del patriziato milanese e napoletano “Don” è l’abbreviazione della parola “donno” . Questa a sua volta deriva dal termine latino “dominus”, che significa “padrone”.

Come abbiamo già detto, e come potete approfondire meglio leggendo l’intervista, il brand tiene moltissimo al pregio dei materiali utilizzati che sono il frutto di un’incessante ricerca. Il più importante è il tessuto cimosato. Pensate che viene realizzato in telai giapponesi larghi meno di un metro.

Ecco l’intervista!

La sostenibilità è centrale nelle vostre scelte produttive e la produzione del denim è sicuramente inquinante. Avete scelto perciò il denim per scardinare questo concetto o anche per altri motivi?

Direi che abbiamo fatto il percorso inverso. Il Denim non è mai stato in discussione. I fondatori del Brand hanno una lunga storia nel settore. Sono da sempre cultori e appassionati del Jeans, e hanno creato il brand in nome di questa passione comune. La sfida, piuttosto, era quella di fare un Jeans di altissima qualità, ma in modo sostenibile. Qui ha giocato un grande ruolo la lavanderia industriale entro le cui mura Don the Fuller è stata pensata e creata: la Fimatex Srl, che è sempre stata all’avanguardia in termini di sostenibilità e attenzione all’ambiente. La collaborazione tra le due si è rivelata estremamente fortunata, DTF ha avuto la possibilità di accedere ai trattamenti ecologici più innovativi e la Fimatex ha trovato nuovi stimoli per continuare a crescere e sperimentare tecniche e metodi eco-friendly.

Oggi ci rendiamo conto che il tempo a nostra disposizione sta finendo, l’ambiente è una priorità assoluta e continuerà ad esserlo, quindi il nostro compito è quello di evolvere le cose che amiamo, riducendo il loro impatto ambientale.

Diciamoci la verità, nessuno è pronto a rinunciare al Jeans! E allora che sia Green.

Tralasciando le definizioni classiche, che cosa significa per voi sostenibilità?

Sostenibilità per noi significa INNOVAZIONE. Ormai è chiaro che il modo di produrre che il mondo ha rincorso fino ad ora non è in grado di garantire le condizioni di salute e benessere del pianeta, e di conseguenza dell’uomo. Allora cosa possiamo fare? Come facciamo ad essere più sostenibili? Ogni piccola azione conta, ogni bottiglia riciclata è preziosa, ma non basta. L’unico modo di essere Sostenibili nel prossimo futuro, è investire nella ricerca: l’innovazione tecnologica oggi ci permette di sostituire i processi più inquinanti, i prodotti chimici più nocivi, l’uso smodato della carta, eccetera.

Sostenibilità per noi significa mandare in pensione tutto ciò che non è più sostenibile, sostituendolo con nuovi materiali, lavorazioni, accortezze. L’unico modo è andare avanti!

Da dove parte la vostra ricerca di stile solitamente?

L’ispirazione è ovunque, a volte parte da un tessuto, a volte dall’idea di un capo, di una vestibilità o di una forma, dalla voglia di esprimere un’emozione. Poi si procede alla sperimentazione di tecniche e lavaggi. Quelli sono i giorni che preferisco, con il via vai di Rinaldo e Sonia Flemak, i nostri stilisti, tra l’ufficio stile, la lavanderia, il ricamificio e il laboratorio di grafica e serigrafia, che abbiamo la fortuna di avere a disposizione in un unico piazzale. In quei giorni si respira aria di innovazione, creatività, voglia di vivere, è davvero magico.

A livello di costruzione del capo date grande importanza alla tradizione italiana con dettagli anche sartoriali. Perché la scelta della sartorialità in un capo che nasce per il lavoro?

È vero che è nato per il lavoro, eppure sono anni che il Jeans è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti noi, ho letto di recente che se ne vendono 72 al secondo in tutto il mondo (nota: Elle Italia, 14/01/2021, I feel Blue (Jeans), Federica Fiori, p.30). La tradizione del denim è centenaria, e va omaggiata. Lo stiro in piega, i ricami fatti a mano, l’imbastitura delle tasche nei cimosati, la cura nei dettagli, tutto è in funzione dell’elevazione di questo capo incredibile, che è riuscito a farsi strada dalle miniere ad ogni singolo armadio nel mondo.

Poi, nel nostro caso,il richiamo è alla sartorialità italiana. Con particolare cenno al centro Italia e all’Abruzzo, piccolo angolo di purezza e tradizione (nonché casa nostra!), perché il Made in Italy si è imposto negli anni come sinonimo di qualità e ricerca di stile, e noi abbiamo sempre voluto sostenere il Jeans italiano in questo senso.

Il lavaggio è spesso uno dei motivi per cui si sceglie un jeans piuttosto di un altro. è però anche una delle lavorazioni più inquinanti di questo processo produttivo. Nel vostro brand come gestite quest’ultimo punto tanto fondamentale quanto cruciale per la salvaguardia del pianeta?

Sono felice di poter parlare più concretamente di cosa facciamo per ridurre la nostra impronta. Noi ci siamo impegnati sin dall’inizio nella scelta di trattamenti innovativi e sostenibili. I due esempi più significativi sono frutto della ricerca di Fimatex: il lavaggio ZWJ (Zero Water Jeans) e l’Eco-Aging. Tradizionalmente, un lavaggio impiega in media 50lt d’acqua, il procedimento meccanico ideato in questa azienda riesce ad ottenere lo stesso effetto consumandone appena 5. E se, sempre tradizionalmente, l’effetto vintage viene conferito in seguito alla sabbiatura con sostanze chimiche corrosive, noi lo otteniamo con gli scarti vegetali della catena alimentare. Questo significa limitare l’immissione di agenti chimici nell’ambiente e riutilizzare degli scarti completamente ecologici, e quindi biodegradabili al 100%.

Questi sono i nostri più grandi traguardi, ma c’è anche molto altro, l’impegno green è centrale nel nostro quotidiano: dalle fonti di energia alla produzione “a km zero”, come ci piace chiamarla, perché il nostro prodotto è interamente realizzato nella zona di Corropoli/Teramo, dove la filiera è stata duramente colpita negli anni di crisi e resiste grazie all’impegno di tutte le parti nel sostenere il lavoro locale. Chiaramente questo significa anche limitare le emissioni di Co2 e lavorare senza scendere a compromessi etici in termini di diritti e tutele dei lavoratori.



Rebecca Bertolasi